Parlare con Gionni Gioielli è sempre un’esperienza. A prescindere che si sia d’accordo o meno con lui, non si può non apprezzare il suo sano gusto per la polemica, per la provocazione e per il rompere i coglioni a prescindere. 

Da poche settimane ha pubblicato il suo disco “Young Bettino Story”, ovviamente dedicato al leader maximo socialista Bettino Craxi e che sta facendo più rumore di quanto lo stesso Gioielli si sarebbe probabilmente aspettato. Tanto da entrare nella Top50 viral di Spotify Italia. 

In realtà non sono neanche sicuro che il disco mi piaccia, e non è neppure questo il punto. I giornalisti dovrebbero piantarla di dire alla gente cosa pensare dei dischi, ricordano quelli che chiedono agli ex com’è scoparsi una: finché il cazzo non è il tuo non puoi capirlo. La musica è uguale. 

Perché questo articolo quindi? Perché a prescindere da quello che io possa pensare, in un’epoca di rapper emo-babbi democristiani che non sono capaci neanche di farsi una sega senza prima averne discusso con l’ufficio stampa, ci voleva una rinascita socialista. Avevamo bisogno di qualcuno che prendesse tutta questa ondata di rapper dall’animo sensibile, ne facesse una pallina di carta, ci si pulisse il culo e ce la tirasse in faccia accompagnata da un rutto al gusto Franciacorta. 

Perché Craxi? Sei sempre stato un “fan” o ti sei andato a studiare il personaggio anche un pò a ritroso? 

Era cattivo. Era quello che aveva rubato tutto. Poi però mi sono reso conto che continuavo a chiamarmi “Young Bettino” ma è che ne sapessi poi molto. Il disco mi è servito anche per approfondire e per rafforzare un’ammirazione che c’era già. Ha rubato? Certo che sì e ha anche pagato per tutti. Poi visto quello che è venuto dopo anche rubare non mi sembra la fine del mondo…almeno erano competenti. 

Se c’è una cosa che mi piace di questo disco è che non ha ansia da prestazione. I rapper italiani sono così disperati nel fare credere a tutti di avere il cazzo grosso che alla fine ti viene il dubbio sia molto piccolo. Col tuo disco non succede.

Io so di avere il cazzo grosso. E’ un dato di fatto. Il fatto che si sia dovuto aspettare il disco di uno che non fa il rapper di lavoro per sentire delle barre in Italia ti fa capire quanto sia paradossale la situazione. Io ho fatto questo disco cazzeggiando, e non mi ero manco reso conto di quanto fosse figo. Poi ho ascoltato i dischi degli altri e mi sono sentito in diritto di montarmi la testa. Questi fanno i pezzi reggaeton scavallando “One Dance” di Drake con due anni di ritardo… 

Ho letto che in questo disco, seguendo la vita di Craxi e il mood anni 80, sei stato facilitato nella scelta dei titoli. 

Pare, per sti trapper è facile: fanno i testi con 3 parole, due sono versi da ritardato, ovvio che la terza è il titolo. Sei fai 16 barre e 2 strofe non è mica facile trovare un titolo fico. Poi sti titoli hanno mandato molta gente fuori strada. Non è che ci siano sti significati profondi in sto disco. Sono io che sparo cazzate a ripetizione e poi tra le skit e i titoli delle canzoni sembra che ci sia chissà quale concept. Una botta di culo. 

La tipa di quale rapper si fa scopare nel cesso dalla riserva del Milan? (estratto dal brano “Moana Pozzi”)

(Ride). Che generazione di gossippari… io sta cosa non la dovevo probabilmente neanche scrivere. E’ una soffiata che ho avuto da un amico che non appena ha sentito la canzone mi ha detto “ma sei pazzo?”. Non te lo dico perché non voglio vada nei casini. Forse era delle giovanili…no cazzata, era proprio una riserva del Milan. E’ italiano. Ti direi il nome ma non ricordo, di calcio non me ne intendo. (ride)

Vabbè dai fai la preziosa. Parliamo allora di “Umberto Smaila” e della strofa di Loop Loona. Io non ho mai nascosto che le rapper donna me l’hanno sempre fatto ammosciare, ma lei è davvero forte. Strofa superlativa. Peccato che ho letto che qualche tuo fan non ha apprezzato… 

Probabilmente fan di Ghemon (la strofa di Luna si conclude con “rap al femminile, a me piace solo Ghemon”). Lei è l’unica che ha veramente spaccato in Italia come se fosse un uomo. Spacca e basta. Alcuni dicono che è stata troppo scurrile… figa è rap, ma questi l’hanno mai sentita una strofa di Lil’ Kim? Sta gente non sa l’inglese pare, è quello il problema. 

Quello e tanti altri direi. Commenti che ti hanno fatto girare il cazzo? 

Io ovviamente mi leggo tutto, ogni commento. I rapper che fanno finta di non curarsi di certe cose mi fanno ridere, specie perché poi sono i primi che non appena esce una scoreggia su di loro corrono a fare Instagram story per frignare “…io lo faccio di lavoro gnegne”. Puttane permalose. Detto questo mi fa ridere quando dicono che non sono tecnico. Perché? perché non la chiudo sul rullante? Perché non mi sono messo a fare 400 rime da povero ritardato a mille all’ora? 

Anche perché se quella è la tecnica se ne può anche fare a meno…

Io del rap ho una visione semplice: deve assomigliare a come tu parleresti a uno per strada. A me fanno morire sti rapper che per darsi un tono usano parole prese a casaccio dal dizionario. Anche perché se uno mi parlasse così per strada gli direi “ma che cazzo stai dicendo?”. Lo stesso per le tematiche. Sti qua parlano tutti di quanto sono depressi, di quanto sono innamorati… lo reggeresti uno così davanti a una birra? Io dico di no. Capisco però che c’è sta valanga di ragazzini che credono di avere l’ansia a cui bisogna far comprare i dischi.

Di chi stai parlando nel pezzo “Antonio Di Pietro”? 

Laioung. E’ lui il povero ricco di famiglia. Io lo odio, fa il razzista con i bianchi ma suo padre è bianco. Ti chiami Giuseppe, falla finita. Scrivilo. Gioielli odia Laioung. Poi per fortuna la sua carriera è finita, fa cagare, ha sempre fatto cagare. Se me ne uscivo io con “noi non siamo veri, siamo veridici” mi prendevano a schiaffi. Poi ha avuto anche lo scandalo con le minorenni, dai lasciamo stare, è scarso. Fine. Se quello è un rapper, Rude MC dei Flamino Mafia era Rakim. 

Chiaro. Video ne fai? 

No. Per adesso no. Se anche ne facessi uno comunque non avrebbe nulla a che vedere con questi video che vedo in giro. Sono tutti uguali. A me di fare il classico video frega poco. Nelle solite ville, le macchine noleggiate, con le solite quattro tipe di Milano, con i vestiti firmati un po’ veri e molti finti… no grazie. Mi piacerebbe fare qualcosa di diverso, un po’ particolare dove magari non mi si vede neanche, ci sto pensando. 

Ho visto un’intervista in cui Marra si paragona alla Beat Generation. Io vivo all’estero e se dico a un mio amico inglese che abbiamo un rapper che si paragona a Kerouac chiama la neuro. Tu sti artisti italiani come li vedi? 

(ride) Guarda non per difenderli ma che un rapper abbia sti deliri di onnipotenza può anche starci. Fa parte del gioco. Poi devi sempre ricordarti che è parte del business, questi devono pagarsi il mutuo e devono continuare a vendere il personaggio con cui funzionano sul mercato.

Questo è sacrosanto. Però se stai vendendo un prodotto, non mi puoi fare anche la parte del duro e puro che non scende a compromessi. Per non parlare di come reagiscono da checche isteriche se ti permetti di criticarli. 

Vero. Questo è anche colpa di un certo tipo di giornalismo. Ho capito che tu sei un figlio di puttana ma la gran parte delle riviste in Italia vanno avanti leccando il culo a tutti. 

E su questo sono d’accordo. Una volta l’ho pure scritto che anche Hano in questo senso aveva le sue responsabilità. Secondo te cosa manca al giornalismo musicale italiano? 

Prima di tutto la cultura musicale di base è ridicola. Poi l’Italia è un paese piccolo. Si crea quel sistema in cui è meglio tenersi tutti amici e non rompere il cazzo. Tutti seguono la stessa corrente. Quando è uscito Liberato il pezzo all’inizio aveva 30K view. Ne avevo più io, per dire. Sono poi comparsi articoli a destra e sinistra che lo spingevano come una rivoluzione, ed è schizzato nei trend. E’ ovvio che sia stato fatto a tavolino con la complicità delle riviste. 

Vero. Poi possiamo anche dire che ormai il mercato è di proprietà di Zukar, Pesce, Shablo e pochi altri. Pochi nomi che si gestiscono tutto. Sembra una setta.  

Certo. E’ lampante sia così. Io so per certo che potrei fare il disco più bello della storia ma stai sicuro che in certi canali, per quello che sono o che ho detto, non ci entrerò mai. Non c’è dubbio. Il male vero del rap italiano però è un altro. 

Qual è il male del rap italiano? 

L’old school. Quelli della vecchia scuola che fanno cagare. Vedi, quelli che fanno la trap in realtà fanno pop. Ci sta, è un altro campionato. Il rap italiano quello vero, fa schifo. Togli i soliti due nomi, chi cazzo lo fa rap in Italia? Ho dovuto fare un disco io che, nel suo piccolo per carità, è stato accolto come una liberazione, quando ho semplicemente fatto quello che dovrebbero fare tutti: un disco rap. Se i produttori sono ancorati ai suoni del 2005 e a sto cazzo di bum cha e se i rapper si fanno sti viaggi mentali del cazzo, ovvio che poi uno si ascolta la trap. Come faccio a dire a un ragazzino di ascoltarsi sti sfigati? 

Dai. Credo di avere quello che mi serve. Sapevo non mi avresti deluso. 

Mi raccomando impegnati che Gioielli ha bisogno di una buona promo. Visto sto già parlando di me in terza persona. Parla di me come un vero artista, un illuminato…

Un poeta? Come Marra?

No, lo sai che ci tengo. I rapper non devono essere poeti. Scrivi: “Gioielli non è un poeta. E’ un sollevatore di polemiche. Un Opinionista. Un imprenditore. Gioielli è una guida per la rinascita socialista. Il nuovo Craxi”.

Young Bettino Story. Love it or Hate it.