Vediamo cosa rappresenta C’est La Vie per Achille Lauro, una traccia che mette a nudo l’artista romano come non accadeva da tempo.

In Pour L’amour Achille Lauro aveva puntato sulla freschezza del suono e sulla leggerezza dei testi per aprire una parentesi da club che gli ha permesso di raggiungere svariati locali in tutto lo Stivale. Nel disco in questione erano un paio le tracce con un testo un minimo profondo e introspettivo (specialmente Penelope che infatti rappresenta la perla del disco).

Stando alle dichiarazioni fatte dall’autore, 1969 – il nuovo album previsto il 12 aprile – si distaccherà dai suoni e dagli argomenti dell’ultimo lavoro e tornerà invece, come per altro ha sempre fatto fino alla scoperta della samba trap, a trattare temi più personali.

Ecco quindi che, dopo la hit Sanremese – Ragazzi Madre – che ha fatto scaturire diverse controversie ma che evidentemente è riuscita a colpire nel segno (tant’è che Achille si è posizionato in top ten), il protagonista in questione ha pubblicato C’est La Vie, una traccia che ricorda per forza di cose canzoni come La Bella e La Bestia.

L’amore nelle sue sembianze più trasgressive e toccanti, questo sentimento visto sia sotto l’aspetto bianco che nero, sia nel bene che nel male, felicità e tristezza, serenità e disperazione. In questo l’artista romano è da sempre capace di sorprendere l’ascoltatore con testi sentiti e emozionanti.

“Tu sei Lucifero vestita, sì, con orli e perle
Tu ti incateni in mezzo al fuoco e dici, “Viemmi a prende”
Il nostro amore delicato è uno zucchero amaro
Che ci vogliamo solo quando poi più non possiamo
E sto cadendo nel burrone di proposito
Mi sto gettando dentro al fuoco, dimmi, “Amore no”
Finiranno anche le fiamme ma il dolore no
E non puoi uccidere l’amore, ma l’amore può”

C’est La Vie è innanzitutto un testo necessario per Achille, per dimostrare a sé stesso cosa può fare e quale strada può percorrere grazie alla sua genuina vena artistica e al suo talento naturale verso la musica.

Essenziale il lavoro svolto da Boss Doms, che crea un tappeto musicale delicatissimo sul quale il cantante adagia le frasi parola per parola, dipingendo uno stato d’animo travagliato e combattuto che si sente in ogni sua sfumatura, e che probabilmente sarà ancora più evidente nel live.

In questa traccia l’autore tratta un argomento tanto aulico quanto banale (se lo si affronta con superficialità) con una chiave che riesce ad aprire le porte verso un immaginario metaforico e iconico, che rende il tutto più personale e coinvolgente. C’est La Vie evidenzia ogni lato del sentimento da sempre più forte e profondo che colpisce gli esseri umani, lasciandosi trasportare in una sorta di flusso di coscienza che avvolge l’ascoltatore trasportandolo in un mondo a sé.

Nella speranza che 1969 sia un disco compatto e con l’intenzione di rimanere nel tempo diventando un cult (un po’ come è successo con Dio C’è e Ragazzi Madre) attendiamo insieme l’uscita del nuovo album di un ragazzo che nel bene e nel male ha sempre messo la musica e l’arte in primo piano, davanti a tutto, e questa è una delle cose più importanti.

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