L’ultimo progetto dei Fratelli Quintale risale al 2015 e da quel momento Frah e Merio, i due rapper bresciani di Tra il bar e la favola, decidono di concludere il loro esperimento congiunto iniziato nel lontano 2006. Non tutti i mali, in fondo, vengono per nuocere. Per Merio, infatti, è iniziata una fase creativa che passa attraverso la pubblicazione di qualche singolo in collaborazione con artisti d’oltremanica (Get High, Judas e Rollin’ Stone) e un bel po’ di altra vita vissuta nel quotidiano.

Questa fase è giunta finalmente a una conclusione lo scorso 28 settembre, quando vede la luce il primo album da solista Pezzi di Merio, che cavalca già nel primo mese di vita una bella ondata di positività. Un’accoglienza di tutto rispetto per l’artista del roster Costello’s Records, presentato già nel mood dai singoli di anticipazione Sempre, Settembre e dall’esclusiva Viola, ora tutti parte della tracklist di questo nuovo progetto discografico distribuito da Artist First.

Grandi risultati perché l’album è subito schizzato in home sulle piattaforme di streaming Spotify e Tidal, selezionato anche da Tidal Rising tra gli artisti italiani più in vista, ricevendo apprezzamenti da magazine e stazioni radio per ciò che rappresenta oggi Pezzi di Merio. Dieci brani, dai quali all’inizio rischiava di restare escluso Viola, inserito poi a grande richiesta per le reazioni sorprese dei fan di Instagram. Nota di merito per le produzioni di Markino, Bosca, TrappTony e Meriobras, lavorate al missaggio e al mastering dalle mani di YVKI KOJI.

Abbiamo fatto qualche domanda all’artista per sapere come sta andando questo esperimento solista, tra un viaggio e l’altro, nei chilometri percorsi per promuovere e presentare live i Pezzi che lo compongono, sia quelli dell’album che quelli delle esperienze che lo contraddistinguono.

Dal 2015 ad oggi, dopo l’uscita di Tra il bar e la favola mi sono trovato a pubblicare un po’ di singoli su YouTube e su Spotify fino al 2016-2017. Fino ad allora, purtroppo, non ho avuto modo di racchiudere in un unico progetto i singoli usciti, perché in questi ultimi anni della mia vita mi sono capitate parecchie cose che mi hanno portato un po’ a distrarmi dalla musica.
Poi nell’ultimo periodo, e parlo di circa un anno a questa parte, mi sono trovato con un po’ di inediti e ho deciso di mollare la mia vecchia vita e dedicarmi solo ed esclusivamente alla musica, per riuscire a impacchettare questo progetto. 
Abbiamo fatto una cernita e da lì è nato Pezzi di Merio, che è un po’ (per quel che mi riguarda) la rinascita dal “buco nero” da cui sono uscito dal 2015 ad oggi. Per me Pezzi di Merio, e anche il simbolo del Bianconiglio, rappresenta proprio questa evoluzione, la luce in fondo al tunnel, la voglia di rivalsa.

Nel dubbio, nella vita non mi aspetto mai nulla, in modo che quello che arriva me lo possa godere al 100%! Sono super-contento di come è stato apprezzato il disco, è freschissimo, è passato davvero poco dall’uscita.
Se potessi fare una previsione, quello che mi piacerebbe è che
Pezzi di Merio rimanesse nel tempo e venisse visto sia come il mio ritorno che come una rinascita, quel qualcosa che mi ha fatto uscire da quel buco nero di cui parlavo, durato ben tre anni, davvero tremendi. Vorrei che anche questo passasse alla gente, la voglia di rivalsa che questo disco esprime. Inoltre non vedo davvero l’ora di portarlo in giro live, perché è dal confronto con il pubblico che capisci veramente come è stato recepito il disco.

È una mescolanza di genere dettata da un’esigenza personale, quella di andare oltre i limiti e uscire dalla mia comfort zone. Arrivando da quella realtà di rap crudo quali erano i Fratelli Quintale, e mano mano che il tempo va avanti, le cose cambiano, per questo mi piace sempre sfidarmi e mettermi alla prova. Infatti, anche in Pezzi di Merio si sentono sonorità che sono molto più vicine a delle canzoni, anche come linee melodiche, piuttosto che a un pezzo rap classico. Questa cosa (se posso fare un piccolo spoiler) sarà sempre di più nel mio percorso musicale, perché personalmente mi piace andare oltre i limiti, stupire e stupirmi, soprattutto.

Be’, sicuramente porto a casa un sacco di bei ricordi, tra cui alcuni che si sono anche trasformati in canzoni, come per esempio Judas. Ho avuto la possibilità di lavorare con artisti londinesi, di trovarmi in studio con ragazzi londinesi dal nulla, magari conosciuti in un bar e poi finiti a registrare una canzone insieme.
A Londra c’è un approccio molto diverso rispetto al nostro, essendo una metropoli le cose sono molto più veloci e anche i rapporti certe volte sono fin troppo superficiali, non so se mi spiego. L’Italia resta un paese comunque provinciale, lì invece stiamo parlando di tutt’altro ambiente, dove tutto è velocissimo e devi riuscire a cogliere ogni opportunità al volo, ma soprattutto a non farti inghiottire dai ritmi frenetici di queste città gigantesche.

Sì, assolutamente. Siamo già al lavoro per il prossimo disco, chiusi in studio con Markino, e stiamo preparando anche la parte live. Insomma, stiamo lavorando a un po’ di roba nuova e stiamo andando verso una direzione molto più melodica. Diciamo che Pezzi di Merio può essere considerato un po’ un “antipasto”, oltre che un ritorno. Ho ancora tantissime cose da dire, le nuove canzoni stanno venendo fuori da sole, in studio nasce una magia incredibile – sempre al fianco di Markino, il mio produttore -, quindi cerchiamo sempre di sfruttare tutto questo flusso al 100%.
Che colore avrà il prossimo progetto? Sicuramente sarà qualcosa di azzurro, o viola: intendo dire che sarà un po’ fra le nuvole. Sto comunque andando sempre di più verso brani cantati,  pur mantenendo la mia pezza grezza che mi contraddistingue.