Bentornate e bentornati tra le nostre righe!

Oggi vogliamo riflettere sull’importanza e sull’impegno da parte degli artisti nel denunciare la situazione attuale nel nostro Paese, a livello politico, ma non solo.

Rendersi protagonisti di un tipo di musica impegnata non è aspirazione molto diffusa. Difatti, la scena Urban italiana attualmente predilige, in linea generale, l’esaltazione del materialismo – come ad esempio in brani come Bling Bling di Guè Pequeno, con un accento sul consumismo dilagante e sull’importanza di essere visti e seguiti, non importa a che prezzo:

«Che cosa fai per un follow?»

(Lazza, in Box Logo, ft Fabri Fibra, 2019)

Per questo i contenuti sono molto monotoni o quasi assenti:

«Questo pezzo neanche so di che parla»

(Fabri Fibra, in Box Logo di Lazza, ft.)

In controtendenza rispetto alla scena, vogliamo prendere in esempio un nuovo brano, pubblicato oggi, che in qualche modo si allontana da una tendenza generale fino a questo momento portata avanti dalla maggior parte della scena musicale rap italiana. Un brano per tutti, che ci inviti a riflettere sull’importanza del cosiddetto conscious rap e che in poche righe voglia accendere nel lettore una nuova curiosità e un nuovo desiderio di impegno tra le fila degli artisti italiani.

Parliamo del nuovo brano di Tommy Kuti, Politica, prodotta da Twinbeatz.
Ecco il nostro pensiero al riguardo!

Breve premessa: “No stress”, “Take it easy” sono due delle tante declinazioni del verbo spensierare.
Da neologismo, spensierare è diventato non solo un mood, ma anche un’attitudine molto apprezzata, desiderata, ricercata e alle volte ostentata in modo roboante. A proposito mi vengono in mente Adoro, l’ultimo pezzo de Il Pagante ft. M¥SS KETA, o Gang Shit della DPG, oppure Guarda come flexo MamboLosco.

Pensare è sempre rischioso, meglio «spensierare»

Zukar, Rap. Una storia italiana, 2017.

La spensieratezza, ossia, l’abbandono di pensieri o il loro evitamento deliberato, alle volte inculcato anche da nostro entourage più vicino, mette in una condizione di tranquillitàLa stessa che si prova quando si è nel proprio luogo preferito, oppure con la persona a cui siamo più legati.
È una condizione rassicurante. Non è vero?

Forse ciò è dipeso dal fatto che «viviamo tra le rovine» (Marracash Ft Tiziano Ferro, Senza un posto nel mondo 2015) di quello che un tempo erano delle certezze, delle idee potenti, dei fini certi e dei confini ben delimitati.
Immersi in quella che è la società complessa, estremamente contraddittoria, eterogenea, ma comunque ripetitiva costellata di cliché, la fuga da sé, la ricerca del divertimento e del disimpegno possono essere anch’essi delle strategie.
Tuttavia distogliere l’attenzione, votarsi e continuare a ballare abbracciati alle bugie che spesso ci raccontiamo o ci lasciamo raccontare non cambia la realtà, anzi…

Spensierare, divertirci, sballarci non modificherà la nostra situazione di vita. Certo può alterarla, può modificare la nostra percezione, ma una volta diradate “le nebbie” sarà sempre lì ad aspettarci.
Questa tranquillità riflessiva si esprime anche al livello delle liriche nel rap. Come ogni forma d’arte riflette la sua epoca e le sue tensioni.
Spesso, i contenuti sono stereotipati, disimpegnati, strizzano più o meno romanticamente l’occhio ad uno stile di vita materialista, o marcatamente edonista, trash e qualunquista.

Lo stesso Kento qualche anno fa sferzatamente afferma in H.I.P. H.O.P. (2016, dall’album Da Sud)

“Questo pezzo neanche so di che parla non dirmi sono bravi se hanno liriche da idioti

ma l’hardcore è questo pezzo, oppure dirci quanto scopi?”

Nonostante questi tratti diffusi,  spesso la politica entra nelle nostre vite: alla fermata del tram, all’entrata di un grande centro commerciale, oppure passeggiando per le strade, o ascoltando più meno distrattamente i discorsi tra le persone, o ancora tramite una notizia trasmessa al TG.

Entriamo nel vivo del brano di Tommy Kuti che in Politica, prodotta da Twinbeatz, con tinte leggere e toni afrobeats coinvolgenti si concentra su diversi aspetti socio-culturali nostrani, come l’incapacità dei TG di dare una rappresentazione corretta a chi spesso è preso di mira dai media:

«il TG parla solo d’immigrati

però in TV dove sono ‘sti immigrati?»

(leggi qui il testo completo)

Affronta poi i processi d’ impoverimento culturale delle generazioni più giovani, quando afferma:

«ho preso una laurea, mentre guardi Temptation Island»

Oltre a ciò si sofferma, ironicamente sulle fake news a cui la gente dà credito:

«’sta gente si beve tutte le cazzate che vede alla tele

vi prego togliete il Wifi a ‘sti vecchi in rete

l’ha letto su Lercio

e tua nonna ci crede»

Riafferma, poi, il suo senso di apparenza a un Paese che non sempre riesce a stare al passo con la contemporaneità dicendo:

«sono un fratello d’Italia, attraverso il mare

cappello di paglia»

Ne evidenzia l’ipocrisia razzista, gli episodi di diffidenza o di vera propria intolleranza o paura quotidiana verso lo straniero, o di chi appare come tale indipendentemente dalla posizione sociale che una persona ricopre dicendo:

«non sono razzisti c’è se compro, ma

ti cambia poco se sei una star

entro nel negozio, mi provo il cappotto

il commesso, lo noto, è sul chi va là »

Da, quindi, una stoccata all’apparenza semi seria ai due leader politici italiani più in vista:

«col Mignolo e il Prof al Governo

Siamo messi bene»

E si rivolge direttamente alla scena Urban:

«non parlare di politica – itica

Che alla fine poi si litiga – itiga

Non parlare di politica – itica

Se vuoi andare su in classifica – ifica

[…]

la Bella Italia

Veline e calcio

Nessuno ha le palle di dire un cazzo

Gli artisti che fanno gli gnorri, che tristi

Ora è il trash che vende dischi»

Un invito solare e divertito ad essere consapevoli dello status quo nazionale e non, senza volergli sfuggire per la sua pesantezza.

«Una civiltà che si dimostra incapace di risolvere i problemi causati dal proprio funzionamento è una civiltà decadente.
Una civiltà che sceglie di chiudere gli occhi di fronte a questioni cruciali è una civiltà compromessa.
Una civiltà che gioca con i propri principi è una civiltà moribonda»

(A. Césaire, 2010, poeta, drammaturgo e leader politico martinicano)