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Con ‘Slasher Movie Stile’, Metal Carter torna sulla scena rap italiana a distanza di 4 anni dall’ultimo album ‘Dimensione Violenza’. Dodici tracce più un Intro e uno Skit realizzato da Noyz, accompagnano il nuovo lavoro del re del Death Rap Italiano, avvicinando l’ascoltatore ad un immaginario violento e spietato, mettendo davanti ai suoi occhi un vero e proprio film dell’orrore in continuo movimento. Un disco da vivere tutto d’un fiato, nato e concepito nell’underground romana, pronto a decollare verso il panorama hip hop del nostro paese. A tal proposito abbiamo contattato il proprietario dell’opera, Metal Carter, per rivolgergli qualche domanda. Questo è il risultato. Buona lettura a tutti.

Raccontaci la nascita di ‘Slasher Movie Stile’. Come l’hai concepito, da dove hai iniziato a lavorare…

Guarda, ‘Slasher Movie Stile’ è la continuazione di ‘Cult Leader’. Però, e questa la cosa dico anche ai fan, posso rimanere coerente ma non immobile. Questo perché se i miei lavori fossero tutti uguali, la mia musica non stimolerebbe né me e né chi mi ascolta. Non essendoci novità ci sarebbe sicuramente anche un calo d’interesse verso il mio lato artistico. Quindi una tra le mie preoccupazioni di quando faccio un nuovo album è sicuramente questa : fare un lavoro che sia stimolante. Nonostante ciò, la mia metrica, la mia voce, il mio stile sono ormai riconoscibili e unici in Italia. Nel senso che senti due barre e capisci che sono io. E questa per me è una grande vittoria perché l’originalità e il primato di Death King sono cose giuste da rivendicare, dopo vent’anni di musica. Detto questo col mio team sto crescendo io e stiamo cercando di crescere insieme anche a livello ‘mediatico’ per alzare l’impatto economico dei nostri lavori.

Beh, certo, c’è anche quello di aspetto, non è nulla di strano…

Sì, chiaramente, il rap poi contempla il business, è giusto farlo con passione, arrivando poi a valutare anche il lato economico della questione. È un ragionamento che credo semplice e comprensibile. Tornando alla domanda precedente, cambiare un po’, rimanendo nel raggio d’azione di ciò che comunque io faccio, è sicuramente possibile. A partire dal sound, cercando beat e suoni diversi dal mio precedente lavoro, passando poi per la metrica, magari semplificandola in alcuni pezzi od incastrarla in altri, senza dover mai dimostrare di saper rappare. Questo perché si può dire che un pezzo di Carter non piaccia, è legittimo, però è giusto che questo argomento resti soggettivo. Capisco che a volte il mio messaggio possa sembrare un po’ ostico però lo è fino ad un certo punto. In “Bodom”, e cito la rima testuale, dico : “Se l’heavy metal funziona, allora Carter funziona; se il film horror funziona, Carter funziona; se il rap fatto bene funziona, Carter funziona, se non capisci sei una stronza, troia, scema.”. Questo significa che se gli Slayer riempiono i locali, se ‘L’Esorcista’ ha fatto un botto al box office, perché io devo privarmi di pensare di poter arrivare in alto rimanendo me stesso? Chi dice che questa roba non possa andare è una stronzata. Se avessi un budget più largo da investire in questi miei progetti, ci sarebbe la possibilità di vedermi di più in giro. Carter non lo vedi in tv o nelle pubblicità.

Parli di differenza economica più che musicale quindi…

In un certo senso sì, penso a magari a chi ha alle spalle un management in grado di supportare in larga scala i propri lavori. Ma anche il mio editore Thaurus Publishing, lui stesso si è meravigliato della gestione di ‘Cult Leader’, perché con quei featuring che c’erano, quel disco doveva arrivare più in alto. Però io quando ho un disco lo do a chi penso lo possa apprezzare, purtroppo non sempre si può fare di più. Infatti il mio penultimo lavoro, come feedback, è quello che più mi ha deluso.

Anche rispetto a quest’ultimo?

Sì, assolutamente, anche se è appena uscito ‘Slasher Movie Stile’ ha superato Cult Leader. Eppure non ci sono nomi traino nel mio disco. Cioè, non è che nel precedente ci fossero quei nomi perché lo avevo deciso a tavolino. Semplicemente erano artisti che conoscevo e che volevo portare nel mio disco : con Fibra era il terzo feat, Noyz è stato in crew con me praticamente da sempre, MadMan mi è sempre piaciuto, E Green spacca, Costa è dei GDB, Danno lo vado a trovare sempre in radio, c’è Ice One e Aban che li conosco da tantissimo…però sai, tanti ragionano in un’altra maniera, a volte piazzano i feat solo per promo e fra loro non c’è neanche un rapporto.

Appunto, in questo disco hai puntato più su un ambiente romano per i featuring da inserire…

Infatti, anche per differenziare, appunto, dal mio lavoro precedente questo di ora, ho scelto inizialmente di fare meno feat e meno tracce. Come dici tu mi sono concentrato maggiormente sull’underground romano : ho stretto amicizia con Numi che mi ha fatto un ritornello che abbiamo lavorato insieme, c’è un pezzo che in realtà era con Rancore ma poi non ce l’abbiamo fatta e l’ho dato a Rak e Sedato ed infine c’è Suarez che era da tanto tempo che voleva fare un feat con me e probabilmente lo ricambierò del favore facendo una strofa in qualche suo disco. Tutti molto forti tecnicamente.

E l’intro? Lì c’è DJ Craim con degli scratch da paura!

Sì, vero, volevo fare un bell’intro old school, con un beat tipo ‘newyork death rap’ scratchato classico e per me è una novità, perché, a parte che ne ‘I più corrotti’, non lo avevo mai fatto nei miei album. Infatti ringrazio fortemente Craim perché mi ha fatto degli scratch fighissimi.

Lo skit invece?

Ah, già, lo skit! Beh, calcolando che sono ancora in ottimi rapporti con Noyz, che è quello del crew con cui c’è stata sempre più amicizia, non mi sentivo comunque di proporgli un featuring. Questo perché ne abbiamo fatti veramente tanti e potevamo anche evitare. Però ho pensato che almeno uno skit potevamo farlo, anche per far capire a tutti che questa cosa del TruceKlan in qualche modo continua ad esistere anche a distanza di anni. Mi sembrava quindi una cosa interessante da proporre. Ovviamente non escludo future collaborazioni, se ci dovesse essere occasione.

Entriamo quindi nello specifico. Parlaci un po’ delle canzoni di ‘Slasher Movie Stile’.

Inizio col dire che sono molto contento perché tutti i pezzi sono piaciuti, non c’è un brano per cui mi sono arrivati dei feedback negativi. Parlando invece del sound, ho inizialmente cercato di variare soprattutto i beat. ‘Le vostre colpe’, il pezzo finale, ha una produzione più fresh, più allegra, ‘Per la Vittoria’ ha un arpeggio misto fra il malinconico e l’epico, ‘Doccia di Sangue’ è il pezzo più monotema del disco perché rispecchia uno storytelling su degli omicidi seriali a danni di alcune prostitute…

Come l’hai scelto come singolo?

L’ho scelto anche per mettere in chiaro questa cosa del death rap. Anche i singoli non sono scelti mai da soli, soprattutto per questo album, perché a volte si può incappare in qualche errore. Abbiamo discusso io e il mio team e abbiamo deciso di scegliere questo brano così in maniera rappresentativa, poi per i prossimi vedremo.

Hai già pensato al prossimo?

Sì, ci abbiamo pensato però non vorrei anticipare niente. Posso spoilerare che saranno tre, questo già uscito più altri due.

Stavamo parlando dei pezzi dell’album, ‘Controverso’ che cosa rappresenta per te?

Questo brano ho voluto inserirlo nel disco proprio per spiegare questa controversia che ho già cercato di spiegare in alcune interviste. La chiave del pezzo è il ritornello che dice “sono solo un tipo preciso, dal dolore reciso”.

Questa frase è rappresentativa per te?

Sì, molto, perché dolore, odio e rabbia sono le tre componenti trainanti di tutta la mia musica. Sono sentimenti fondamentali da esprimere e che ho patito molto, quindi è ovvio che escano quasi sempre fuori. E poi sono preciso perché sono uno educato, tranquillo e che si fa gli affari suoi. Ovviamente preciso non significa coglione, perché molto spesso le persone confondono l’onesto col fesso.

A quale corrente di pensiero affiancheresti il tuo stile?

Io faccio Gangsta Rap quello puro e questo stile è fatto da minacce. Se ti ascolti ‘Prodigy’ di Mobb Deep e ne traduci il testo, ti accorgi di quali avvertimenti mandi a chi lo ascolta. In Italia invece c’è un po’ di confusione perché sono convinti che per fare questo tipo di rap ci sia bisogno di parlare di spaccio, di quanto sono cattivo...invece il Gangsta Rap è qualcuno che l’ha con qualcuno ed esprime tutto l’odio all’interno della musica. Poi il Death Rap è un tipo di Gangsta Rap più particolare perché secondo la definizione di chi l’ha creato, ovvero Necro, dice : “Death Rap is a stile of Gangsta Rap but more sick, intense, insane and brutal influenced by Metal and Horror Movies.” È più esasperato, certo, però lì siamo.

Abbiamo parlato dei brani, ora volevo chiederti come hai organizzato la tracklist.

Sì, anche quella è una cosa a cui ho pensato molto ed è stata poi scelta in base a dei calcoli precisi. Soprattutto all’inizio ho messo dei pezzi che potessero introdurre al meglio i nuovi ascoltatori, cioè quelli che non mi conoscevano per nulla, così da spiegare al meglio l’essenza del mio rap.

Passiamo al lato creativo : com’è stato lavorare qui con Depha?

È stato molto figo. Il primo album è stata una loro proposta, se non ricordo male sono venuto qui a registrare alcuni provini di ‘Dimensione Violenza’, l’album uscito nel 2014. Depha in quegli anni mi ha proprio proposto di fare un progetto insieme interamente prodotto da lui. Io ci ho pensato e poi ho accettato. Depha credo che sia un producer davvero talentuoso e sia in grado di fare tutto, dalla roba old school alla trap di oggi. Poi c’è da aggiungere che ho anche avuto un incontro fortunato, durante la prima di ‘Zeta’ in cui sono stato invitato, con un editore che attualmente fa parte del team…e quindi intorno al 3Tone è nato tutto. Mi sono trovato bene con Depha, con tutta la squadra, mi sto sentendo sempre con Richveel perché vogliamo promuovere il disco ancor di più. Io ricatto sempre i miei fan, in senso buono, dicendogli di comprare e supportare il disco perché altrimenti il prossimo non uscirà mai!

Chiaro, è un discorso giusto che faccia un artista…

Sì, calcola che io con ‘Cult Leader’ mi sono mezzo depresso per i feedback che ho avuto. Perché comunque è stato un lavoro importante, tanti featuring…che poi farli non è mai facile. Poi, ti dico una cosa che è cambiata nella mia carriera : all’inizio, anche quando ero col TruceKlan, io rifiutavo tanti featuring perché pensavo che alcuni rapper non potessero essere in sintonia col mio stile che avevo di rappare. Ma era sbagliato. Tutti i rapper quando collaborano riescono magari a mostrare un altro lato di loro stessi. Ho capito questo dopo tanti anni ed infatti me ne sono reso ancora più conto quando su ‘Slasher Movie Stile’, ho collaborato con Rak e Sedato : è venuto un pezzo che ci sta alla grande. Anche io quando vado a collaborare con altri artisti, nei loro album, riesco ad adattarmi al loro stile. Entrambi troviamo un punto d’incontro.

Metal Carter
Metal Carter

Nei commenti sui social che ho letto su di te, ce n’è uno che si ripete in continuazione, ovvero che sono passati gli anni ma Carter resta sempre coerente.

Certo, questa cosa è lampante. Io lo sono anche nella vita, è talmente un mio pregio che addirittura può diventare un difetto. Ho le idee molto chiare e le faccio in questa maniera perché le voglio e le ho pensate così. Io credo questa sia la forza di Metal Carter, perché tutti sanno che non mi venderò mai, sanno che questa è una garanzia importante quando vanno ad ascoltare i miei lavori. E qui ci ricolleghiamo al discorso di voler allargare il feedback ma senza cambiare appunto il messaggio. Io credo che in tanti nemmeno mi conoscano e se magari a questi fai sentire il mio album, finiscono per farselo piacere. Però non lo sanno, perché non vedono la mia faccia ovunque, non mi sentono per radio e resto schiacciato da quelli più mainstream. Un successo enorme a me non interessa, mi so accontentare. Mi basta riuscire ad avere un mio pubblico importante che mi supporti alla grande.

All’interno dei tuoi lavori si susseguono immagini sanguigne, funeree, lugubri. Volevo sapere, quanto c’è di te in Carter e quanto c’è di Carter in te stesso.

Questa cosa è una novità, perché non l’ho quasi mai detto. Anche se lo Straight Edge mi ha cambiato la vita e mi ha dato tranquillità, ho capito una cosa : questa cosa che ho sempre detto, ovvero che Metal Carter è l’alter ego di Marco non è assolutamente vera. “Entro in discoteca con un mitra e ammazzo tutti”, io quello lo farei davvero. Se fossi pazzo, ovviamente. Non c’è nessun alter ego, io sono così.

Quindi Carter, effettivamente, non è un tuo ‘io lirico’…

No, bravo, anch’io dicevo così fino a ‘Cult Leader’ ma questa è una novità. Io mi sono guardato e ho detto “Marco, ma questo non è un alter ego, tu sei proprio così, un potenziale killer, sei un og.” Tante cose poi confluiscono nella mia personalità : la realtà in cui vivo, il quartire…

Infatti volevo sapere quanto il tuo background ha influenzato poi Metal Carter e/o Marco stesso…

Allora, il background quello dark è formato da Death Metal e film Horror, due passioni che ho avuto fin da bambino. Dall’altro poi c’è la mia situazione familiare e il quartiere dove sono cresciuto, ambiente in cui ho sempre respirato molta violenza e, bene o male, mi sono portato dietro tutto questo finendo per esprimerlo nella musica. Menomale che non è uscito in altri ambiti.

Tu appartieni ormai alla vecchia scuola del rap, per una personalità come la tua, oggi, è più complicato affacciarsi nella scena italiana?

Io mi sento un po’ disinteressato rispetto a ciò che accade oggi nella scena. Io mi trovo ad ascoltare dischi e a parlare di rap solitamente coi miei coetanei. Ad oggi, ho 40 anni e gli artisti che ho coinvolto nel disco hanno tutti intorno a quell’età. È normale che la scena si evolva, nonostante ancora oggi questa musica in Italia sia vista solamente come una musica prettamente giovanile, che però è un concetto errato. Qui passa ancora il messaggio che il rap sia una musica immatura. Soprattutto perché quando in tv o in Italia ti fanno ascoltare un pezzo, si/ti convincono che sia rap invece è pop. Se manca la rivalsa, l’autocelebrazione e la provocazione ma invece è tutto rose e fiori, non è rap. Questa è musica di rottura e deve cercare di farti aprire gli occhi sulle cose.

Appunto, visto che questa musica è considerata giovanile e tu non lo sei più, tu hai fan più attempati o anche più ‘piccoli’?

Guarda, mi è appena successo. Mentre venivo da te, mi hanno fermato per strada dei ragazzi che mi hanno riconosciuto e chiedendo loro l’età, ho scoperto ne avessero tra i 14 e i 16. Non è la prima volta e mi sto rendendo conto che ci sono molti ragazzi giovani, magari istruiti da qualcuno più grande, che mi seguono. Come dici tu all’epoca l’entità del TruceKlan era una cosa importante e, ad oggi, che la maggior parte dei componenti sono diventati solisti, magari i fan dei singoli artisti sono rimasti gli stessi. Però con mia grande felicità ci sono anche giovani che mi ascoltano. Magari è merito anche di internet che ha cambiato un po’ le carte in tavola.

Parlando di internet, come vive i social Metal Carter? Su Instagram sei molto attivo…

Li vivo bene, perché ultimamente sono diventato più estroverso. Questa cosa la dico sempre : dal primo Gennaio 2018 sono diventato Straight Edge. Per chi non la conoscesse, è un’attitudine che viene dal punk-hardcore che per protesta si astiene da qualsiasi sostanza possa alterare la mente quale caffeina, teina, alcol e qualsiasi droga. Questa cosa ti cambia, perché stando sempre lucido inizi a capire molte più cose. Diventare Straight Edge è una cosa che ho deciso di punto in bianco, perché non avevo nessun problema grave con nessuna sostanza. Ad oggi, faccio minimo una diretta al giorno su Instagram perché mi piace il rapporto che ho coi fan, insieme abbiamo creato un gruppo che si chiama ‘Armata delle Tenebre’ su Facebook in cui si parla di me e non solo. Magari più avanti potrebbe svilupparsi anche di più. I social sono fondamentali, anche se per alcuni sono più importanti della musica. Per me non è così, io credo in quello che faccio e mi piace. Anche se io ancora scrivo con carta e penna, pur essendo oggi tutto più immediato con la tecnologia.

Stai già pensando al futuro di Metal Carter? Come proseguirai dopo ‘Slasher Movie Stile’.

Allora inizio sempre col dire di supportare Carter, di comprare il disco sia in fisico che in digitale, mando un avvertimento anche a tutto il team, di continuare a lavorare altrimenti il prossimo non arriva. A livello di rime io sto sempre ‘on point’, scrivo tanto, sono pronto in qualunque momento. Per un prossimo lavoro invece posso dirti che se questo album, a livello di feedback mi soddisferà, sempre rimanendo coerenti, i fan sentiranno una differenza ancora più grande fra il mio ultimo lavoro e il precedente. A livello sia di beat, sia di rime, non tanto di metrica. Questo perché il nuovo lavoro avrà più rime appartenti allo stile Gangsta classic.

Capitolo live, parlaci dei concerti che farai.

Stiamo e dobbiamo imbastire un tour. Ci sono riuscito anche quando non avevo un team così forbito, quindi ora dobbiamo farlo.

Bene, l’intervista è finita, se vuoi, ti lascio le ultime righe per dire quello che ti va!

Sì, voglio precisare giusto un paio di cose. Molta gente dice sempre che nel rap gli artisti si inventano i nemici immaginari. Io nella vita li ho avuti e questi tu li devi combattere. A parte questo, volevo dire che questo tipo di musica che faccio, che per alcuni può sembrare strano o particolare, è quello che mi soddisfa fare di più. Con Carter ho trovato quello che mi fa star bene e in cui riesco ad esternare quello che penso. Quando scendo dal palco, mi sento rilassato in pace con me stesso e col mondo perché ho ‘vomitato’ tutto quello che sono io. Tutto questo mi fa stare bene, anche se non l’ho mai scelto, è semplicemente venuto in maniera naturale. La mia personalità è questa, come ho detto prima, e ha creato un rapper estremo ma originale, un rapper che esce dal mucchio. Concludo dicendo che se questo disco andrà come deve andare, ci sarà altra roba nuova in arrivo. Ringrazio ovviamente tutti i fan che mi supportano e mi seguono!