La serata si apre con un DJ set che ripercorre le hit hip hop degli anni ‘90 e già si intuisce che le uniche cose che resteranno ferme durante il concerto saranno le sedie prontamente sistemate per l’occasione. Lauryn Hill sale sul palco, vestito bianco, cappello nero, occhiali da sole e rossetto rosso, è perfetta, l’incarnazione vivente della diva. Sulle note di Everything is Everything inizia a cantare e si capisce da subito che i pregiudizi non sono mai una cosa buona, una voce unica, un’energia che travolge, basta una canzone e il pubblico è in piedi sotto al palco, anche la security deve arrendersi.

Lauryn Hill, un unico album da solista all’attivo, uscito proprio vent’anni fa, che è bastato a renderla un’icona della musica black, tanti live alle spalle e, forse, altrettanti pregiudizi che la accompagnano.

La serata prosegue tra pezzi cantati, brani rappati e un assolo a cappella improvvisato. L’intesa tra la Hill e la band che la accompagna è spaventosa, a tratti sembra quasi dirigerla mentre si muove disinvolta sul palco, le coriste non sbagliano una nota né un movimento, l’MC carica la folla. Non si fa mancare nulla, brani del suo album solista, pezzi dei Fugees e cover. La sua voce fa sparire il resto. A restare più impressa è l’umanità che ad un certo punto traspare in questo alone di perfezione, la diva che ironizza su sé stessa quando non riesce a raggiungere una nota e che terminato il concerto esce e passa una buona mezz’ora ad autografare vinili, ventagli, magliette e tutto quello che le arriva dal pubblico. Un live difficile da dimenticare, proprio come la sensazione di aver assistito a qualcosa di unico: la consapevolezza che anche Lauryn Hill è umana e non è poco.

Ms. Lauryn Hill raggiunse la fama e il successo mondiale come membro dei The Fugees, trio hip-hop che nel 1996 entrò nella storia della black music con l’album “The Score” (oltre 18 milioni di copie vendute e 3 Grammy Award) e, in particolare, con la reinterpretazione di Lauryn del classico di Roberta Flack “Killing Me Softly”.

Nel 1998 debuttò come solista con l’album “The Miseducation of Lauryn Hill”, che le è valso un record di 10 nomination e 5 premi ai Grammy Awards, tra cui il riconoscimento per “Album dell’anno” e “Miglior artista esordiente”. L’album vanta collaboratori eccellenti, tra cui D’Angelo, Carlos Santana, Mary J. Blige e un allora sconosciuto John Legend. Tra le canzoni più popolari dell’album “Doo Wop (That Thing)”, “Everything Is Everything” e “Ex-Factor”. I versi delle sue canzoni tessono bellissime storie sulla vita, l’amore e le sfide delle relazioni, che le rendono facilmente riconoscibili e vicine a molte persone.

Poco dopo l’uscita del suo album solista, Ms. Lauryn Hill scomparve dalle luci della ribalta affermando che la sua nuova fama era troppo stressante da gestire. Da allora ha ispirato molti artisti, come Drake, Kanye West, Method Man, Mos Def, J. Cole, Lil B e Cardi B, che l’hanno citata più volte usando campioni dei suoi brani.

Ora Lauryn Hill è tornata e da qualche anno a questa parte ispira le nuove e vecchie generazioni con i suoi concerti potenti ed emotivi, nei quali è accompagnata da musicisti di fama internazionale e tra i più apprezzati dalla critica musicale.

“Lauryn Hill ha cercato con cautela e intelligenza di dare una connotazione colta all’hip-hop, rivendicandone una specifica identità femminile e un legame con le più tradizionali espressioni della black music. Tutto nel nome di Bob Marley e Aretha Franklin.”

Il concerto è stato organizzato da InsideOut e Shining Production, in collaborazione con Comune di Parma e Fondazione Teatro Regio di Parma.