Siamo riusciti a intercettare Marte in mezzo a uno suoi tanti viaggi per farci raccontare la sua attività di artista che lo sta portando letteralmente in giro per il mondo. Partito da una piccola e difficile realtà come Rozzano, ha saputo grazie alla sua perseveranza portare il suo stile in 4 continenti, e tuttora il suo percorso è in evoluzione.
Vi lascio alla lunga chiacchierata e alle immagini che ci raccontano chi è e di cosa è capace Marte, un “cittadino del mondo” come lui stesso si definisce, che è riuscito a fare della sua passione un lavoro gratificante.

Rio De Janeiro

– Ciao Marte, raccontaci di quando e come è stato il tuo primo approcio con il mondo dei graffiti?

A fine anni 80 a Rozzano c’erano diversi muri dipinti, li guardavo come se fossero alieni. Il primo approccio con le tags è stato in casa sulle pareti quando andavo all’asilo. Ne ho prese tante che se ci penso qualche dolore lo provo ancora.
Per qualche anno ho rimosso dal mio cervello la parola muro, ma alle medie ho visto gli altri che lo facevano e ho incominciato anche io.

– Quali sono le crew di cui hai fatto parte e a quale/i sei più affezionato?

N1, non sono il fondatore ma lui ha smesso nei 90 e io me la sono messa un po’ sulle spalle. In realtà ho avuto qualche anno dove dipingevo poco o nulla ma chi conosce la Milano di quegli anni sa dov’ero e a fare che, organizzavo serate hip hop… Quando ho smesso ho riniziato coi graffiti e con l’N1. È entrata gente nuova, c’era una mentalità precisa, ma gli obiettivi a lungo termine non erano stati prefissati un granchè. Di conseguenza come spesso accade, arrivati ad un certo punto ci sono obiettivi diversi, oltre che magari alcune intolleranze caratteriali con qualcuno, magari qualche invidia etc…
Ci ho pensato molto a lungo e alla fine ho deciso di lasciarla in mano agli altri e di uscire.

Bruxelles

Poi sono entrato in NHR, una crew nata in Belgio, con componenti anche in Spagna e Marocco. Ragazzi molto simpatici e alla mano con cui mi diverto e mi trovo in giro tra l’Europa e l’Africa diverse volte all’anno. Ma è tutto molto easy.

3 mesi fa circa mi hanno fatto entrare in FX crew, nata nel Bronx, una forza atomica, non voglio entrare nei dettagli per non mancare di rispetto a nessuno, ma da entrambe le parti ci siamo resi conto che non era cosa. Loro molto classici wild style e 3D, io più rivoluzionario e sperimentale, a parte quelli che erano già miei amici e che sentivo già anche senza scrivere la stessa parola degli altri non ho fatto un discorso che sia uno con uno di loro. Al momento preferisco non aggiungere ulteriori dettagli , ma pochi giorni fa sono uscito.

Milano

Ma in generale il mio rapporto con le crew posso dire che non è né ipocrita ne opportunistico. Oggi le crew si fanno in internet con gente che non si è mai vista in faccia e si chiamano fratelli. Mi sembrano un po’ quelle storie alla Street Dance Fighter dove sbucano persone da ovunque, cambiano squadra in finale e cazzate del genere. Alla fine a nessuno gliene frega niente o quasi se gli servi ti stanno vicino se dai fastidio per qualche motivo si coalizzano contro. Per me i graffiti sono la libertà, vedo tutte queste cose come stupidate da ragazzine, mi piace dipingere con chi dico io, ma preferisco dipingere quando dico io e come dico io, senza paura, non ho bisogno dell’amichetto per la domenica pomeriggio. In molti dei 27/28 paesi in 4 continenti dove ho dipinto sono andato da solo, ho dormito in favelas e giocavo a pallone coi bambini e i delinquenti, sono stato nei peggio quartieri di mezzo continente americano.

Miami

Sono il primo non brasiliano ad aver dipinto alla città di Dio, qualcuno dovrebbe aver visto il film. Ho fatto la metro a South Side Chicago quartiere nero, quello che chiamano Chiraq perché fa più morti della guerra in Iraq (c’è un film di Spike Lee che ne parla e una grande scuola trap da diversi anni). L’amichetto non mi serve.

– In quale preciso momento la tua passione è diventata il tuo lavoro a tutti gli effetti? E cosa consigli a chi vuole seguire la tua stessa strada?

Ci ho provato tante volte e tante volte ho pensato di andare a lavorare, avrei fatto felice un sacco di gente, compresi i miei genitori che non accettano la mia vita e le mie decisioni. La prof di latino e storia al liceo mi prendeva in giro e mi diceva davanti a tutti e tutti i Giorni che non sarei andato da nessuna parte. Io sono sempre stato zitto ma qualche salutino gli è arrivato, a lei come a mio padre. Precisamente da Cancun, Miami, Rio de Janeiro e Senegal. Quattro tappe fondamentali della mia vita da writer. La stessa 3/4 anni fa mi ha chiamato per un progetto nella stessa scuola pagato, con i ragazzi. È una delle mie tante piccole vittorie, alla quale comunque ho deciso di non infierire. Io ragiono come un imprenditore non come un artista, comunque diciamo che le cose hanno iniziato a girare nel 2015.

Io avevo già vinto, non ho capi, vivo con la bomboletta in mano, mangio al ristorante tutti i giorni, mi vesto gratis, ho casa, Suv e sono senza debiti. Quando uscirà questo articolo probabilmente sarà fuori nel mercato la mia bottiglia di rosè, seguitemi sul mio Instagram e sul mio sito per i dettagli. (Sito internet:www.hellomarte.com e @hellomarte su Instagram)

Rio de Janeiro

– Al momento sei in giro per il mondo per lavoro, raccontaci un pò della tua esperienza worldwide…

Il primo grande viaggio è stato nel 2013. Chicago, Saint Luis, Dallas, Houston, San Antonio, Roswell, Arizona, Albuquerque, Las Vegas Los Angeles, Città del Messico Guadalajara. 800$ per Jordan e New Era e poco altro, spesi in totale dipingendo dappertutto, un sogno.
Da lì si sono iniziate ad alzare le antennine però, ogni volta che partivo per un lungo periodo succedevano problemi personali a distanza, e ho iniziato a capire che quasi nessuno delle persone che avevo vicino provava gioia dai miei successi, anzi, gli davano fastidio. Collegandomi alla domanda precedente aggiungo che il mio conto in banca e il mio strato sociale sono cambiati nel momento in cui ho iniziato a fregarmene degli altri esattamente come loro si erano fregati di me e a potare i rami dall’albero. Da lì buio totale da una fetta di gente e mille altre porte che si sono aperte e che si aprono tutti i giorni con altri tipi di energie. Come sono fatti avvoltoi, il gatto e la volpe lo so da quando si viveva 16 ore fuori casa alla Rozzano dei 600 arresti in una notte e l’ho consacrato quando organizzavo serate.

Dakar Senegal

– Quando fai lavori su commissione cerchi di imporre anche il tuo stile personale o esegui alla lettera quello che ti chiede il cliente?

Io non faccio più commissioni, faccio joint ventures, se una azienda vuole me deve lasciarmi esprimere così come io devo esprimere loro. Hate it or love it, hate me or love me, credo che la mia mano sia piuttosto riconoscibile qualsiasi stile o tecnica (mie ma diverse) io usi, sia che faccio lettere o altre cose.

Milano

– So che nel tuo percorso hai avuto a fare anche con diversi rapper, puoi parlarcene?

Conosco tanti rapper da quando facevo serate ma non sono mai stato uno che si accalappia. Ad ogni modo li saluto tutti da Marra a Guè a Neffa a Dre Luv che mi ospitó a casa sua a Firenze un paio di mesi tipo 17 anni fa e mi fece capire la musica, alla chiacchierata con Kaos nel ponte tra i 90 e i 2000 dove i live erano vuoti, il rap italiano finito e lui era là.

Come N1 abbiamo fatto un video con Ensi, “Numero Uno”, lo ho portato io in un posto mio a girare la scena, ma ero dietro le quinte col mio cane, non c’è la mia faccia nel video, ci sono altri.
Kaos si è fatto una foto davanti ad un mio pezzo una volta, e io ho fatto un muro per il Guè a Miami mentre eravamo entrambi là. A San Paolo poche settimane fa ho dedicato un muro ad Amed che conosco da 20 anni e a Ghali perché mi è venuto da chiamare il muro “Cara Italia” e di conseguenza…

San Paolo


– Oltre al lettering nel quale hai raggiunto un tuo stile riconoscibile, disegni anche paesaggi… Come hai raggiunto questo livello in soggetti così diversi tra loro?

Vi faccio un esempio musicale, parlo di rap e torno indietro di qualche anno.
Ognuno di noi ha il suo preferito, è una questione di gusti, di emozioni, di Baggio o Del Piero ma, la vita è numeri e fatti, il resto sono unicorni e cipolle nel cielo dorato. Chi è che ha fatto un album all’anno per tutta la carriera? Jay Z. L’unico che non ha Instagram e che fa cantare a sua moglie che il mondo lo guidano le donne. Nel frattempo compra una squadra di basket la porta nel suo quartiere e compra anche colui che gli ha fatto il peggior beef da Tupac e Biggie in poi.

Chi è che ha fatto più featuring? Busta Rhymes, nato con uno stile unico, ha dopo fatto hits, r’n’b, extra beat, e tutto il resto, il più completo di tutti.


Non sono mai stati i miei preferiti loro due a livello emozionale, ma a livello strategico e lavorativo i numeri uno sono loro. Eclettici, al passo con i tempi, veloci nell’agire. Io nel mio piccolo ho capito che dovevo variare per sopravvivere. La legge di Darwin. Oggi ti disegno qualsiasi cosa, ma col mio tratto.


– Apprendo dal tuo curriculum che hai lavorato per clienti molto importanti, e in tutto il mondo… Qual’è il tuo lavoro che giudichi più importante, quello che ti ha dato più prestigio?

Sicuramente un appartamento che ho dipinto al bosco verticale, mi ha dato grande soddisfazione, la fermata di Repubblica del passante ferroviario, la metropolitana di Copenhagen che è finita su un libro di architettura, ultimamente un terrazzo a Salvador de Bahia, sicuramente alcuni edifici interi dipinti per società e multinazionali. In genere mi piace molto dipingere anche interni di lusso.

Milano


– So che utilizzi diverse tecniche oltre agli spray (ad esempio pennelli e markers) ma qual’è quella che prediligi, che ti da più soddisfazione e con la quale ottieni i migliori risultati?

Bombolette tutta la vita. Il resto a volte è d’obbligo ma è noia. Io mi porto la bomboletta nella tomba.

– Spesso disegni agrumi… perchè?

Evvai mi sembrava strano che non veniva fuori.. ok:
3 anni fa andai in Belgio con una idea, disegnare un mojito dentro le lettere, ma purtroppo non avevo nè i colori nè il muro adatto, come se hai le scarpette coi tacchi a 6 ma il campo è da tacchi a 12, tua scelta, o ti incaponisci o cerchi di trarre il meglio da ogni situazione. Morale la settimana dopo o due visto in Brasile sempre con sto monito come idea, ma loro non bevono mojito bevono caipirinha! Disegno il mio nome con dentro la caipirinha arriva qualcuno davanti al muro lo capisce e inizia a gridare: caipirinha style caipirynha style! E basta da quel giorno un sacco di gente mi chiede quella roba, sia clienti sia altri writer. Diciamo che è una cosa piuttosto unica e differente… poi come dicevo prima hate it or love it non possiamo mettere tutti d’accordo.

Salvador de Bahia


– Che ne è stato della famosa crew “Nuclear One” di Milano?

Ne ho spiegato in parte alla seconda domanda sopra. Il ciclo era finito almeno per me. Siccome non sono capace di stare zitto e fermo e in una situazione scomoda me ne sono levato fuori, spiegando le mie motivazioni. La verità è che oltre ad avere un pessimo carattere ed essere ancora più pessimo a fare il paraculo o finta di niente, sono anche difficile da capire. Non sono una persona per tutti, e sinceramente ne vado anche piuttosto fiero. L’amico di tutti è l’amico di nessuno. Devo dire che la mia vita in giro a Milano non mi ha che portato problemi interpersonali, in una città che bada molto più all’apparenza che alla sostanza, che guarda fuori dall’alto al basso, ho iniziato ad avere problemi sociali. Io non mi considero più nè italiano ne milanese, ho delle caratteristiche certamentente, ma sono il 30% di me.

Ho vissuto troppo. Di conseguenza è tutta colpa mia di tutto, sono io quello cambiato non le persone che avevo intorno. Sono cambiato perché Dio mi ha dato la possibilità di vedere, e agli altri meno, o forse non si sono lasciati trasportare, non lo so. Ora frequento cittadini del mondo come me, qualche writer, qualche artista, qualcuno dello spettacolo, della moda, qualche architetto… non importa cosa c’è nel portafogli ma l’apertura mentale di quello che hanno visto i tuoi occhi, zero razzismo, zero sessismo, la musica e l’arte sono belle a prescindere, il cibo è tutto buono, parlare di terzi è una perdita di tempo. Questa è la mia filosofia di vita.

– Una cosa che non hai ancora fatto ma che ti piacerebbe fare? (nell’ambiente dei graffiti ovviamente)

Che non ho mai fatto? Lo faccio oggi: Dipingere in 3 continenti in una settimana.

Che non avrò fatto domani? Niente ma se mi viene in mente lo farò e ti farò sapere .

Salvador de Bahia
Rozzano