Analisi di Fino A Qui Tutto Bene di Marracash, un concept album che dopo quasi dieci anni risulta ancora attuale e sperimentale.

Da tutti dichiarato come il suo disco meno riuscito, Fino A Qui Tutto Bene di Marracash è diventato inevitabilmente il suo progetto più sottovalutato. Sottovalutato perché è un album che, anche ammesso possa essere il meno riuscito della carriera del rapper, rimane migliore della gran parte delle uscite del mercato discografico italiano, e il fatto che sia passato così in sordina (tant’è che ci ha messo anni a raggiungere il disco d’oro) non è giustificabile fino in fondo.

Fino A Qui Tutto Bene è un disco pensato, tant’è che a livello strutturale risulta essere forse il più minuzioso delle pubblicazioni di Marracash, per lo meno se consideriamo concept dell’album e composizione della tracklist.

Concept

L’incipit dell’album è tratto da un film, precisamente da La Haine di Kassovitz che narra delle vicende di tre ragazzi abitanti nella periferia di Parigi, e una frase in particolare dalla quale ha preso spunto è significativa per la creazione dell’album.

“Questa è la storia di una ragazzo che si è arrampicato in cima a un palazzo di cinquanta piani, ma il suo paese sta precipitando e anche lui allora decise di buttarsi giù, ogni giorno il paese e il ragazzo si ripetono per farsi coraggio:
fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Ma il problema non è la caduta, è l’atterraggio”

Già da questo incipit si capisce la denuncia sociale e politica che fa da movente per la creazione del disco, una frase che pur essendo tratta da un film francese del ’95 sembra essere cucita perfettamente addosso alla situazione italiana degli ultimi decenni fino ai giorni nostri: un Paese che sta precipitando e dove nessuno muove un dito, anzi, nel quale tutti precipitano insieme ad esso. Nonostante le condizioni nelle quali il popolo è incatenato, tutti si ripetono perpetuamente “fino a qui tutto bene“, è questo il motivo dell’album, la caduta. Caduta che prima o poi si trasformerà in atterraggio che rappresenta il vero problema, il punto di non ritorno.

Così la struttura della tracklist si adegua a quanto detto finora, quindi si parte dalla traccia più spensierata per procedere nella caduta verso quelle sempre più tragiche e pessimistiche fino a impattare sul suolo (appunto, l’atterraggio) con quella che è l’ultima canzone del disco: La Parola Che Nessuno Riesce A Dire. Inoltre tutto procede secondo lo schema caduta-percorso-atterraggio rapportando contemporaneamente e metaforicamente la condizione personale con quella del paese.

Tolta l’intro, l’album si divide esattamente in due fra tracce che affrontano temi spensierati nella prima metà e le altre che invece riguardano argomenti più seri nella seconda metà, Marracash parte col parlare dei bar che frequenta (I Ragazzi Dello Zoo Del Berlin) e arriva col denunciare la situazione sociale e politica del bel paese (Fino A Qui Tutto Bene, la title track); inizia con la traccia sulle ragazze con le quali passa frivole serate (Mixare è bello) e finisce con tracciare una lastra sull’umanità attraverso le parole chiave digitate su Google (Parole Chiave).

“Non è più politica è spettacolo, quindi il popolo è il pubblico e sta guardando se stesso andare nel baratro”

Questa parte, estrapolata da Continuavano A Chiamarlo Marracash, è un altro passaggio significativo per quanto concerne il senso di quanto detto finora. Con una capacità lirica fuori dal comune disegna in due frasi la condizione politica dello Stivale rappresentando la politica come una sorta di circo e il popolo che non è di minor bassezza, tant’è che non muove un dito per non precipitare bensì si comporta da pubblico, ovvero resta seduto e immobile senza probabilmente rendersi neanche conto di cosa gli succede intorno, un po’ come se la politica fosse Il Grande Fratello e il pubblico coloro che stanno seduti sul divano a aspettare il televoto credendo pure di essere fondamentali per la buona riuscita del programma.

Sperimentazione

Altro aspetto fondamentale che ha reso questo progetto un cult negli anni è il grado di innovazione e sperimentazione che l’hanno caratterizzato, due aggettivi che tra l’altro negli ultimi anni vanno molto di moda e sono tenuti molto in considerazione da pubblico e critica. Non a caso lo stesso Marracash un anno dopo in King Del Rap ci tiene a rimarcare “in c*lo alle tendenze mi sono sempre distinto, ho messo nello stesso disco la Ferreri e Bloody Beetroots” riferendosi proprio a Fino A Qui Tutto Bene. Nessuno può dargli torto, il disco in questione presenta sonorità inedite e sui generis, con basi per la maggior parte prepotentemente elettroniche e una collaborazione con un personaggio all’epoca mediaticamente controverso come Giusy Ferreri.

La traccia manifesto che evidenzia fin dove si è spinta la sperimentazione in questo lavoro è Parole Chiave che come detto in precedenza traccia un profilo della nostra società usando le keywords di Google, un idea tanto geniale quanto rischiosa. Gran parte del lavoro doveva essere fatto dalla base che infatti è stata affidata ai Bloody Beetroots che hanno composto una produzione elettronica molto cupa e potente riuscendo a sottolineare ogni parola chiave pronunciata da Marracash.

Attualità

Ciò che mi ha spinto a scrivere un articolo su Fino A Qui Tutto Bene di Marracash è motivato dal fatto che quando mi è capitato di riascoltarlo per intero poco fa, mi ha colpito il fatto che se fosse stato pubblicato l’altro ieri risulterebbe tanto attuale quanto lo è stato nel 2010.

Un aspetto che viene sottovalutato nella valutazione dell’album è il risultare o meno essere un lavoro che rimarrà nel tempo, ci sono svariati esempi di dischi che fanno successo ma scompaiono nel giro di sei mesi e di altri invece che non fanno un rumore assordante il giorno dell’uscita però dopo anni restano lavori solidi. Fino A Qui Tutto Bene fa parte del secondo gruppo, complice anche il fatto che qualunque cosa venga toccata da Marracash quasi sicuramente invecchierà bene perché distinta da una qualità riscontrabile in pochi artisti.

“Il lotto dice parliamoci chiaro: o noi o il Miracolo
Hanno ragione, qualcuno ha colto il lato Tragico
Sempre più hanno ansia, nevrosi, attacchi di Panico
Ogni anno la paura uccide più che il Kalashnikov,
Grande capo, scandalo, t’hanno coperto di fango,
Ma t’han reso bello agli occhi di chi sta votando,
Perché il fango in sto paese fa bene come una spa”

Dall’uscita dell’album – quasi dieci anni fa – la situazione politica del Paese non è migliorata mentre quella sociale è di sicuro peggiorata: in questi versi appena citati il “King del rap” fotografa la pessima situazione italiana usando paragoni e metafore di grande impatto che riescono a rendere al meglio l’idea.

Oggi, come ieri, milioni di persone alzandosi tutti le mattine si ripetono “fino a qui tutto bene“, ma il problema non è la caduta, è l’atterraggio.

Marracash

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Grafica di Matteo Da Fermo.

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