Il dibattito sul considerarci giornalisti, più necessario a chi legge che a noi stessi, è sempre stato oggetto di una fame atavica. La guerra intestina che esplode ogni qualvolta si giri intorno al topic appena menzionato, è quanto mai più visto di vano e futile.

Ma allora, chi è realmente un giornalista?

Chi è tale da potersi apostrofare usando questo appellativo, riuscendo a superare il test dei commenti da social? Probabilmente, ad oggi, si salverebbero in pochi, magari anche nessuno. E ci mancherebbe, calcolando il livello e la fermezza di un campo professionale ormai disastrato e totalmente allo sbando. Ma ci sono delle eccezioni, che permettono a degli individui di dribblare alla Ronaldinho i conseguenti ‘leoni da tastiera’, non usando una sfera ma facendo uso di una caratteristica fondamentale per cercare di avere voce in capitolo: la credibilità.

Chi scrive, ad oggi, non è poi più così importante, tanto che per scovare il nome dell’autore di un articolo, bisogna cercare nell’intestazione o a pie’ di pagina, facendo sfogo del maggior numero delle diottrie a disposizione. Ma la così detta credibility gioca da sola, scansando quasi l’autore e mettendosi in maniera veemente davanti a tutto quello che c’è dietro di lei, investendo il trafiletto di una potenza scintillante, facendolo brillare di luce propria.

Ma nella realtà del rap italiano in pochi godono di questa credibilità. E la colpa non è del pubblico, stavolta.

Per inciso, ieri mi sono imbattuto in un articolo de “Il Fatto Quotidiano“, andando a scontrarmi con delle opinioni sulla scena rap italiana, totalmente basate sulla non competenza e la mancanza di conoscenza di ciò che si andava ad affrontare. Quello che si legge in questo ‘pezzo’ è presto detto:

Anastasio è il cortocircuito per l’intera storia di X Factor; il brano ha doppi e tripli fondi, assimilabile ai concetti presenti ne ‘La Ginestra’ di Leopardi; la canzone dovrebbe essere usata a scuola per attirare i ragazzi e spiegare le gesta dello scrittore di Recanati; la canzone è scritta benissimo e non risulta mai banale.

Fermi. Facciamo un piccolo passo indietro. Anastasio è un sedicente rapper apparso in questa stagione di X Factor, stupendo tutti, anche i non addetti ai lavori o ascoltatori di musica rap, grazie alla ‘sua’ ‘La Fine Del Mondo‘.

Premessa a parte, non ho né la voglia, né l’intenzione di andare ad analizzare il suo modo di fare musica o di smontare e rimontare le sue frasi pezzo per pezzo, perché non è nelle corde intenzionali di questo scritto. Ma alla fine del suddetto articolo ho provato rabbia, tanta. Perché è bastato un personaggio, nato in tv, con una canzone cantata a metà e un paio di lacrime di Lucia in diretta tv per creare un cortocircuito nel cervello degli italiani. E non nella musica, come spiega l’autore del trafiletto appena menzionato.

L’arrivo di Anastasio sui 55 pollici con tecnologia a led montati nel vistoso salotto delle case del popolo italiota, ha avuto l’effetto del big bang, del creazionismo, della nascita di tutto, accollandogli il ruolo di Adamo nell’ambito di questa fantomatica ed evanescente musica rap. La scoperta delle rime, delle metafore e delle similitudini usate su delle basi e accompagnate da un ritmo, una delivery ed un flow. Il rinvenimento di uno stile che ha iniziato ad esistere da quella goccia in mezzo al mare che è caduta direttamente da quei televisori puntati sul tavolo della cucina. La folle corsa all’avanscoperta per prendersi il primo posto di ‘scopritore di talenti’ pubblicando il pezzo su facebook e piazzandosi davanti lo schermo del proprio smartphone aspettando che qualcuno inserisca la reazione ‘wow’ al proprio post.

Ma avete sbagliato, di grosso. Per l’ennesima volta la vostra credibilità è arrivata pari allo zero e, poco importa su quale giornale scriviate, sia esso dal grande nome, sia un ‘giornalino’ come Hano (quindi siamo giornalistini?). Quello che più vi manca, quando aprite la bocca e parlate di rap è la knowledge, la conoscenza, cari giornalisti. Avete ignorato per anni questo genere, poi nel suo momento migliore lo avete usato, mangiato, ciancicato e risputato nell’iperuranio, lasciandolo viaggiare nel buio più profondo, costellato da un’aura di indifferenza e di noncuranza.

E ora? E ora il Dio del Rap è Anastasio ed è normale che per voi sia così. E sapete perché? Perché parlate di ciò che non conoscete.

Perché il rap se è arrivato a voi, nel 2018, ad Anastasio, ad X Factor, è perché c’è qualcuno da trent’anni che si sbatte, che spinge, che crea, che realizza e che anima questo genere e ne vive visceralmente le proprie realtà. Perché nella vera scena rap di Anastasio ce ne sono tanti, tantissimi ma che forse non giungono alle vostre orecchie; ma non per questo non esistono. Perché la discriminazione fatta tramite l’articolo che ho letto ieri, è quanto di più errato possa esistere nel mondo.

Il rap, secondo il mio modesto parere (e anche non…), è ciò che più si avvicina all’idea di poesia del passato, andando a descrivere la società e facendo un chiaro quadro su ciò che si ha davanti agli occhi, toccando temi più rosei, fino ad arrivare a descrivere in maniera dura e cruda la realtà. Eppure, il rap in Italia ha iniziato ad esistere da questa nuova edizione del talent show, dal vangelo secondo Anastasio. Ciò che hanno fatto gli artisti rap prima di lui, non ha rilevanza. Poco importa di ciò che c’era prima, poco importa di ciò che c’è stato, poco importa se la conoscenza e la credibilità per scrivere un articolo mancano, poco importa se il 90% della scena ha scritto testi importanti, con metrica e contenuti rilevanti, poco importa se questo genere ha cercato di farsi sentire e accettare dalla società, poco importa se dietro tutto questo c’è una stampa competente che viene oscurata di continuo, poco importa se il mondo dell’hip hop italiano si muove da trent’anni fra planate e vuoti d’aria. L’importante è che si scriva e si dia in pasto alle fauci roboanti del pubblico ciò di cui ha bisogno. Soprattutto se ha bisogno di dimenticare le abitudini dei rapper che c’erano prima del 2018, quali le canzoni piene di parolacce o gli atteggiamenti diseducativi. Ora abbiamo Anastasio, il rapper poeta, pronto a rivoluzionare il mondo della musica, col suo visino pulito, con la sua tenera età e con la sua voglia di cambiare l’hip hop.

Il rap c’è, il rap esiste ed è stanco di essere bistrattato dai media, dai ‘giornalisti’ e dal pubblico medio, stanco di essere usato per i propri scopi e rigettato nel dimenticatoio. Perché mentre non lo vedete, un movimento come questo ha un’anima, enorme, vistosa e non basta girarsi dall’altro lato per ignorare che non ci sia.

p.s.: non ho assolutamente nulla contro Anastasio. La critica è rivolta intenzionalmente a chi sta costruendo e rischiando di distruggere un personaggio normalissimo, blasonandolo e osannandolo, innalzando la sua figura d’artista a salvatore della patria. Che si prenda un pezzo nella scena e che se lo prenda in maniera pulita, come fanno i rapper da tanti anni. Per chi merita ci sarà sempre posto.

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