YDFWÑ, acronimo di You Don’t Fuck With Niñoè un MC romano classe ’93. Il ragazzo, oltre a dilettarsi al microfono, ha sperimentato da tempo ormai una certa predisposizione dietro le macchine, alle produzioni, con risultati per certi versi sorprendenti! La sua opera prima, chiamata Tommy (“Tommy? Ma che è un nome Tommy pe n’album?! Stai scherzando spero!” recita uno degli intro più spassosi di sempre!) vede coinvolti più di venti artisti lungo le 17 tracce, in cui il suono del producer è parecchio distante da quello che avete sentito ultimamente in cuffia…

Ma lasciamo la parola al diretto interessato, sarà lui a spiegarvi meglio questo progetto!

Tommy nasce dalla voglia di dimostrare che vali. Ho cominciato a fare beat e a scrivere testi nel 2009, e da allora mi è capitato molto spesso di trovarmi davanti gente che prendeva la cosa come un gioco o come se fosse un passatempo buttato lì, coi contorni fumosi e indefiniti di un sogno adolescenziale: io non ero contento per niente, perché ho sempre preso la mia musica molto sul serio, anzi a volte forse anche troppo.
Quindi, dopo il secondo album (da MC) decisi per qualche tempo di mettere tutto in pausa, per capire che direzione volevo prendere, dove volevo arrivare: sono sempre stato uno abbastanza pragmatico, mi dicevo “pensa al futuro, studia e lascia perde ‘sta musica che con la musica non ci si campa, lascia che sia un hobby”. Dopo qualche anno in cui mi ero concentrato per lo più sul lavoro e sull’università, già più grandicello, ho capito una cosa fondamentale che tutti dovrebbero avere ben presente già da piccoli: nessuno di noi conta un cazzo, la nostra vita per il mondo non è importante. Sarebbe bene stamparselo tutti in testa.
Questo poco tempo che abbiamo a disposizione, invece che a fingere di essere qualcun altro per sentirci importanti, dovremmo passarlo a cercare di capire chi siamo davvero e cosa ci fa sentire davvero bene. E allora dal momento che la cosa che mi rende più calmo e sereno in assoluto, che mi fa sentire davvero bene, è fare beat con un bel cannone in mano fuori dal mondo e senza rotture di coglioni, ho deciso di assecondare le mie sensazioni, che volersi bene fa bene. Le atmosfere dei beat che creo sono quasi sempre il riflesso dell’universo di sensazioni che provo in quell’esatto momento. Ad esempio, difficilmente mi metto a suonare un piano neo-soul se mi sono incazzato tutto il giorno in mezzo al traffico: cercherò di tirare fuori tutto lo stress accumulato e verosimilmente il beat verrà fuori una coattata (lol).

Secondo quali criteri hai scelto gli artisti che ci rappano sopra? Questa scelta è stata esclusivamente tua? Manca qualcuno all’appello che desideravi ci fosse?

Gli artisti ed i beat del disco li ho scelti seguendo due criteri fondamentali: la scelta delle sonorità è stata fatta in maniera da mettere più o meno tutti alla prova su un terreno che non fosse il loro preferito, cercando di portare anche chi non aveva tutta questa voglia di sperimentare a confrontarsi con qualcosa di diverso.
Molte delle accoppiate e dei vari featuring invece sono stati dettati da una scelta inconsapevole degli stessi artisti: siccome io so un po’ stronzo (e giù risate!!), mi sono immaginato, riascoltando i vari beat che avevo scelto per il disco, chi ci avrei voluto sentire sopra insieme a chi, e ho mandato a quegli stessi artisti alcuni beat tra cui scegliere, tra i quali era compreso quello che volevo io; quasi tutti hanno fatto la scelta che speravo. Invece, su “Ciao nì” ed altre due tracce (che non vi dirò) il beat è stato fatto lì per lì, seguendo anche un po’ le indicazioni degli MC. In fin dei conti sono un producer esigente, ma democratico quanto basta ??

Sono molto orgoglioso di avere tre donne su Tommy, e anzi ce ne avrei volute almeno altre due: ma probabilmente le incontreremo – SPOILER! – sul volume 2 (BOOOOOOOMMMMM!!!).

In ogni caso, per tornare a bomba sull’argomento donne al microfono, esaurisco velocemente il mio parere dicendo che il mio MC preferito di sempre è una donna (col cazzo che vi dico chi è), e che l’unica intolleranza che questa musica concepisce è quella contro gli intolleranti stessi: non puoi ascoltare il rap (figuriamoci farlo!) se sei fascista/razzista/sessista. Punto. Senza se e senza ma. Qualsiasi altra discriminazione per me è una gran cazzata, sta roba deve unire le persone non dividerle.

Quale può essere l’obiettivo ultimo di un producer? Il rapper può mirare ad avere strofe che verranno sempre ricordate, un beatmaker invece?

Bella domanda! Per quanto riguarda me, l’obiettivo ultimo è far sentire bene: quando io ho un po’ di tempo libero e non voglio fare nulla, metto su del prog rock coi controcazzi, mi sdraio e mi sento bene. Ma proprio bene! Ecco, vorrei che le persone potessero fare lo stesso con la mia, di musica. A prescindere dal fatto che ci sia o meno chi ci rappa sopra.

Lungo tutto l’arco del disco hai creato un suono omogeneo, compatto. Quasi old school, mi verrebbe da dire (e non è assolutamente una cosa negativa). Miravi a questo? A creare un suono sempre riconducibile a te, su cui gli ospiti dovessero adattarsi?

Volevo proprio che fosse qualcosa che ti facesse dire “questo beat è suo, no doubt”. Il fatto che tu mi abbia fatto questa domanda mi fa pensare che alla fine ci sono riuscito. Daje! ??

Come modalità di composizione e campionamento, mi vedo molto vicino all’approccio che ha gente come Fritz da Cat.Se parliamo di roba più suonata, con synth ecc, il migliore al momento credo sia Yazee. Quanto cazzo spacca madonna mia.
Amo da sempre anche Bassi, che fa tutto da solo e rappa sui suoi stessi beat da più di 20 anni. Chi rappa sui suoi beat ha una marcia in più, c’è poco da fare.
In ogni caso, per quanto riguarda questo disco in particolare voglio ringraziare tantissimo Mr. Phil: molte delle cose che ho imparato negli ultimi anni le ho rubate con gli occhi e le orecchie da lui, ed è sempre stato dispensatore di buoni consigli. Il fatto che io abbia fatto questo disco in piccola parte è anche merito suo.

Quanto può essere complicato, nel 2018, per un producer far uscire un disco tutto suo, con vari artisti che si alternano al microfono, anche molto diversi tra loro?

Tantissimo. Mi sono sentito un po’ come un supplente appena arrivato nella classe dove volano i banchi per aria: hai 20 pazzi scoppiati da tenere a bada e non te se incula nessuno. O impari come prenderli e tirarne fuori il meglio, a volte scendendo anche a compromessi, oppure il disco te lo puoi dare in faccia perché non lo finirai mai.

Sappiamo che in passato hai pubblicato dei lavori dove sei tu stesso al microfono: qual è personalmente la differenza che vedi tra l’essere un MC e l’essere un artista alle macchine? Quale preferisci tra le due, e perché?

Personalmente la vera differenza sta nella diversità delle sensazioni che si provano – al microfono davanti a tanta gente ti senti grande, è una sensazione bellissima, ma allo stesso tempo può essere pericolosa per la propria personalità – io, ad esempio, che ho già un ego talmente grosso che nella mia Panda non entra, farei bene a tenermi lontano dal rap il più possibile e tenermi i miei testi per me. Anche ad altri (non facciamo nomi ed evitiamo polemiche) farebbe bene fare ‘sto ragionamento, visto che ormai sono tutte primedonne.

Fare una cosa come il producer o il fonico, lavorare comunque “dietro le quinte”, ti costringe ad imparare un po’ di umiltà e a stare al tuo posto perché hai costantemente a che fare con gente che crede di essere importante, di valere più di te: a volte è davvero così, ma molto più spesso sono poveri scemi che in quel momento si sentono artisti, e tu sai perfettamente che ti basterebbe meno di metà del tuo impegno per fargli il culo a strisce (musicalmente parlando eh). Ecco, è anche e soprattutto con quelli che devi imparare a fare pippa. Perché non sempre, anzi quasi mai, nella vita hai il diritto di esprimere la tua opinione fregandotene delle sue conseguenze – se chi legge non è d’accordo, suggerisco di tornare alla risposta numero uno, nella parte in cui dico che nessuno di noi conta un cazzo.

Quindi in definitiva preferisco fare il producer perché mi ha insegnato a vivere molto più di quanto non me l’abbia insegnato tenere in mano un microfono.

Dopo l’uscita del disco, come lo promuoverai? Hai già in programma un live? Lo porterai in giro per l’Italia?

Lo sto promuovendo come posso, cioè girando come una moneta falsa di qua e di là e avvalendomi dell’aiuto di un paio di amici che sanno muoversi in questo senso. Anzi, visto e considerato che non ho nessuno dietro che fa le cose per me, sono piacevolmente sorpreso del fatto che stia andando abbastanza bene: spero continui così!
Per quanto riguarda il live, il 19 ottobre agli Ex Magazzini di Roma ci sarà la serata di presentazione di questo progetto, insieme a tutti gli ospiti del disco.

A proposito, se qualcuno fosse interessato a una produzione o a portare un live di Tommy nella sua città, può scrivere a ydfwn.music@gmail.com

Baci e abbracci  a tutti!