Con gioia estrema e con quel pizzico di frizzante entusiasmo che mi caratterizza ogni volta che il postino suona per recapitarmi qualcosa, circa un paio di settimane fa scarto un altro pacco da aggiungere alla mia collezione di feticci.
Nel senso buono, perché mi riferisco a quella sfilza di oggetti provenienti da soldi-spesi-bene che attualmente arricchiscono la mia libreria fatta di gadget, vinili e oggetti da collezione, tra cui anche i libri specializzati, interamente dedicati alla musica ed in particolare – siamo qui per questo – al rap e all’hip hop.

Questo libro di cui andremo a parlare, però, ha un valore aggiunto: è un regalo di Marta Blumi Tripodi (che ringrazio di nuovo!), stimata collega con la quale condivido tutta la passione possibile per questa cultura, che oltre a dare il suo contributo ad essa quotidianamente impegnandosi qua e là nel mondo dei media e del web, si è avventurata in una missione elettrizzante.
L’edizione italiana per Mondadori di The Rap Year Book di Shea Serrano, è stata infatti sapientemente tradotta da Marta e arricchita di una sezione dedicata agli anni 2015-2018 scritta di suo pugno, con una particolare attenzione anche a ciò che contemporaneamente succedeva nel contesto italiano del rap. Finalmente nelle mie mani!

Ma facciamo un passo indietro: The Rap Year Book nella sua edizione originale in inglese, è un volume che ho fortemente voluto acquistare un paio d’anni fa, vuoi per la sua accattivante presentazione a partire dalla copertina – le illustrazioni pazzesche di Arturo Torres ricordano la serie a fumetti Hip Hop Familiy Tree, illustrata Ed Piskor – vuoi per il contenuto minuziosamente curato e introdotto da nientepopodimeno che Ice-T, vuoi anche per la semplice soddisfazione di avere un pezzo del genere a completare la mia sovracitata collezione.

Il merito di Shea Serrano sta nell’aver avuto onore e onere di selezionare una canzone rap rappresentativa per ogni anno a partire dal 1979 e fino al 2014, anno in cui si ferma il suo contributo e inizia invece quello della Marta, alla quale va un plauso speciale per aver aver identificato anche lei, con un’ardua scelta, ogni canzone più importante degli ultimi 4 anni in rappresentanza del rap americano, e per l’aver contemporaneamente dato una consistenza al contesto italiano corrispondente, osservando dove anche noi compaesani stavamo “andando a parare” con la musica nostrana.

Dovendo scartare altri mille brani altrettanto importanti, comprendo che non deve essere stato un lavoro semplice. Al di là della scelta, corredata da una descrizione davvero completa del panorama musicale dell’epoca e dal perché il brano in questione è stato incredibilmente determinante per quel periodo, la cosa divertente ideata da Serrano è stata creare per ogni canzone uno specchietto estremamente “simpatico” –  la mappa dello stile, così come viene chiamata. Una mappa con la quale, per mezzo di simboli illustrati ben definiti, si analizza un estratto della canzone assegnando dei simboli allo stile del verso preso in esame, definendolo di volta in volta “spacconata”, “profondo”, “introspezione”, “descrizione”, e così via.

Le mappe dello stile e le accuratissime spiegazioni degli autori, permettono di dare un continuum alla lettura che, almeno per quanto riguarda la mia breve ma intensa esperienza finora, mai fu così piacevole in nessun altro libro di studio dedicato al rap, identificando e interpretando di fatto l’evoluzione di questo genere in maniera chiara, semplice e diretta. Un sistema molto limpido e scorrevole per osservare come si è passati da uno stile all’altro – dal conscious rap, al gangsta rap, al rap commerciale e via dicendo – per quale motivazione, con quali artisti e con quali avvenimenti chiave.

Una vera e propria Bibbia per chi desidera avere a disposizione un quadro completo dell’evoluzione del rap senza dover setacciare ogni angolo dell’Internet in cerca di informazioni sparse, talvolta confuse. Qui ci sono le basi da cui partire se si vuole proseguire il viaggio nell’approfondimento di una cultura complessa, contorta ma divinamente affascinante che ormai fa parte delle nostre vite da quasi 40 anni.

Inoltre, il libro è una bella scusa per recuperare tutta quella musica che magari ci siamo persi nel tempo (consiglio di fare una bella playlist con tutti i brani e di metterli in play durante la lettura: sentirete con le vostre orecchie cosa intendevo prima per “evoluzione dello stile”). La cosa curiosa è che a volte la scelta del libro non combacia con il brano che ci saremmo aspettati per questo o quest’altro anno. Per questo ci sono, a fine di ogni capitolo, dei brevi contributi scritti da importanti penne della critica musicale internazionale che confutano la tesi di Serrano e scelgono un altro brano a rappresentare quell’annata lì. Un invito a pensare “sono d’accordo?” e a scavare nei nostri bei ricordi musicali. Che ora sono più belli di prima.

P.S.: il libro è stato presentato lo scorso martedì alla Libreria Mondadori – Occasioni d’Inchiostro in Barona a Milano. Se non c’eravate – come me, che avevo il grande dovere di tornare in patria – recuperate la copia fisica ovunque nelle librerie e online, anche su Amazon.