Arrivato al quinto disco solista e al ventesimo anno di attività possiamo affermarlo con tranquillità: la miglior dote di Guè Pequeno è la longevità con cui riesce costantemente a rimanere al passo con i tempi – affermazione suffragata da quest’ultimo Sinatra. Alle premesse, una novità: la direzione artistica del disco affidata a Charlie Charles, interessante per due motivi: il primo è che ancor più degli altri episodi solisti, tutti gli spunti che rendono ben noto il suono Pequeno (la passione per la musica italiana, la musica latina e il rap di un certo tipo di gusto) vengono per la prima volta diretti da qualcuno che non sia Pequeno stesso in un modo che risulta infatti più coeso del solito; il secondo è che il direttore artistico è un’eccellenza, giovanissimo – longevità ed esperienza non teme di competere con la freschezza degli sbarbati. A monte di queste premesse, il disco scorre liscio nella sua mezz’ora (12 tracce) con momenti fatti di rap più classico (Bastardi Senza Gloria con Noyz riprende il beat di If I Can’t di 50 Cent, una chicca per gli appassionati; Babysitter quasi ci ricorda il G-Funk di quegli anni lì), dancehall (la presenza di due autorità come El Micha e Cosculluela dice già tutti sui ritmi più latini del disco; il campione di Mango in Bling Bling invece è un piccolo culto: indice di una passione per il diggin e l’uso dei sample nonostante gli anni che passano) e pop dal sapore internazionale (2% con Frah Quintale ha tutte le carte in regola della hit). Non indifferente la lista degli ospiti: ai già citati aggiungiamo infatti Elodie, Marracash, Luchè, Capo Plaza, Sfera Ebbasta, Drefgold, Tony Effe, Prynce. Una lista lunga e non sempre all’altezza del padrone di casa: i giovani accusano infatti il confronto con quello che è senza dubbi tra i flow più autorevoli d’Italia. Come ogni anno, ci troviamo davanti a uno dei migliori dischi dell’anno per scrittura, flow, beat. Aspettiamo già il prossimo.