Quella che seguirà sarà una valutazione il più possibile oggettiva di quella che possiamo definire l’ultima fatica musico-letteraria di Rancore, Musica per bambini.

L’album è stato pubblicato il 1 giugno 2018, dopo ben tre anni di assenza del rapper romano dalle cuffiette degli ascoltatori (se non per qualche brano come Roma Calling con Piotta e DJ Myke).

A livello sonoro il lavoro risulta impeccabile, e per quanto si possa dire, Rancore mostra, come lo stesso DJ Myke ha fatto, di saper lavorare egregiamente senza il suo fedele compagno di album. Il disco ha dei momenti di elevata presa sull’ascoltatore, momenti in cui si viene assorbiti dal tappeto sonoro che completa quella che è la liricità dei brani. Il tutto risulta così essere un flusso di coscienza che avvolge l’ascoltatore portandolo a tutti gli effetti in un altro mondo.

Le produzioni affidate a 3D, Jano e Meiden risuonano tra lo sperimentale e l’old school, lasciando lontano dal processo creativo qualsivoglia tipo di influenza musicale americana contemporanea, cosa che rende l’album una mosca bianca sul percorso attuale del rap italiano. Ciò che è evidente sono la forza, l’enfasi e la potenza di queste strumentali che adrenalinicamente si amalgamano al testo, legandosi perfettamente al percorso artistico del rapper completando il cammino da lui intrapreso dal 2004.

Sulla scrittura c’è effettivamente poco da dire, le capacità espressive vanno a braccetto con la fantasia, tecnicismi e figure retoriche innumerevoli. A livello concettuale il brano Arlecchino vale metà dei vostri rappers preferiti e i loro album, provateci voi a fare un brano in cui metà del racconto è costituito da citazioni letterarie.

Non diventa insetto, non rimane nel letto, non fa colazione

E dentro lo Stige la madre ha sbagliato ha infilato soltanto il tallone

Non veste più largo, il cavallo che aveva ce l’ha Pantalone

E il giro del mondo in 80 giorni l’ha fatto perché è un fattone!

Come un barone non scenderà, come un visconte si dimezzerà

Quando cliccò cercò su Virgilio trovò una finestra per l’aldilà

Ma bazzica sempre da solo all’inferno e Gerusalemme non libererà

E dov’è papà quando la città crolla?

Non porta a nulla, ma la città crolla

E dov’è un amico che va sulla Luna dove il senno è chiuso dentro un’ampolla?
Non tiene certo dei dolci a casa, se ha pareti di pastafrolla
Non vede più Silvia, Laura s’accolla
Poi con Francesca era un po’ prematura
Prima di vendere l’anima al quadro non vide che era una caricatura
Lui non cerca il patto col diavolo se è una rottura di cazzo eterna

L’ignoranza non è ammessa ascoltando Rancore, ma spesso dinanzi ai suoi testi non si può non esserlo; essi si presentano come la più famosa delle illusioni ottiche, illusione anatra-coniglio, un momento ci si vede una cosa, quello dopo un’altra. Tecnicamente ineccepibile, come sempre, uno dei pochi che oggigiorno abbandona i fregi del pop e fa “musica che non vende” e che “di certo non fa i milioni”, uno da cui si può solamente imparare. Un intero brano in extrabeat, virtuosismi, citazioni stilistiche e vocali, metrica, rime, fotta e street credibility.

Come sempre troppo avanti o come sempre troppo indietro rispetto alle logiche di mercato?

Difficile definire cosa si intenda per stile. Se intendiamo l’essere al passo coi tempi, fare brutto (come si diceva un tempo) non ci siamo. Rancore risulta ancora essere il Leopardi del rap italiano, troppo menefreghista nei confronti dell’ambiente rap fatto di salotti fighettini e diamanti. Chi segue Rancore è ancorato al vecchio suono del rap. Non c’è rinnovo, è il libro infinito che non finisce mai. Questo può piacere o meno. Per quanto personalmente piaccia, penso che, da un punto di vista oggettivo, questo risulti essere una pecca del microcosmo chiamato Rancore, che così facendo, si circonda di un pubblico elitario e stagnante.

Ndr: le recensioni sono analisi oggettive, e nonostante mi sia posto di essere il più oggettivo possibile, capisco che questo 5,5 possa sembrare campato in aria a seguito dei miei gusti personali. Personalmente ho sempre odiato l’oro e i diamanti dei rappers, forse perché venendo dal basso mi rispecchio poco in chi ostenta ricchezza. Ritengo solo che ogni tanto sia necessario uscire dal proprio binario, rischiare, scommettere, rinnovarsi attraverso collaborazioni artistiche, assorbire il buono della new wave. Un artista non dovrebbe aver paura di sbagliare; tutti i grandi artisti, se sono tali, hanno sbagliato almeno una volta.

La parte grafico-visiva è forse la parte più interessante. Cover minimal, senza fronzoli e immaginativa, lascia all’ascoltatore libera scelta e possibilità di immaginare dietro di esso qualsivoglia significato. I video si presentano perfetti e forse oltre qualsiasi tipo di aspettativa, contenendo storie dentro altre storie, dove messaggio e immagine si mescolano sino a creare nuove possibilità interpretative.

Un esempio ne è Underman, video di cui non voglio assolutamente spiegare alcun significato ma, semmai, spiegare la complessità immaginativa, video nel quale Rancore interpreta questo eroe anarchico di un fumetto mai esistito, almeno in questo universo (nell’universo, Underman esiste e sono evidentissimi i richiami ad esso). Così facendo Rancore diviene autore, artista e soggetto passivo della propria fantasia.

Secondo capitolo, non meno importante, è il video del brano Depressissimo, in cui l’artista si sdoppia e si trova faccia a faccia col proprio antagonista: se stesso.

Per ulteriori curiosità riguardo all’album posso consigliarvi l’intervista a Rancore.

Possiamo quindi dire che Musica per bambini si presenta all’ascoltatore come l’ennesimo capitolo di un percorso che, per quanto possa o non possa piacere, non delude mai. Nessun azzardo stilistico permette all’ars oratoria di fare del proprio meglio, esaltando e colpendo l’ascoltatore, che, tra metafore e racconti, abbandona il proprio mondo per essere catapultato in un nuovo mondo, dove Underman, Arlecchino e un drago hanno la meglio sugli skrrrt e l’essere British. Ciò che resta di quest’ascolto è solo una domanda: oggi giorno, quanto un album di questa portata può esser apprezzato nel panorama musicale italiano?