I due rapper veneti hanno voluto dire la loro su un beat di Manny Mani, per rispondere con la musica e l’amore all’intolleranza del Congresso della Famiglia tenutosi a Verona in questi giorni.

Tra le tante piaghe della nostra società, ce n’è una che faccio sempre più fatica a sopportare ed ha a che vedere con la – forse crescente – tendenza all’indifferenza sociale. Detto in altre parole, mi riferisco alla propensione a girare la faccia dall’altra parte di fronte a tutto quel mare di situazioni, riguardanti il più delle volte violazioni di libertà o diritti, che non ci toccano in maniera diretta.

È il motivo per il quale molti guardano con sospetto gli eterosessuali presenti ai gay pride, come se fosse assurdo manifestare per dei diritti di altre persone, di altri esseri umani. Non dico che dovremmo essere tutti dei piccoli Martin Luther King, né che dovremmo appoggiare tutte le rivendicazioni di diritti del mondo, ma anche solamente esporsi di tanto in tanto non sarebbe poco.

Se poi questa presa di posizione dovesse arrivare da un Influencer di qualche tipo i vantaggi sarebbero ancor di più, ma anche nella nostra posizione di comuni mortali potremmo fare molto, d’altronde non bisogna mai dimenticare che “dall’altra parte” potremmo finirci noi da un momento all’altro. Un po’ il concetto messo nero su bianco decine di anni fa da Martin Niemöller:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Tale indifferenza la reputo ancor più grave, se possibile, in riferimento alla scena rap italiana. Basta fare un salto oltreoceano per rendersi conto come non sia raro trovare artisti (anche affermat) dire la loro, su un beat o in qualsiasi altro modo, relativamente a diverse cause sociali. Da noi invece accade esattamente il contrario, i rapper italiani sembra quasi facciano a gara per non esporsi pubblicamente, ignorando a piè pari il potenziale di questo genere nonché la storia dello stesso nel nostro Paese.

Per fortuna le eccezioni non mancano e in occasione dell’imbarazzante Congresso della Famiglia che si sta tenendo a Verona in questi giorni Zampa e Capstan – due nomi storici per chi conosce l’hip hop italiano – hanno deciso di dire la loro in un brano, intitolato Famiglia Universale e prodotto da Manny Mani.

Tu riesci a immaginarlo? Un posto dove non ti trovi sempre sotto attacco
Dove nessuno vuole importi verità assolute
E dove ognuno prima pensa e dopo discute
La mia famiglia ama tutti, non odia e non discrimina,
E se ha dei problemi li risolve non li elimina
Con più comprensione, rispetto e cultura
Contro chi fa strada giocando sulla paura

Come specificato dallo stesso Zampa, Famiglia Universale non manca di difetti, ma è nato dallo stomaco e dal cuore, per una causa più che importante, per ricordare che nessuno ha il diritto di giudicare e limitare le vite altrui, ma anche per non dimenticare che il rap può e deve essere ancora un preziosissimo strumento.

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