A tre anni di distanza da Pop-hoolista, il nuovo album Paranoia Airlines segna il ritorno in grande stile di Fedez. Il ragazzo milanese, dopo aver chiuso la parentesi piena di successi con J-Ax (album italiano più venduto del 2017, disco di platino ed 80.000 persone nel tempio della musica live, a San Siro, poco meno di un anno fa), ha voltato pagina.
Ripresa in mano la carriera da solista, sposatosi in quel di Noto con la Ferragni e, non per ultima, la nascita del loro primo figlio, il classe ’89 sostiene di essere maturato, e non ha aspettato molto a pubblicare un nuovo album.

Le collaborazioni sono varie e di vario tipo: spaziamo dalla popstar mondiale Zara Larsson ai fuoriclasse della trap italiana Tedua Dark Polo Gang, ma anche il giovane Trippie Redd. Il tutto orchestrato dal sapiente Michele Canova, con un paio di produzioni a firma degli ormai famosi Takagi & Ketra. 
Spazio dunque alle parole dell’artista, che ha presentato il disco nell’aeroporto di Linate, tenendo fede al concept del disco!

«Paranoia Airlines esce dopo tre anni iperproduttivi, e non volevo aspettare ulteriormente, perché sentivo l’esigenza di mettermi in studio, sperimentare da solo. Ed una volta pronte le tracce mi sembrava ingiusto far impolverare questo disco per delle logiche di mercato che, in ogni caso, mi sarebbero venute incontro.
È un disco che nasce da una libertà che mi è stata data: poter fare un album in cui mi esprimevo liberamente, facendo non ciò che tutti si aspettavano, ma quello che realmente volevo fare in quel momento.

Può risultare un disco più cupo rispetto ai miei precedenti lavori, parecchio introspettivo: è stato un disco a suo modo terapeutico. A fine master mi sono sentito molto più consapevole di saper affrontare alcuni lati oscuri della mia persona, conscio di come esorcizzare un certo tipo di paure e lasciarsele alle spalle.»

«Nasce dalla title track: mi sembrava che rispecchiasse perfettamente il periodo che ho vissuto in quest’ultimo anno e mezzo (se non negli ultimi ventinove anni). Era secondo me arrivato il momento di superare determinate paure ed ansie (proprio nel senso patologico del termine).»

«In Fuckthenoia (dove troviamo il feat di Annalisa) parlo di come si possa cadere nell’apatia, anche se nella tua vita apparentemente non ti manca nulla!
Che cazzo ridi (secondo singolo edito, con le collaborazioni di Tedua e Trippie Redd) molti l’hanno vista come autocritica, ma è la descrizione di un mondo abbastanza disilluso che penso di conoscere abbastanza bene; mentre la title track spiega bene come l’amore, o un legame molto forte, possa aiutarti a superare ansie e sicurezze.
In Sfregi e difetti tratto la mia crescita e la maturità, e di come la vita ti porti ad una perdita di leggerezza e di spontaneità, che dovremmo sempre ritrovare: la considero una sorta di traccia mantra.
Arriviamo poi a Prima di ogni cosa, che fa parte della connotazione bipolare che caratterizza un po’ tutti i miei album: ci tenevo fosse un brano unico, e per caratterizzare questa unicità doveva essere un brano totalmente diverso dagli altri. Mi rendo conto che la nascita di un figlio è una cosa bellissima, ma per una carriera è anche una grande opportunità: avrei potuto scrivere un testo che fosse universalmente intelligibile per tutti, ed invece volutamente l’ho scritto per me e per mio figlio. Il fatto che abbia fatto disco di platino mi ha molto stupito: è un brano in cui difficilmente possono rispecchiarsi, parlando di fatti molto specifici. Il risultato che è arrivato mi ha stupito molto.»

«Le collaborazioni rispecchiano l’eterogeneità dell’album, sono nate in maniera molto spontanea in una grande unica jam session in studio, a volte gli incontri che ho fatto con gli artisti non erano nemmeno voluti (escluse le parentesi di Zara Larsson e Trippie Redd, per ovvi motivi di distanza). Il caso di LP è eloquente: ero in studio con Michele Canova ed è arrivato Mark Jordan (ex manager di Rihanna e degli Imagine Dragons) con LP, ci siamo conosciuti e le ho fatto sentire alcune tracce. Lei ha sentito il pezzo e mi ha chiesto se potesse scrivere un ritornello…
Ringrazio in particolare Michele, che ha lavorato alla produzione di gran parte del disco, e Takagi & Ketra che hanno messo mano a tre brani assieme a me.»

«Se chiami a collaborare certi artisti, non ha senso snaturarli. La Dark Polo è quella roba lì, fanno quella roba lì: mi rendo conto che molto spesso che il contesto è più forte del concetto. Se la Dark Polo fa la Dark Polo sul suo disco non destano preoccupazioni o scetticismi di ogni sorta; se lo fanno sul mio disco è molto più probabile che moralismi di ogni sorta ed additarci come volgari o simili è decisamente più facile.
Chiamare la DPG per fargli fare i democristiani non avrebbe avuto senso. A mio parere il loro essere maschilisti e misogini va talmente oltre, tanto sopra le righe che rendono tutto questo macchiettistico e dissacrano un certo tipo di visione maschilista. Il brano di riferimento, molto poco velato, è I Like It di Kanye e Lil Pump, che ha fatto da colonna sonora agli awards di Pornhub… Io li ospito in questo disco, ma mi sono messo al loro servizio, non essendo bravo a dire quelle cose.»

«Sono tutte sviscerate nel disco, paure che accomunano tante persone, dalla mera ipocondria alla paura in generale di non essere all’altezza in tante situazioni nella vita, forse è la paura più grande.
Spesso mi capita di annoiarmi: quando lavori tanto e la tua vita diventa il tuo lavoro ti rendi conto di avere l’esigenza di vivere di più.»

«Con Emis è stato molto bello e molto strano: ci conosciamo da quando abbiamo 13 anni, abbiamo frequentato la stessa compagnia, crescendo in un centro nevralgico della cultura hip-hop milanese, il muretto; siamo anche forse gli unici due esponenti del muretto che hanno ottenuto qualcosa in termini discografici di carriera.
A 18 anni eravamo sotto la stessa etichetta (Blocco Recordz), da cui io andai via perché non mi cagavano più di tanto, mentre lui esplose col suo mixtape.
I contatti poi si sono un po’ persi, e ci siamo “ritrovati” dopo i primi dischi, sentendoci sempre via telefono. Il rapporto si è contraddistinto per una sana competizione: ci siamo supportati ed invidiati a vicenda per diverse cose, sviscerandolo in maniera trasparente tra di noi. Rivedendosi e frequentandosi di persona dopo aver registrato il pezzo abbiamo tirato le somme della nostra vita, dopo essere diventati entrambi genitori… Mi ha fatto enormemente piacere.
Non mi sento parte della scena rap, ma nemmeno in passato… Quando facevo i pezzi al Leoncavallo, avrei potuto fare le stesse canzoni ad Amici e sarebbe stato lo stesso.»

«Certo che vengo da dischi, tour, Tv… C’è sicuramente l’esigenza di “ritirarsi” , di voler vivere la mia vita, e non solo quella lavorativa. Per me quella sui social non è esposizione: il mio personaggio coincide con la mia persona, io vivo la mia vita e non mi pesa, non mi costa fatica e non pubblico cose che non mi piace pubblicare. Mi viene spontanea perché sono figlio dei miei tempi, e come molti miei coetanei fanno utilizzo i social.»

«Ho fatto uscire il disco perché ci ho lavorato un anno e mezzo, ma non sento l’esigenza di portarlo in giro due/tre anni, ho altri desideri in questo momento della mia vita. Indipendentemente da quanto venda, poiché lo lavoro poco, non me ne frega niente. Lo stesso può dirsi dell’uscita dei singoli: appena ho chiuso la collabo con Trippie ho fatto uscire il pezzo, nonostante una settimana dopo sarebbe uscito un altro singolo. Dopo tanti anni penso di essermi in qualche modo guadagnato la libertà di fare un disco senza seguire determinate logiche di mercato.
Questo sarà a tutti gli effetti il mio primo tour nei palazzetti e non nego che sia molto emozionato: tra l’altro la data di Milano è già sold out…
Porterò ovviamente il nuovo disco, ma anche qualche chicca dal passato, e non farò mancare di recuperare pezzi di Comunisti col rolex, che è stata una parentesi importante della mia carriera»

Non posso entrare nel merito della questione, essendoci di mezzo una società e varie clausole. Newtopia l’abbiamo sempre venduta come quello che era, ed io ho sempre avuto una vena più da imprenditore rispetto ad Alessandro. Nel concreto, c’è solo stata una acquisizione di quote da parte mia, in ufficio al momento siamo più di dieci (ed eravamo partiti in tre!) e gestiamo una ventina di talent, non solo discografici ma anche sportivi e social.
Non ho l’esigenza di farmi vedere dietro altri artisti, che gestisco invece in sordina: molto spesso la mia figura può essere ingombrante e deleteria, non avendo principi di mitomania per il bene dei miei talent posso stare assolutamente nell’ombra. Non ho la necessità di rimpiazzare e di recuperare nessuno.

«In Che Cazzo Ridi non c’è un mio avvicinamento al mondo della trap, più che altro a quello del punk (nel brano è campionata Adam’s Song dei Blink 182) che mi ha cresciuto ed accompagnato nella mia adolescenza. Quando ho visto la realtà dell’emo-trap, che fa parte di un sottogenere di un sottogenere, che ha dato nuova dignità e nuova vita a quei brani a me si è aperto un mondo. Non ho mai nascosto di essere cresciuto con quei gruppi, e per me è stato un modo di lavorare vicino ad un mondo che è stato fondamentale.»

«Penso non ci andrò mai: me la faccio letteralmente addosso all’idea di esibirmi in Tv…  In concerto è un’altra cosa, ma davanti ad una telecamera ho veramente paura!»