Murubutu può essere considerato un artista più unico che raro nel panorama rap italiano, in quanto ha saputo ritagliarsi un genere tutto suo, definito da alcuni come “rap letterario”. Infatti le sue canzoni assumono la forma di veri e propri racconti, lui stesso si definisce un cantastorie, un paroliere.

Un paroliere che riesce miracolosamente a coadiuvare il suo lavoro di insegnante con la sua carriera artistica.

Attualmente sta portando in giro per l’Italia il suo ultimo e bellissimo album “L’uomo che viaggiva nel vento e altri racconti di brezze e correnti”, giudicato dagli addetti ai lavori come uno dei album rap più interessanti pubblicati nel 2016.

Ultimamente è stato protagonista di un confronto nell’ambito del Poesia Festival 2017 con quello che lui stesso ha definito come uno dei suoi maestri: Francesco Guccini. Di questo e molto altro abbiamo parlato nell’intervista che vi invito a leggere.

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- Ciao, la prima domanda è più che altro una curiosità: da dove viene il nome Murubutu?

Questa entra sicuramente nella top-ten delle domande più frequenti! Il nome deriva da un termine che è “Marabutto” che nell’Africa subsahariana designa una figura in grado di guarire i mali fisici e sociali.


Molto interessante. Ok tolta la curiosità, passiamo alla prima domanda: l’intro di uno dei tuoi album precedenti era dedicata alla figura del cantastorie. Tu quindi ti identifichi in questa figura? Se si, perchè un cantastorie in un mondo come quello del rap italiano, dove non ce ne sono molti altri…

Si, mi ci riconosco. Penso di svolgere quella funzione e di avere quelle caratteristiche. Ho scelto di farlo perchè il cantastorie ha a che fare con la narrativa e la letteratura, ed è in grado di trasmettere anche dei valori. Quindi penso che sia una funzione non solo letteraria, ma anche sociale.

- Ma tu pensi che in Italia, il pubblico di giovanissimi che, particolarmente in questo periodo storico, fruisce della musica rap, sia adatto a questo tuo genere così particolare?

Diciamo che il mio pubblico statisticamente va dai 19 fino ai 30 anni. Questa è la fascia che maggiormente fruisce della mia musica. Però ho testimonianze anche di persone più piccole, perchè comunque le giovani generazioni non sono tutte uguali. Nel senso che al suo interno ci sono anche persone che hanno voglia di fare un pò di ricerca, di non seguire solamente quello che gli viene proposto.

Infatti a uno dei tuoi ultimi concerti al quale sono stato, ho notato tanti giovanissimi cantare le tue canzoni…

Si, questo è dovuto al fatto che gioca a mio favore, non tanto la complessità di alcuni miei testi… non dico in generale, ma rispetto alla media nazionale, perchè non è che io sia un genio (ride) ma magari splendo particolarmente perchè il livello dei contenuti del rap italiano è veramente molto basso. Dicevo: gioca a mio favore, soprattutto nelle giovani generazioni, il fattore narrativo. Perchè comunque i racconti di vita, le biografie, le narrazioni piacciono da sempre e piaceranno sempre, perchè fanno parte della letteratura e della storia del mondo. Quindi diciamo che la parte più accattivante è proprio quella.

- A proposito… per le storie che racconti, prendi sempre ispirazione da temi già esistenti o alcune sono tue invenzioni?

Alcune sono inventate di sana pianta, altre derivano da racconti raccolti sul campo, altre invece hanno ispirazioni letterarie… un misto insomma.

- Forse tra tutti i rapper che si sono cimentati nella scrittura di un libro tu saresti il più adatto, ma non mi sembra tu l’abbia mai fatto. E’ così?

Ho scritto qualche racconto e ho avuto tante proposte editoriali molto interessanti, da parte di case editrici piuttosto grosse. Però io al momento ho anche altri impegni nella vita, ho una famiglia, ho un lavoro, quindi non riesco al momento. Sicuramente in futuro mi piacerà dedicarmi a questa cosa ma per adesso no.
Io penso che quando uno di lavoro fa l’artista 24 ore su 24 magari trova anche il tempo per scrivere un libro, ma quando uno deve portare i bimbi a calcio, deve preparare delle lezioni, correggere dei compiti… allora diventa difficile.

- Rimaniamo su un argomento simile, e magari anche la risposta sarà la medesima, ma vista la bellezza delle storie che racconti nelle canzoni, hai mai pensato di farne che ne so… dei cortometraggi o addirittura dei film?

Mah guarda, anche queste sono in realtà proposte che mi sono state fatte. Non ti rispondo come prima, nel senso che se dovessi dare una priorità, la darei alla scrittura. Nel senso che i film mi piace vederli ma diffido un pò del linguaggio cinematografico, rispetto alle mie canzoni. Io penso che le immagini uno se le debba creare un pò autonomamente, piuttosto che dargli già delle immagini concepite da qualcun’altro.

Il classico “Meglio il libro del film” quindi…

E’ il motivo per cui non faccio più video. Perchè poi ogni volta mi dicono “Ma io me l’ero immaginato diverso…” Allora dico: a questo punto… risparmiamo! (ride)

In futuro penso che farò video solo di canzoni inedite, perchè quando lo faccio di canzoni edite c’è sempre qualcuno che rimane deluso.

- Parlaci dell’incontro con Guccini…

E’ stato un grandissimo onore per me che Guccini l’ho ascoltato tanto, fino all’ultimo album.
Quindi… un onore incredibile, lui è stato un punto di riferimento per il cantautorato italiano e poi è stato molto disponibile, proprio come me lo immaginavo, quindi curioso, geniale…

Conosceva le tue canzoni?

No, non le conosceva… anzi mi ha detto che il rap non gli piace e che gli hanno fatto ascoltare solo Fabri Fibra (ride…) e quindi questo ha influenzato un pò il suo parere sul rap italiano…

- Tutti sanno della tua attività di insegnante, a scuola ti capita mai di parlare della tua musica?

Allora… in classe evito di farlo, sia quando mi chiedono autografi o spiegazioni sulle mie canzoni semplicemente perchè in quel momento sto lavorando e quindi tengo separate le due cose.
Però mi capita di parlarne spesso in sala insegnanti, perchè ho dei colleghi che mi seguono, mi vengono a vedere, mi fanno domande, mi chiedono dove suono ecc…

- Parliamo de “La Kattiveria crew”, (il collettivo di cui fai parte) avete qualche progetto in ballo insieme?

Più che progetti a livello collettivo, usciranno probabilmente altri progetti solisti dei componenti della crew che vedi ai live insieme a me. Oltretutto Il Tenente (n.d.r. il producer del team) sta producendo tutti i beat per il mio nuovo album, U.G.O. invece mi segue sempre nei live, diciamo che è un pò il mio braccio destro…

Quindi mi stai dicendo che sei al lavoro sul prossimo album… Sai già dirci se sarà un concept album come gli ultimi due?

Si e ci sarà anche un mixtape con due inediti e diversi featuring che uscirà prima della fine dell’anno.
Per quanto riguarda l’album non ti so anticipare niente perchè è ancora tutto in fase embrionale, per ora sto raccogliendo le produzioni, sto leggendo… quindi non so se farò un altro concept album, voglio tenere aperte tutte le prospettive.

La copertina dell'ultimo album di Murubutu

La copertina dell’ultimo album di Murubutu

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