Mercoledì, il 25 Ottobre, siamo andati alla presentazione del nuovo singolo di Cromo “Italieno” – ascoltabile pubblicamente da oggi su Spotify – che segna l’ingresso del giovanissimo rapper genovese all’interno dell’Atlantic Records, storica etichetta del gruppo Warner Music. Il brano è stato registrato presso il RedBull Studio Mobile e vanta il featuring di Vegas Jones, anch’egli appartenente al roaster Dogozilla Empire come il rapper genovese classe ’98. Prima dell’inizio dell’evento abbiamo fatto qualche domanda a lui e Vegas Jones – con il quale abbiamo scambiato qualche parola dopo la prima del film su Tupac “All eyez on me” qualche tempo fa – che vi riportiamo in questo articolo.

Prima di iniziare, come va?

C: Tutto bene, mi sento molto contento in questo periodo.

Immagino tu sia carico, con l’uscita del nuovo singolo e l’entrata in Warner. Considerando che sei un artista in giro da poco ma che comunque sta ottenendo ottimi riscontri, hai voglia di farci un piccolo excursus per spiegare chi sei a chi ancora non ti conosce?

C: In realtà ho iniziato all’età di 12 anni, sono 7 anni che faccio musica considerando che ora ne ho 19. Ho girato tantissimo con BLNKAY che è un altro personaggio che è andato a Spit e con il quale ho fatto tantissimo freestyle.

Tu hai girato anche per contest, giusto?

C: Esatto, ho vinto anche alcuni contest come il Crazy Bull in cui c’era anche come ospite Ensi, che mi ha permesso anche di fare uno dei miei primi viaggi ad Amsterdam. Tralasciando ciò comunque l’esplosione c’è stata dopo la condivisione di Ghali di White Weedo, che è stato un pezzo che da solo ha avuto una sua spinta, perché è piaciuto molto agli ascoltatori di Genova (ndr la città natale di Cromo), ed ha avuto la sua esplosione con la condivisione di Ghali, passando da circa 40 mila views ad averne 400 mila in un giorno, arrivando in tutta Italia. Piano piano hanno iniziato a scrivermi persone da tutte le città e mi ha contattato Don Joe, grazie al quale sono entrato a far parte del progetto Dogozilla Empire.

Hai iniziato a 12 anni ma immagino che ascoltassi Rap già da piccolo, esatto?

C: Credo che il primo pezzo che abbia ascoltato fosse Boing dei Club Dogo, ad 11 anni, nel 2009 mi sembra.

Ascolti anche Rap americano?

C: Tantissimo, principalmente. Mi piacciono molti artisti come ad esempio Ras, che lo noto comunque molto simile a me perché dal punto di vista metrico/tecnico mantiene sempre dello spessore ma aggiunge una melodia, facendo un lavoro a 360 gradi, come si sul dire, perché per me la tecnica è molto importante ma non bisogna soffermarsi solo su quella ma aggiungere anche una melodia. Ed è quello che fanno in America gli artisti a cui guardo io e che sono svariati. Dal punto di vista dei testi Kendrick Lamar è di spessore, come anche Joey Badass. Poi c’è tutto il lato per quanto riguarda la melodia che invece lo approfondisco con Chief Keef, Gucci Mane, Lil Uzi Vert.

Tu rientri in quel filone denominato Trap in un momento in cui, quest’ultima, è già esplosa, facendo numeri importanti in Italia, e si è consolidata, con i suoi esponenti di punta al comando. Perché le persone dovrebbero ascoltare te anziché gli altri? Cosa ti differenzia?

C: Perché non ci sono semplicemente dei valori della Trap che, ricordiamo, è comunque un sotto genere del Rap, ma do molto spazio anche alla metrica e alla tecnica. Secondo me ci sono anche delle cose che ad un primo impatto non si capiscono, bisognerebbe andare lì a rileggere il testo per capire. È questa la novità che portiamo ovvero dare sempre un’importanza primaria, fondamentale, al lato melodico della struttura del pezzo ma anche dal punto di vista tecnico e metrico. Anche Vegas è uno dei massimi esponenti in questo, quindi Dogozilla vuol dire questo anche, principalmente. Anche Don Joe, ricordiamo, ha un trascorso molto di Rap, da un periodo in cui la Trap non esisteva, e questa ne è l’evoluzione. Teniamo uno spessore nel Rap ma ci facciamo contaminare da tutto ciò che ci piace, in modo genuino.

Come abbiamo detto tu hai un passato da freestyler. Come ti influenza questo nella scrittura dei pezzi? Soprattutto considerando che fai Trap, il frutto della generazione di coloro che hanno iniziato direttamente pubblicando canzoni su YouTube, mentre il freestyle – differentemente da qualche anno fa, soprattutto nel periodo Spit, quando era considerato quasi un passo obbligatorio per raggiungere una certa fama – viene considerato come patrimonio di quello che lo stampo Rap più canonico.

C: Guarda, ultimamente non lo faccio neanche io più così tanto, solo quando mi va, però penso che in passato sia stata una cosa fondamentale, perché è una delle cose che ricordo con più soddisfazione. Salire sul palco, quando hai qualcosa da dire o anche solo dei giochi tecnici da fare, comunque ti aiuta, ti dà della forza interiore, se ti devi presentare ad un live comunque sai già come tenere in mano un microfono. Quindi non è un’esperienza accantonata del tutto – fuoriesce anche nella creazione dei miei testi – però non è più la cosa fondamentale. È nato come un gioco e mi ha aiutato per quanto riguarda le performance e dal punto di vista dei live.

Ora direi che è giunta l’ora di rompere le scatole anche un po’ anche a Vegas (ndr ride). Parliamo un po’ del nuovo singolo che uscirà in questi giorni (ndr il singolo è uscito oggi ma l’intervista è antecedente): perché il nome “Italieno”?

V: È tutto qua dentro (ndr indicando la testa di Cromo).

C: “Italieno” anziché italiano perché è l’aggiunta all’essere italiano. Come dicevamo prima voleva essere una novità all’interno di questo mercato, non qualcosa di già sentito e risentito e quindi ci siamo scervellati insieme ed abbiamo creato questo pezzo di cui siamo entrambi molto orgogliosi.

V: Lui l’ha fatto e me l’ha proposto, un po’ come me brand. A me piaceva come cosa, l’idea che le mie cose sono aliene, le mie cose non le fa nessuno, non le trovi su questo pianeta.

Un concetto che rimanda molto alla DPG

V: No, fra, niente. Con tutto il bene del mondo ma è un’altra cosa, nel senso che comunque sia è una cosa unica. La cosa bella è che comunque penso sia anche riconducibile al fatto che l’Italia conta finalmente qualcosa al giorno d’oggi. Lo è stato sempre di più ma in questo momento esatto c’è tanta gente che ci mette le orecchie e che ci mette gli occhi. Mi piace molto come idea perché rispecchia quello che provo, perché sono italiano e mi piace far capire che sono italiano, non voglio fare quello nero del Bronx.

Quali sono le peculiarità che differenziano il Rap o Trap – che poi non è altro che un’evoluzione del Rap, ricordiamolo – italiano attuale rispetto a quello straniero? Tu dicevi che siete i neri del ghetto del Bronx ma siete un’altra cosa. Quindi cosa siete?

V: Siamo italiani che stanno facendo musica ad un pubblico che sta cominciando a capire la musica forse proprio questa differenza. Poi non credo che cambi molto tra un nero del Bronx, in quello che fa nella sua vita – a parte qualcosa – rispetto ad uno di noi che viene dalle periferie, più o meno la cosa è quella. Naturalmente uno deve farlo in stile ed in chiave italiana.

Qual è questa chiave? Cosa vi differenzia a livello stilistico, nella musica, che poi è quello che importa?

V: Un suono unico. Comunque sia io che lui (indicando Cromo ndr) prendiamo ispirazione, come la prendono tutti, anche dagli Stati Uniti, che sono un po’ la madre patria di tutto ciò. Ci sono tanti artisti che propongono la loro musica e ormai siamo arrivati ad un punto in cui ci sono dei picchi che dicono che questa roba originale perché se tu vai a sentirti un pezzo a mio non lo puoi sentire in America, anche se uno prende ispirazione. Poi lo sai anche tu, gli stessi americani si ispirano agli americani stessi che c’erano. La cosa bella che mi piace di adesso è proprio quella, la forza del rapper che si butta fuori, butta fuori la faccia e si fa vedere fuori (ndr all’estero), che non è detto che ti guardino ma può essere che ti guardino, io sono sempre preparato a questo. A me piace sapere che da fuori qualcuno mi veda. Ad esempio, copiare i pezzi è una cosa che non ho mai fatto e non farò mai perché il giorno che mi è capitato di stare in studio con produttori americani, di rapper americani grossi, che arrivano lì e magari in Italia nessuno si accorge di niente però sai che brutta figura che ci fai con loro? Se sei con il produttore che è il produttore del pezzo che tu hai copiato e ti dice “bello, però è mia questa roba”. Per me questo è essere italiani: con classe ma pur sempre italiani.

Mentre tu e Cromo come vi siete conosciuti?

V: Grazie alla musica. Me l’ha fatto sentire Don Joe, io non lo conoscevo, anche perché non sono molto aggiornato sul Rap italiano se è erba proprio che sta venendo su in quel momento, però appena me l’ha fatto sentire subito mi è piaciuto, perché c’è quella grinta, il flow, l’attitudine, che è quello che conta, che uno lo sente subito che è forte. Quindi ci siamo conosciuti grazie alla musica ma poi ci siamo ospitati a vicenda.

C: Manteniamo comunque anche un rapporto umano, ci vogliamo bene. Però come diceva lui, appunto, “Italieno” nasce da questo, dal dire “siamo italiani” ma con quel qualcosa in più che manca agli altri, sennò lo faceva qualcun altro il pezzo.

Copertina Italieno

Adesso che sei entrato in Warner, cosa ti aspetti da questa collaborazione?

C: Pian pianino, logicamente con anche la crescita degli ultimi due pezzi, mi aspettavo che si sarebbe mosso qualcosa e secondo me è quello che serve per indirizzarmi ancora meglio. Siamo molto al lavoro e ti dico, ora il primo singolo che appunto uscirà di presentazione mia è questo, quindi siamo tutti curiosi di vedere cosa succederà.

C’è in progetto un album e si sa magari qualche tempistica?

C: Manca pochissimo perché ormai abbiamo quasi del tutto concluso il progetto. Siamo tantissimo al lavoro Don Joe, il mio manager, la mia etichetta Dogozilla e la Warner e proprio siamo agli sgoccioli quindi dopo il singolo preparatevi ad una rafficata di pezzi.

V: L’ultima cosa che volevo dire è che ci sono featuring e featuring. Alcuni li sento proprio miei, altri meno. Il pezzo con Cromito, a parte il che c’è il beat di Boston che comunque è della famiglia, però è proprio la traccia in generale, quando la sento la traccia è nostra, mi piace quello. È come è successo con Nitro con “Trankilo“, uguale. Il bello è quello, cioè una traccia dopo cui ti guardi con chi l’hai fatta e dici “traccia nostra”. Anche se l’idea principale è sua, se uno poi ci si rispecchia e scrive su una roba che fila, allora fila tutto.

Perfetto, direi che con questo abbiamo concluso l’intervista. Speriamo quindi che “Italieno” goda della stella fortuna di “Trankilo”!

C: Grazie!

V: Grazie carissimo