Se fossi poco obiettivo e se scrivessi con la pancia, basterebbe solo raffigurare una capra e scrivere in un maiuscolo dalle dimensioni imbarazzanti: GOAT. Non sarà questo il caso, per fortuna/sfortuna, a secondo di come percepite Weezy.

Il 28 settembre Tha Carter V ha finalmente visto la luce (ne abbiamo parlato anche nell’ultimo numero di Passepartout) e, per buona pace della maggior parte degli ascoltatori mondiali, è stato un grosso finalmente. Quattro anni circa di rimandi e battaglie legali sono state una pena abbastanza cara da pagare. Per i suoi fan e soprattutto per il rapper di New Orleans.

La storia che racconta e la musica che esprime non risente dell’età anagrafica di un progetto nato in un’epoca, che dal punto di vista musicale, corrisponde ad un passato lontanissimo ormai. Insomma, per fortuna, non ha le fattezze di Fry di Futurama, incapsulato in un laboratorio di criogenia per 1000 anni.

I 90’ abbondanti minuti di album si possono ascoltare su tutte le piattaforme digitali e acquistare sul sito, dove con coraggio si può portare a casa qualcosa del suo merch. Se si ama la dogana da pagare.

Un disco di 21 tracce deve essere almeno un minimo vario e TC5 rispetta questo requisito. La batteria di produttori chiamata a raccolta ha svolto, con la supervisione di Lil Wayne, un gran bel compito. Purtroppo, non eccezionale. Suoni più classici e moderni si mixano alla in maniera eccellente con la voce di Weezy, uno strumento in più a disposizione su ogni brano dove è coinvolto. Scorrevole fino a ¾ del lavoro, verso la fine la musica non aiuta testi, che, si fanno via via più impegnati.

Nuovo giro, nuova versione di Tunechi. Dalla nuova versione del suo tentato suicidio (a soli 14 anni, ndr), passando per storie d’amore e di tradimenti (con la cara compagnia di Kendrick Lamar), racconti di morte tra presente e futuro, ad un discorso, della mamma Jacinda in lacrime, dove ripercorrendo la sua storia ci viene presentato un Lil Wayne finalmente uomo. L’amore, perso, trovato o conquistato, fa da padrone per lunghi tratti. Weezy è un uomo che ne ha vissute di tutti i colori e ha ancora la forza e la volontà di essere il cantastorie di tanti. La gioia è trovare, intatto e ben saldo, il suo vocabolario, sboccato e senza regole.

La maestria nella scrittura e nella varietà di flow usati è unica nel suo genere. Trentasei anni sul groppone che non pesano, anzi, corroborano con l’esperienza le sue qualità. Modulazioni di voce che suonano come una lama, graffia, taglia e ti resta impressa. Punchlines da re. Iconico.

Assolutamente lui. In alcuni tratti in versione inedita, in altri il solito di sempre. Questa sua unicità, sdoganata e copiata poi negli anni, gli assegnano un fardello pesante: difficile lasciare indifferenti, si ama o si odia.

Aldilà dell’annuncio di TC5, di video non ce ne sono. La copertina, però, è una delle cose che rendono ancora più caratteristico quest’album. Invariata dalla prima versione del 2014, mostra Lil Wayne, bambino, con la madre in piedi. Accanto l’iconica sigla Tha Carter 5, ennesimo continuo della saga.

Lil Wayne Tha Carter V

Una delle migliori versioni di Lil Wayne possibili. Negli anni ha occupato qualsiasi posizione nella “classifica” del rap negli US, senza batter ciglio delle considerazioni altrui (anche in casi, accaduti, di lavori scadenti). Essere personali premia, scoprire la migliore, ancora una volta, versione di sé stessi è possibile. Passione e sangue (nel più vero senso possibile) sempre.