In occasione della ristampa in doppio vinile limited edition (180 grammi, vinile giallo) di Bomboclat (disponibile dal 29 aprile, ma già in preorder sul sito di Antibe Music), ci sembrava doveroso preparare un bel “Rewind”, la nostra rap-retrospettiva, il nostro “tuffo nel passato” per riscoprire album che alcuni nuovi ascoltatori hanno perso per motivi anagrafici. La macchina del tempo itinerante è pronta per un nuovo viaggio.

Bomboclat è il grido di rivolta delle tigri della giungla urbana che sanno cosa c’è quando il palco chiama. Come sanno che di strade per non perdersi ce ne sono, ma sono nascoste, e Bomboclat è solo una di queste, che adesso è stata scoperta. Bomboclat è fare l’Hip-Hop insieme a quelli che riconosci dagli occhi. Bomboclat è stato un pretesto, un’esca, e chi ha abboccato è perché aveva fame, ha mangiato, per poter ritornare a bagnarsi nelle proprie acque”.

Primo e Squarta

Al di là dell’etimologia di un Bomboclat diventato ben presto marchio di fabbrica di Primo e delle sue Tigri, questo passaggio da pseudo solista del compianto mc romano, ha lasciato indubbiamente il segno in quegli anni che furono di reset/restart del rap italiano. Perché, se è vero che questo disco nacque come progetto senza l’indelebile etichetta dei Cor Veleno, i feat, la produzione e lo stile non possono allontanarsi da quello che è da sempre il suono grezzo e cementante made in CorVe. I pezzi sono ritornellanti (Baby Metal), i contenuti ti segnano nel profondo (Ciao Fratè): questo riassume il valore di un artista come Primo, un ritornellaro che nelle strofe mastica amaro, triturando rime di un certo spessore. E anche laddove sembrerebbe esserci un velo di apparente superficialità (Non Me Ne Fotte un Cazzo), David ci mette il suo essere viscerale e doppio sensista, a metà tra l’irriverenza e la riflessione più pura.

Bomboclat parla d’amore, d’asfalto, di semplice intrattenimento a colpi di slogan, del sudore che ti accompagna sul palco, quando inizi cappuccio e cappello in testa e finisci a torso nudo acclamato dalla folla (il pezzo Cor Veleno dal vivo sulla spiaggia di Ostia di un tot di estati fa mi fa vibrare ancora le infradito!). Bomboclat è tutto questo, la fotografia perfetta delle fatiche al mic di un rapper trasversale, dei suoi live quasi brutali, che viaggiano sui beat di uno Squarta ispiratissimo in produzione, appoggiandosi ai microfoni di un Grandi Numeri sempre e comunque presente, dei milanesi Club Dogo (il pezzo è Milano Roma), dei romani Danno ed Amir o dell’amico fraterno Tormento, con cui condividerà molti anni dopo addirittura un intero progetto musicale (El Micro de Oro), senza dimenticare uno dei membri della vecchia crew Robba Coatta, Turi (Attento).

Primo è “Il Mastino del Gregge”, che è deluso dalle major (Sony Music su tutte…), ma poi apre i concerti di Lorenzo Jovanotti che sul finire degli anni ’80 aspettava da fan fuori dal teatro delle Vittorie per parlargli di rap. A dimostrazione che il suo spirito suonava anche al di là di certi paletti o pseudo convenzioni/convizioni. El Primero è, dunque, il vero trascinatore di questo disco, come del resto di tutto il suo mondo rappante, che ne carica a pallettoni il ricordo, ma di cui paga fottutamente la perdita…

PRIMO: Ciao Fratè…
SQUARTA: continua senza alcun segno di cedimento a sfornare basi, come per l’ultimissimo disco dei Cor Veleno o a lanciare nuovi talenti come Mezzosangue, uno degli mc più interessanti di questa ultima generazione di rapper.