Siamo stati al press day di Junior Cally in occasione del suo ultimo disco Ci entro dentro. Ecco le dichiarazioni dell’artista.

«In realtà anche chi non porta la maschera ne indossa una, se andiamo ad indagare dentro gli armadi delle persone troviamo moltissimi scheletri. Nel concept della cover ho messo la maschera a tutti per una scelta stilistica, non è che potevo mettere il passamontagna, altrimenti passava come un dissing verso Mezzosangue, e sti cazzi, chi se lo incula

Junior Cally Ci entro dentro cover

«Non punto troppo sul fattore estetico: non mi tingo i capelli, non indosso vestiti di marca, non porto collane d’oro o orologi costosissimi. Conta parecchio di più l’immagine dell’artista che magari vedi su Instagram che poi il messaggio reale che lasci: come sono bello, come sono vestito bene, quanto prendo in una sera. A me questo non interessa, mi distanzio molto.»

«L’unico riferimento verso una persona si trova nell’ultima strofa dell’ultima canzone.

E no, non ho bisogno della banda
Quanto vale un disco d’oro se lo fa anche GionnyScandal

Non è una critica solo verso lui, ma più verso la sua musica: quanto vale un disco d’oro, attualmente, se riesce a farlo anche un artista che fa musica del cazzo? E allora chissenefrega del disco d’oro! Ho lottato per averlo con Magicabula e non me l’hanno dato, ma in realtà quanto vale se lo fa GionnyScandal che non fa un concerto tutto l’anno, se quando canti al locale la gente non canta? Il mio disco d’oro è andare al locale nel posto più sperduto d’Italia e far cantare anche la cassiera che smazza i biglietti.»

«Ho un fratello di 10 anni più grande e grazie a lui sono venuto a contatto con certe sonorità: si passava da Eminem ai Gabber Mafia, un gruppo da rave, fino ad arrivare a Gigi D’Agostino e Gabry Ponte, che facevano musica ballabile, ma non rap. Noi proviamo a fare una via di mezzo, provando a produrre una base e vediamo come suona con la strofa. Il ritornello è più facile, la sonorità va in base al beat e basta poco farlo suonare bene. Avendo sperimentato un po’ sono usciti Bulldozer e Room, traccia che è anche un po’ pop.»

«Il termine strega nasce dal fatto che mi frequentavo con questa ragazza che legge le carte, con cui attualmente convivo, e da lì nasce quel brano (uscito il 5/9, esattamente dopo un anno che ci stavo assieme). La parte fiabesca che nasce prima è perché sono fissato con l’immaginario Disney ed i messaggi subliminali che vengono mandati: ci ho sempre visto del macabro, e pensavo cosa potesse venirne fuori dai cartoni animati mischiati al rap. Da qui nasce Magicabula. Mi piace mischiare le due cose, perché da bambino le guardi con un occhio e poi da grande capisci un significato diverso.»

«Non lo so, staremo a vedere! Capiremo dove ho sbagliato, dove ho fatto bene. Non mi sono fatto un’aspettativa, sono sincero. Però già nelle prime ore ha fatto mezzo milione di stream, sta andando bene, mi aspettavo molto meno. Poi sono uno sempre pessimista, quindi quando ho visto mezzo milione mi son detto “ok, allora sta andando bene”. Ho anche aperto Instagram e son tutti messaggi positivi. Certo, c’è sempre qualche stronzetto, ma va be’, è normale. Fa parte del gioco. Che poi gli hater sono i primi a fare lo streaming e a commentare, i fan solitamente si ascoltano il disco e poi lo fanno il giorno dopo.»

«Inzialmente nasce come una scelta strategica: primo disco, artista nuovo entrato a far parte del gioco vero, perché devo andare a leccare il culo a qualcuno che mi da la strofa per fare più stream su Spotify? Penso che questo sia stato giusto farlo da solo, senza featuring, per capire io da solo fino a che punto potessi arrivare. Se no, se ne avessi messi subito non avrei potuto capire a che punto sarei potuto arrivare, rispetto a tutto quello che già ho fatto. È ovvio che se metti 3 feat di artisti già affermati, le trovi già in top50 e bravo, grazie al cazzo, non ci sei andato te, ci sono andati loro. Ovvio che tu ci hai messo del tuo, ma ci sono andati gli altri, non te. Ad oggi son contento perché penso di aver fatto bene e che non manca niente all’interno, neanche un featuring. Poi sicuramente ci saranno, perché ho conosciuto tanta gente in questo anno. Anche mentre facevo il disco veniva tanta gente in studio. Però poi sembra sempre che hai bisogno di qualcuno, mentre io pensavo di poter fare bene da solo e secondo me è così. Sono convinto sia giusto così.»

«Avendo 27 anni sono cresciuto con Marracash, Gue Pequeno, Fabri Fibra, Jake La Furia, Emis Killa. Quindi sicuramente uno di loro. Se dovessi scegliere direi Fabri Fibra, mi ci rivedo molto, anche nel modo di comporre il disco. Se ascolti i suoi lavori sono sempre molto eterogenei.»

«È quello che penso. Ci sono cose di me che ancora non mi sento di dire e che ho passato, non è questo il momento e non so se arriverà perché sono troppo personali. Certe cose le ho viste e so che certe persone non possono scegliere che fine fanno. Un bambino con un tumore non può scegliere che fine fare, mentre a vent’anni hai una possibilità, perché la vita è bella e non va sprecata. Certo, la barra è provocatoria. Ovviamente non sto qui a dire “ti fai una canna, sei un drogato del cazzo”. Però c’è chi arriva a una certa età e fa una scelta che porta a una conseguenza, mentre ci sono bambini che muoiono in ospedale senza poterci fare un cazzo. Quindi sì, meglio un drogato morto che un bambino in ospedale, sempre. E non mi pento di averlo detto. È scomoda ed è giusto che sia scomoda.»

«All’inizio volevo portare in alto anche gli amici, poi, chissà perché, gli amici son sempre meno, mentre la famiglia rimane. Per questo è molto presente nel disco e per questo voglio fare soldi, anche per loro. Mio padre da sempre pulisce i vetri dei negozi e a 16 anni, dopo aver lasciato la scuola per altri motivi, iniziai anche io a pulirli. Lui lo fa tutt’ora, a settant’anni, perché bisogna pagare le bollette e il condominio, quindi voglio potergli dire “tranquillo, pago io”