“Sono io la lingua del quartiere, sono stufo dei colleghi che dicono cazzate e rivendicano un mondo di strada che non è il loro” (da un’intervista di Rolling Stone) è vero, il successo ha sconvolto la vita di Mirko, ma non ha fatto lo stesso con i suoi ideali che lo mantengono saldo alle sue origini direttamente da Milano Calvairate.

“Con questo disco ho scoperto di poter fare cose che non credevo di essere capace di fare, per questo non credo che Io In Terra sarà il disco della mia vita, però sarà il disco che ha definito meglio chi è Rkomi e mi ha fatto aprire molto” dice Mirko a “Four Domino”. “Io in terra” è quella tesserina del puzzle che resta fedele al personaggio e al suo stile ma al contempo lo fa conoscere anche a persone che non sono appassionati di rap e di ciò che ci gira intorno. Certo nel 2016 è uscito “Dasein Solein”, l’album contenente “Aeroplanini di Carta” in collaborazione con Izi, canzone che sicuramente sarà passata nelle vostre cuffiette, o anche “Oh Mama” dalla produzione di Zef e Marz che si è aggiudicata la certificazione oro. Insomma, Rkomi è da un po’ che ha qualcosa da dire; è con il suo ultimo album però cje ha scalato la classifica Fimi aggiudicandosi il primo posto; quasi tutte le canzoni dell’album son riuscite a ritagliarsi una posizione nella top 50 di Spotify.

Il disco si apre con la traccia omonima dell’album “Io in terra” e tra rabbia, parole pungenti e voglia di dimostrar a tutti il proprio talento, Mirko recita nel ritornello “Consigliano io in terra come nuova bibbia / il tuo disco di cazzate non addolcisco la pillola”.

Mandiamo avanti il nostro stereo di 13 brani e giungiamo a “4Z”: la traccia di chiusura del disco il cui titolo fa riferimento al municipio 4, uno dei nove municipi di Milano. Questo comprende molte aeree tra cui proprio quella natale di Mirko: Calvairate. “Torno in zona, la mia zona” canta Rkomi su un beat curato da Shablo, Parix e Nebbïa ribadendo la sua origine dalla strada e dal quartiere.
Partenza da “Io in terra” e arrivo a “4Z” è questo il viaggio che Mirko ci propone, l’obbiettivo dell’artista non era forse quello di creare un concept album ma quasi, proprio da questo deriva la scelta di non includere “Rossetto-Intro” nella tracklist. Brano, uscito come singolo il 16 marzo 2017, sarebbe dovuto essere l’intro dell’album. Questa è stata esclusa dall’album perché rischiava di non amalgamarsi bene con il resto delle canzoni “ma resta comunque una bomba” (Intervista di OnStage).

Una tracklist nella quale appaiono 14 titoli con 2 soli feat. che valgono 100 punti l’uno, si tratta di “Verme” con Noyz e “Milano Bachata” con Marracash: due nomi che moltissimi se non tutti i rapper della scena italiana vorrebbero nei propri album. “Porto Milano a Roma” dice Rkomi nel ritornello della collaborazione con Noyz sul beat di Night Skinny. “È una delle strofe contenute nel disco a cui sono maggiormente legato” (Four Domino) c’è da dire che i due hanno due modi di scrivere, tematiche e timbro vocale molto distanti. La canzone, al contrario di quel che ci si potrebbe aspettare, riesce a non snaturare l’identità artistica dei due rapper. Nella seconda collaborazione troviamo un sound più malinconico, agrodolce. A confermare questa impressione, in una delle prime rime Mirko recita: “questa camera è spoglia come la mia anima”, un bridge per Marra seguito poi da una strofa che a tratti celebra una rivincita: “ti rimangi la parola, io mangio aragosta” e a tratti brutale: “ddia il tuo prossimo come odi te stessa”.

“Solo”, “Apnea” e “Mai Più” con produzioni rispettivamente di Marz & Fritz da Cat, Carl Brave e Parix & Shablo sono le tre canzoni che sono state correlate di video ufficiale.

Apnea, l’incontro tra il racconto di un amore difficile e la narrazione di un odio che convivono, la quale esistenza è dipendente l’uno dall’altro (“e mi odi per come gridi, e mi ami da come parli e ridi”): Mirko alla guida, una di quelle sere nelle quali scomparire per un po’ sarebbe la soluzione migliore, talmente schiacciato da tanti pensieri che sembra sentirsi in apnea, entrano ed escono persone da quella macchina senza che nessuna sappia togliere Mirko dai suoi pensieri, il clima si fa ancora più pesante, tutti i suoi amici escono di macchina, una pistola, uno sparo e qualcuno cade a terra, la macchina riparte e così la serata finisce nello stesso modo in cui è iniziata, in un’apnea di pensieri e una sigaretta in bocca.
Mai Più è l’ultimo video uscito, un brano immersa nel mare della nostalgia con scogli di rimpianti e massi di rimorsi: “la vita che facevo prima, la testa che c’avevo prima, il treno temo non si fermi”. Il video è quasi totalmente diverso dal precedente e guardandolo sembra quasi che quanto detto nella canzone prenda vita e sia raffigurato, raccolto in circa 4 minuti. La solitudine dei primi fotogrammi in cui Mirko si trova spaesato senza nessuno attorno si alterna al sentirsi a casa tra i palazzi di Calvairate nel finale.

Ascoltando tutto il percorso discografico firmato Rkomi ma soprattutto questo disco, mi ha colpita una capacità dell’artista che in pochi hanno nella scena rap italiana attuale: quella di saper mettere in uno stesso testo molteplici emozioni anche tra loro dissonanti. Mirko ha la capacità di fare di ogni canzone un mazzo di fiori uno diverso dall’altro senza che i colori stonino. Ad esempio, nell’ottava traccia del disco, “Origami”, Mirko parla di “Anni passati tra gli insetti in quartiere” ma anche: “rido paresi, le mie palabras sulle tue labbra / come fa strano, sparo a distanza / vengo a prenderti, ma a cavallo” spazia da un sentiero all’altro, prima la nostalgia e poi l’amore mantenendo un filo conduttore per tutte o quasi le canzoni che ogni ascoltatore può trovare sfruttando quel diritto che la musica dà ad ognuno di noi che è la libera interpretazione.

Un disco che ha tutte le carte in regola per non passare nel dimenticatoio e un artista che ha saputo mettersi in gioco nel migliore dei modi, spiccando in un periodo di sovraespoizione per il genere.

A cura di Claudia Biasci