Rewind è una rap-retrospettiva a cura de lacasadelrap.com. Un tuffo nel passato attraverso il quale potrete riscoprire album, provenienti dal panorama Hip Hop sia italiano che internazionale, ormai caduti nel dimenticatoio. Simile ad una macchina del tempo itinerante, i vari episodi che andranno a comporre la rubrica avranno il compito di riportare alla luce quei dischi seppelliti nei meandri della memoria, o perché no, farvene scoprire di nuovi.

Relapse è un disco a cui sono particolarmente affezionato, non per la qualità intrinseca del lavoro (alcuni lo definirebbero il peggior disco di Eminem) ma per i ricordi che vi sono indissolubilmente legati.
All’epoca della sua uscita, ormai quasi un decennio fa, detestavo con tutto me stesso qualsiasi cosa non fosse scritta e rappata in italiano. Ero una di quelle bestie di satana da forum che non fanno altro che sparare a zero su qualsiasi cosa pur di trovare un briciolo di intrattenimento. Fui però immediatamente catturato un pomeriggio come tanti dal video di 3 a.m., secondo singolo estratto dal disco, trasmesso in pieno giorno su MTV.
La canzone era disturbante e catartica, il video era qualcosa che per i tempi avrei osato definire raccapricciante: era però dannatamente catchy e intrattenente. Andai alla ricerca allora di informazioni sul disco in sé e aspettai spasmodicamente la sua uscita avvenuta solamente il mese dopo (15 maggio 2009, ndr).

Sono passati oltre otto anni da allora, ma Relapse resta ancora oggi uno degli album più discussi e controversi dell’intera discografia di Eminem. All’epoca dell’uscita, infatti, non fu accolto positivamente né dalla critica, che lo stroncò pesantemente, né dai fan che lo accolsero tiepidamente.
Prendere di mira un disco come Relapse è relativamente semplice: arrivato sul mercato dopo Encore (che già di per sé non godeva di ottima fama) portava in dote, sin da prima della sua uscita, il peso di dover esser a tutti i costi l’album della riscossa e del rilancio di una delle figure più controverse dagli anni 2000 ad oggi. Per tutta la durata di Relapse, che come da tradizione eminemiana va ben oltre l’ora di ascolto, Marshall tenta a più riprese di ripercorrere le gesta passate, cercando di ricreare le atmosfere dei dei suoi primi lavori.

Il risultato? Un disco riuscito solamente a metà: se per buona parte dell’album l’operazione di throwback funziona alla grande nella quale troviamo un Eminem tirato a lucido e in grandissima forma, per un’altra buona parte sembra soltanto la copia sbiadita del rapper perennemente incazzato di un tempo. Relapse è però un album dal mood ben preciso e delineato: cupo, teso e dannatamente claustrofobico. Un prodotto di stampo horrorcore, che ruota attorno alla figura da assassino di Slim Shady dedita a perpetrare stupri, massacri e qualsiasi tipo di malefatta dalle tinte macabre.
Il compito della stesura del tappeto sonoro, e la conseguente produzione esecutiva, non potevano che essere affidati totalmente a Dr.Dre. Le produzioni del Dottore, sulle quali poggia le fondamenta il flow granitico di Eminem, sono tra le migliori da lui mai create: tambureggianti, piene di synth e perfettamente in linea con il tono del disco, creano una amalgama perfetta tra voce e beat. Stay Wide Awake, Same Song & Dance, Deja vù sono solamente alcuni dei picchi artistici raggiunti all’interno di un prodotto assemblato egregiamente sul piano sonoro.

Relapse non passerà di certo alla storia come classico del genere, ma rimane senza dubbio un must listen con più di qualche freccia al suo arco. Malgrado la presenza di alcuni filler (ad esempio My mom e Bagpipes from Baghdad) a rialzare di netto il tono del disco, vi sono numerosi brani degni di nota: Beautiful, la già citata Deja Vù, Be Careful What You Wish For sono delle vere e proprie gemme, tanto da collocarsi di diritto tra i migliori incisi della discografia recente del rapper di Detroit.

Nota di merito inoltre va fatta sul versante puramente tecnico: è palese, infatti, che Eminem abbia spremuto a lungo le meningi per creare un prodotto pieno zeppo di rompicapi lirici, mischiando vari flow e piegando le parole secondo la propria volontà riuscendo così a creare rime ed assonanze dove invece altri non ne vedono. L’ultimo brano del disco, Underground, è esempio lampante della cura e della dedizione che Eminem ha profuso per creare uno schema di rime talmente complesso da risultare a tratti asfissiante.

Relapse è uno di quei lavori da hate it or love it: o lo ami o lo odi senza vie di mezzo. Un prodotto imperfetto ma che risulta ancora oggi dannatamente divertente da ascoltare e che malgrado tutto si colloca a pieno titolo tra i migliori album fatti uscire da Eminem nell’ultimo decennio.