Abbiamo ascoltato attentamente Massimo Pericolo ed abbiamo deciso di focalizzarci sui tratti che più distinguono quello che possiamo definire il nome più chiacchierato del momento.

Questo è un momento particolare per il rap italiano, nel quale l’apparente saturazione del mercato coincide fortunatamente con la presenza di artisti emergenti molto interessanti, in grado di diversificare l’offerta oltre che di evolvere la localizzazione di un genere che non sempre riesce come deve a raccontare il posto in cui siamo nati. Orma l’asticella sembra essersi alzata ma rimane comunque difficile riuscire ad identificare nuovi rapper sui quali puntare parecchio, senza che il peso delle aspettative ne distrugga l’ispirazione. Ecco, Massimo Pericolo sembra appartenere a questa inedita categoria e ultimamente se ne sta parlando così tanto che ci sembrava il caso approfondire il nostro punto di vista.

Massimo Pericolo è venuto fuori quasi per caso, apparentemente come un nuovo personaggio social la cui musica sembrava esserne solo un accessorio – superfluo per giunta – visto l’ego particolare del ragazzo in questione. Di conseguenza, 7 miliardi è riuscita a scalare in poco tempo le personalissime classifiche virali degli streammatori più attenti al nuovo, per poi coinvolgere anche utenti lontani dai circuiti strettamente Hip-Hop o comunque, non per forza cultori del genere.  Così, tra un articolo di Noisey e il diggin’ di cui vi parlavamo dettato dalla noia nel doversi rassegnare alle solite proposte musicali, è nata la prima idea di Massimo Pericolo tra gli ascoltatori. Una storia particolare che ce ne ricorda altre, di  personaggi la cui fama è durata solo 15 minuti, proprio come affermava a ragion veduta Andy Warhol qualche tempo fa.

Ma a guardare in profondità, oltre la superficie di 7 miliardi, oltre l’immagine che un po’ tutti ci siamo fatti del giovane rapper di Brebbia, emerge un lato ben più ambizioso e ricercato di Massimo Pericolo, che sembra essere destinato a fare un po’ di storia, seppur al momento siano soltanto delle note a margine.

Partendo da 7 miliardi, è chiaro che stiamo parlando di un brano concepito per distruggere qualsiasi tipo di schema mentale e metrico, con una strumentale atipica di Nic Sarno e del solito Phrà dei Crookers – che ci ha già abituato da diverso tempo al suo sound – e che ha avuto la fortuna di schizzare alle stelle grazie ad un passaparola surreale che si è diffuso a macchia d’olio tra gli ascoltatori, molti dei quali hanno apprezzato la coraggiosa voglia di ribellione di un ragazzo apparentemente come tanti, forse con qualche problema in più.  Eppure, da una prima indagine, non sembra che la traccia sia arrivato soltanto a coloro che hanno vissuto un’adolescenza turbolenta, che si sono fatti qualche mese in galera o che si sentono inadatti al loro contesto.

Massimo Pericolo è ascoltato un po’ da chiunque, a dimostrazione che il rap ormai appartiene a tutti, anche da ragazzi più imborghesiti – mi si passi il termine molto generico – accomunati da un senso di insoddisfazione che disegna bene il nostro quadro generazionale: il rapper di Brebbia indossa alla perfezione i panni del politicamente scorretto in un contesto dove i valori ed una morale sono ormai poco utili e poco chiarificatori.

Alessandro – questo il suo vero nome-  ha dei problemi comuni, altri un po’ meno, affrontati tutti con estrema naturalezza e trasparenza attraverso la musica: dal rapporto conflittuale che coinvolge i genitori e le istituzioni, sino alla voglia matta di diventare qualcuno per non fare la fine degli altri. Attraverso questa interpretazione possiamo capire come 7 Miliardi contenga in realtà molto del potenziale di Massimo Pericolo, che ha ben poco a che fare con la solita hit del momento destinata a durare non più di un paio di settimane.

Prendendo in esame quasi tutte le barre del pezzo in molti grideranno allo scandalo, altri la prenderanno alla leggera, ma dentro ci sta semplicemente la realtà di provincia nuda e cruda, che non deve essere nascosta per far finta che non esista. Inequivocabile in questo caso il segnale d’aiuto che lancia alla fine del pezzo.

“L’alcool ci rende più forti
L’amore ci ha reso più stronzi
Voglio più soldi
Troia, tu non mi conosci
Sono il futuro, ma senza un futuro
Sul tuo mutuo del cazzo ci sputo”

Massimo Pericolo: casualità (?)

Se non fosse stata per quella sera galeotta in cui Massimo Pericolo si è ritrovato totalmente per caso in studio da Phrà non avendolo mai visto prima, e se non avesse approfittato di un momento in cui era rimasto solo in studio per registrare una sua strofa, a quest’ora non staremmo parlando di niente e di nessuno. Ed è questo il bello di Massimo Pericolo, la fatalità che contraddistingue la sua figura, pessimista e volgare per alcuni, realista e visionaria per altri. Il suo nome non ha così tardato a girare anche tra diversi esponenti della scena che ne hanno confermato il potenziale, come Inoki Ness, che sembra averlo preso sotto la sua ala garantendone la credibilità.

Sopraffatto da questa serie di eventi casuali ma assolutamente fantastici nel loro insieme mi sono detto: “perché non ascoltare qualcos’altro e fermarmi solo a questo? Ma esiste qualcos’altro?”.

Certo che esiste. Arrivati a questo punto non crediate che Massimo Pericolo sia una roba che non appartenga all’Hip-Hop perché non è assolutamente vero, piuttosto ne è una radice a sé stante ed in fase di evoluzione. Il suo primo pezzo che ho ascoltato è stato Baklava, un freestyle di due minuti girato in pieno stile de La Haine, con il rapper che interpreta con personalità e cattiveria la super strumentale di Norf Norf di Vince Staples.

Ma se inizialmente ero convinto che il fattore sorpresa potesse esser stato congeniato appositamente per far spaccare 7 miliardi mi sono dovuto ricredere, ed anche di molto. Baklava Freestyle mantiene intatta quella magia nera di cui sono intrise le sue rime, chiuse in un limbo di odio, frustrazione e malinconia. Pensate che prima di qualche mese fa, pezzi come questo stavano lì a marcire nel mare di roba che si trovano su YT, senza una possibilità apparente di poter emergere a dovere. E non serve dire: “eh, ma se non fosse diventato famoso che se li ascoltava quei pezzi, li avreste considerati m*rda”.

Un ragionamento un po’ chiuso, che potrebbe comunque essere applicato alla maggioranza dei rapper che abbiamo ascoltato durante il nostro ciclo di vita.

Nelle barre di Baklava c’è una sintesi perfetta di tutto quello che potrebbe essere Massimo Pericolo, nonché una realtà applicata senza filtri e sporca, espressione degna di una controcultura che oggi è diventata semplicemente cultura, ma allo stesso tempo descrittiva e impregnata di una lucida follia, come testimoniano le dure affermazioni presenti:

“Odio mio padre perché non è ricco
Voglio la famiglia fica come in una fiction
C’ho una sola cosa buona che mi tiene dritto
Mi fa tutto quanto schifo ma mi piace dirlo
E ora che lavoro tanto come una p*ttana
Torno a casa appiccicato come due baklava
Voglio la folla sotto come il nuovo Papa
La mia foto sul cruscotto di tutte le Panda”

Mille strade

Altro tema scottante è il passato controverso di Massimo Pericolo, il classico esempio da non seguire come molti affermano. Alessandro ha avuto (ha?) dei problemi con la droga e non ha mai esitato a nasconderlo, così come la sua permanenza in galera per un determinato periodo, proprio per spaccio.

È un motivo per cui indignarsi? Assolutamente no, perché non siamo in America ok, ma in Italia e si tende sempre ad escludere chi non è inglobato in concetti simili ai nostri, non intuendo come realtà simili esistono ed esisteranno sempre. Seppur non apprezzabile il suo è stato un vissuto di un certo peso, molto triste per certi versi e – se riflettete bene – in giro ne troverete centinaia di casi simili che poi sono sfociati in qualcosa di peggiore. Massimo Pericolo sembra invece che abbia trovato nel rap il suo sfogo ed è proprio questo suo approccio che oggi sembra stia fruttando al meglio.

Perché? Perché oggi fare il rapper è considerato dai più piccoli come un lavoro ordinario, al pari dell’impiegato in banca, in modo da permettersi followers e sneakers nuove. Il rapper di Brebbia invece ha solo voglia di urlare la sua frustrazione dentro un microfono e metterla lì, a disposizione di chiunque volesse ascoltarlo, non curandosi dell’immagine o dell’etica ma solo del contenuto, esposto in modo originale e coraggioso.

Guilty

In molti provano a screditare la sua figura, altri provano forse ad esaltarla, ma forse è un po’ presto per tirare delle conclusioni. Mi chiedo però se – chi vuole ostinarsi a lasciar fuori Massimo Pericolo dai giochi – sia realmente consapevole di come e quanto si sia messo in gioco un artista leggendario come Noyz Narcos nella sua carriera, sino a Guilty probabilmente, l’ultimo disco in cui Manuel non aveva ancora raggiunto quello switch nei contenuti e nell’immaginario creato che tutti abbiamo avuto modo di conoscere sin dai tempi del Truceklan. Eppure quel disco è un culto e se non è tra i tuoi preferiti dovrebbe esserlo.

Ricordo che quando uscì avevo una particolare fissa per la title track, dove c’è era uno specifico passaggio: “avessi un milione di euro ma con mezzo pure, mischierei la droga all’acqua che esce dalle tubature.” Così come: “se Dio vedeva certe cose non crepavi d’overdose co una spada al braccio per mancanza di coraggio.”

Barre crude, forti e che hanno fatto la storia nel rap game così come nella forma mentis di chi con quella musica c’è cresciuto. Eppure non ricordo accuse nei confronti di Noyz, semplicemente perché il rap non godeva di tutta la notorietà di cui gode oggi. Poi sulla tecnica, sul rap e su tutto quello che volete ne possiamo discutere quanto volete ma quello che stiamo trattando al momento è il contenuto, ed oggi come sempre “the content is the king”.

Che poi parlando di tecnica, Massimo Pericolo ha sempre dimostrato di avere un potenziale niente male per quel che riguarda rime ed attitudine. Vedi pezzi come X3, dove la marca del telefono è usata come metafora del materialismo in contrasto con un vuoto difficile da colmare, all’interno del quale continuano ad essere trattati temi delicati quali la depressione o rapporti instabili con i coetanei, raccontate con delle skills interessanti e delle chicche niente male, tipo questa:

“Al momento mi sostengo quando soffia il vento
Se mi appoggio alle parole come fa un accento
Se mi spavento mi vergogno dell’affetto
Se alle volte più una cosa è importante meno la apprezzo”

Inizialmente possono sembrare barre messe lì giusto per stupire, ma in realtà sembrano essere figlie di una necessità più profonda e non scontate per un ragazzo così giovane.

Non necessariamente per piacervi Massimo Pericolo non deve piacervi qualcos’altro. Ormai le linee di confine, le etichette di genere, l’appartenenza ad uno specifico mondo è roba passata e dobbiamo farci tutti i conti, artisti compreso. A tal proposito tiro in ballo nuovamente Noyz che in Inri dice: “Mo’ che gira tutto sotto stessa bandiera e non più mods, punk, graffitari. Siete tutti uguali.”

Introspezione

Massimo pericolo sembra uscire proprio da tutti questi discorsi, che partendo dal rap finiscono inevitabilmente con l’inserirsi in un contesto più ampio e specifico, dove il peso dell’individualità la fa sempre da padrone, nonostante l’omologazione nella quale viviamo oggi faccia pensare il contrario. Tra i pezzi su YouTube ce n’è uno in particolare, Totoro, che ha catturato in particolar modo la mia attenzione e quella di molti altri utenti, anche occasionali. Col primo commento che trovate sotto il pezzo ho trovato particolare affinità:  “Mi riporta un po’ ai tempi di Turbe Giovanili. Non so il perché

Totoro è uno dei personaggi più iconici di Hayao Miyazaki, che Massimo evoca quasi come una metafora, nel viaggio del brano che descrive la routine logorante che vive insieme ai suoi amici giorno dopo giorno, entrando nel dettaglio e descrivendone fotografie che non possono essere catturate dall’esterno. Come l’importanza dello stare uniti nel gruppo e di viversi le stesse esperienze, così come i diversi contro, che riguardano l’esclusione dagli ambienti più in voga, di pari passo all’esclusione dai centri urbani nei quali la vita sembra dare sicuramente più opportunità rispetto alla provincia: Totoro è un pezzo metricamente particolare, che restituisce agli ascoltatori un lato inedito del rapper dei 7 miliardi, inc*zzato e senza pudore che molti hanno conosciuto.

È probabilmente uno di quei pezzi così intimi che si realizza senza il peso delle aspettative, non credendo minimamente che 8k possano trasformarsi in quasi 200k nel giro di poche settimane.

Durante la stesura dell’articolo, inoltre, è stato rilasciato il video di Sabbie D’Oro, un brano inedito che era stato rilasciato a fine agosto ma cancellato per un’incomprensione con Noisey, che ne aveva l’esclusiva. Il brano sembra aggiungere un nuovo ed importante tassello a quanto già detto, offrendoci un Massimo Pericolo ancor più introspettivo ed attento alla ricerca musicale, impreziosita da Palazzi d’Oriente con una strumentale bellissima, quasi onirica.

Questa non vuole essere un ode al rapper, neanche una glorificazione del personaggio, piuttosto un punto di vista il più possibile lucido e calcolato (o almeno ci si prova) su quello che forse in modo troppo superficiale viene giudicato ultimamente come un fuoco di paglia, non degno di esser riguardato con le giuste attenzioni. In redazione i pareri sono discordanti ma ci è sembrato giusto offrire uno spunto per mostrare un lato della medaglia diverso da quello a cui tutti sembrano guardare. Sarà soltanto il suo immediato futuro che ci dirà quali sono le strade che Massimo Pericolo vorrà intraprendere, anche se alla ricerca di sé stesso o dei 7 miliardi, questo non ci è dato ancora saperlo.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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