Uno dei dischi più interessanti di questi primi mesi del 2019 è stato di sicuro 40, album d’esordio del romano Quentin40. Pubblicato per Sony ed Urbana Label, composto da 13 tracce con un solo feat (Fabri Fibra), è un sunto delle capacità di Quentin: approccio sul beat bello incazzato, subito dalla opening track, cambi di flow e metriche, capacità di adattamento su produzioni diverse. Tutto ciò non poteva non farci sgranare gli occhi sin da subito (come vi scrissi nella recensione appena uscì il disco) ed allora abbiamo colto l’occasione di fare due chiacchiere con Vittorio, a poco più di un mese dall’uscita del disco.

Una chiacchierata interessante, con diversi punti chiave che anticipano anche qualche progetto futuro…

Quentin40: «Sì, io sto in fissa coi numeri e si vedrà sempre di più, fa parte del mio progetto… Quaranta è un gioco di parole che facevo col mio migliore amico (fu proprio lui a convincermi a fare il primo pezzo): da lì venne fuori questo trick con Quentin Tarantino, il regista, per il quarantino che da noi è un culto. In seguito è diventato parte del mio nome. Si stanno creando tante cose attorno a questo, vedrete che in futuro tutto avrà un senso logico coi numeri!»

«Finora ho lavorato senza pensarci sinceramente, questo disco poi è un insieme di brani più che un progetto volto in un’unica direzione. Volevo rappresentare me stesso e sono uscite queste tredici tracce. In realtà quando mi metto in studio ho sempre fatto ciò che, inconsciamente, desideravo; adesso, soprattutto quando sono dal vivo, sto tentando di dare un filo a tutto quanto. Mi trovo molto bene in entrambe le situazioni, non so dirti quale preferisco, amo sia i banger che le tracce conscious.»

«L’idea iniziale venne quasi da fan, come se fosse un sogno irrealizzabile: non ci sarebbe stato niente di meglio, in base a quello che ascoltavo da piccolo. Abbiamo aspettato parecchio la risposta, non è stato immediatamente un : fu Fibra stesso a registrare su due pezzi (oltre a 666GAP uscì Se ne va in precedenza), quello per me fu una conferma ed al tempo stesso tempo un onore. Io non cerco uno spazio come il suo, alla fine abbiamo due percorsi artistici molto diversi fin dall’inizio, ma è da anni un mio punto di riferimento: ho sempre ascoltato lui, i Dogo, Mondo Marcio fin dai tempi delle medie. Il resto non mi ha mai appassionato troppo.»

«Non ci pensavo molto guarda: la gente mi diceva “Qui non si fa musica, si lavora e basta, per fare musica devi tornare dove stavi” ed io pensavo bella cazzata, col cazzo che non mi do da fare, mò posso pure farla a casa! Tutto il tempo che ho adesso lo dedico alla musica… Ma c’è proprio un altro tipo di aria, diversa, qui stanno tutti sempre incazzati, tutti focalizzati nella propria direzione (ridendo).»

«Assolutamente, sono sempre stato incuriosito da quella scena, i miei amici l’avevano scoperta molto tempo fa e ho iniziato ad ascoltarla prima ancora di iniziare questo viaggio. Ho trovato molto interessanti e particolari, negli ultimi due\tre anni, queste sonorità, questi beats strutturati su bpm diversi. Anche Dr. Cream ed il gruppo in cui suonava, i Rapcore, abbiano fatto belle cose che mi hanno impressionato tanto… Rasty (Kilo, altro membro dei Rapcore) a me piace moltissimo!»

«Il rapporto che abbiamo è fondamentale, grazie a lui ho avuto modo di scoprire al 100% questa musica. Non credo cambierà mai, siamo come una squadra e ci credo molto in questo, lo metto davanti a tutto. Venendo da due scuole diverse diciamo che ci completiamo a vicenda, mi toglie tante energie ma me ne dà altrettante! Ci sarà anche modo di collaborare con altri produttori, ad esempio adesso anche con Cream abbiamo un progetto con Skinny, ma in ogni caso parliamo di tutto assieme, decidiamo assieme… È difficile lavorare se non hai una grande sintonia.»

«Non me lo aspettavo nemmeno io, ti dico la verità. Rispetto a quel poco che avevo fatto sono stato ricoperto di props, mi ha fatto crescere molto in fretta. Nonostante ciò, sul palco non sentivo la sicurezza che ho ora, ero impaurito: quando la facevo live le prime volte strillavo, ma ero più come un cane che abbaia tanto, ma alla fine non morde. Cercavo sicurezza dove non ne avevo, era un mondo tutto nuovo e volevo dimostrare qualcosa, come tutti i ragazzi.»

«Assolutamente. All’inizio ero un po’ preoccupato, pensavo “i numeri, i numeri” e in molti mi dicevano che col primo disco è normale. Col tempo mi sono messo il cuore in pace: le persone che incontro e mi ascoltano, per quanto possa essere soggettivo, mi hanno capito. Sento che non sono persone che domani non mi ascolteranno più, questo è l’unico riscontro a cui tengo molto

«Adesso stiamo già lavorando ad altro, avevamo già molte cose pronte. Stiamo cercando di organizzare un po’ le idee, contiamo di uscire già nel breve periodo. Sto cercando di capire in che direzione andare sinceramente, stanno succedendo molte cose, stiamo collaborando con molte persone… Vedremo, mi tengo stretta la naturalezza di tutto questo, non so dove andremo. Come dicevi tu, è facile che ci siano dischi destinati a durare un anno o ancora meno, perciò ho paura del messaggio che lascio