Comoda e al tempo stesso “cattiva”, calda ma sportiva, la felpa è diventata negli anni uno dei capi di abbigliamento più insostituibili e sempre alla moda, tra i giovani in generale ma con un particolare ascendente nel mondo rap. Scopriamo il perché di questa lunga storia di successo.

Sebbene oggi sia un must tra i giovani, grazie anche alla sua sportività e comodità, la felpa col cappuccio nasce come capo d’abbigliamento riservato a operai e sportivi. Un po’ come accaduto per il jeans, infatti, la felpa ha origini ben lontane da quelle di una maglia da sfoggiare nelle occasioni importanti: le sue caratteristiche la rendevano piuttosto un capo tecnico, pesante ma confortevole.

Già negli anni ’20, in Alabama, fu Bennie Russell a introdurre nella produzione della sua fabbrica di famiglia un nuovo modello di maglia, ideale per offrire libertà di movimento e assorbire il sudore nelle partite di football americano. Per questo capo, Russell scelse un cotone molto morbido solitamente impiegato per la biancheria femminile, ottenendo sin da subito un buon riscontro tra i suoi primi utilizzatori.

Fu l’ingresso in scena della Champion, però, a decretare il successo della felpa,  grazie all’idea di aggiungere il cappuccio, un’innovazione dettata dalla necessità di fornire una protezione maggiore per coloro che più spesso si trovavano a sfidare le intemperie: operai al lavoro all’aria aperta e sportivi alle prese con gli allenamenti invernali. Da un semplice capo tecnico, in pochi anni si giunse però a un incredibile boom della felpa tra i più giovani. Il modello “hoodie”, infatti, iniziò a spopolare nei licei americani trasformandosi in un vero e proprio capo di tendenza.

Come spesso accade in questi casi, da una semplice intuizione si arrivò dunque alla creazione di una vera e propria icona popolare: negli anni ’60 e ’70, infatti, la felpa col cappuccio finì per diventare il capo preferito da ribelli e anticonformisti, writer, skater e appartenenti alla cultura hip-hop, che lo elevarono a simbolo della loro “lotta” al sistema. Il cappuccio era infatti il mezzo ideale per nascondere la propria identità, come nel caso dei writer, o per riscaldarsi durante le pause tra i balli di breakdance, se non addirittura, per alcune frange della popolazione, per coprirsi il volto durante atti di microcriminalità, come borseggi, rapine e risse.

Nel corso degli anni, dunque, la felpa col cappuccio ha coinvolto numerose fasce sociali, rompendo il suo stretto legame con la classe operaia, fino a diventare uno status symbol soprattutto tra i giovani rapper degli anni ’90, ma anche per molti pokeristi e appassionati del tavolo verde, che proprio grazie al cappuccio ancora oggi mirano a coprire parte del viso e a celare qualsiasi espressione che possa farli tradire di fronte agli avversari.

Photo by Cilvawutang, Creative Commons 3.0

Nel mondo del rap la felpa col cappuccio si trasformò dunque nel simbolo di un’intera cultura, un po’ come la camicia di flanella, che nello stesso periodo aveva finito per rappresentare la filosofia grunge, a Seattle prima e poi in giro per il mondo. Capo d’abbigliamento dall’identità ben precisa, must have delle classi popolari, la felpa si era ormai ritagliata un ruolo di rilievo non solo dal punto di vista prettamente estetico e funzionale, ma anche a livello culturale.

Dai Public Enemy ai Wu Tang Clan ai Run DMC, da Notorius B.I.G. a Tupac Shakur, fino a Eminem e al nostrano Fabri Fibra, non c’è rapper che non abbia fatto suo questo capo di moda, personalizzandolo nello stile e nel modo di indossarlo, per renderlo più vicino al messaggio della propria musica. Denuncia politica e sociale sono infatti all’ordine del giorno nel rap più impegnato e una maglia dal significato così popolare ha finito per diventarne inevitabilmente una parte integrante.

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Sono trascorsi quasi 90 anni dalla sua nascita e ben più di 20 anni dall’esplosione nel mondo dell’hip-hop, ma tuttora la felpa resta uno dei prodotti più venduti all’interno dei negozi di abbigliamento giovanile e non solo. Al di là del messaggio, poter usufruire di una maglia che non impedisca i movimenti, che copra eventuali forme indesiderate o che semplicemente tenga al caldo, magari coprendo anche la testa, è un’opportunità che mette d’accordo proprio tutti, dal liceale che deve affrontare la giornata di scuola all’uomo che si prepara per recarsi in palestra, fino alla ragazza che desidera sentirsi comoda in barba ai classici abiti più attillati.

La felpa ha finito per diventare il vero simbolo di un abbigliamento che mette d’accordo tutti, senza distinzione di sesso, età o classe sociale, tanto da essere ormai una presenza fissa anche negli scatti dei paparazzi ai più famosi vip in giro per il mondo: in tempi recenti abbiamo incrociato Leonardo Di Caprio camuffato con cappuccio in testa mentre sbarcava a Saint Tropez, Justin Bieber con felpe di vari colori e persino la glamour Chiara Ferragni, che ha ufficialmente sdoganato l’hoodie anche nel mondo social e patinato dei nostri giorni.

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Ormai la felpa può essere considerata una vera mania: sentirsi comodi e a proprio agio infatti non è più un desiderio di pochi, ma un vero e proprio obiettivo nella scelta dell’abbigliamento da acquistare. Spazio dunque alla fantasia e al colore e a ciascuno la propria felpa!

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