Claudio Caprai_Elephant Studio

Ph. Claudio Caprai_Elephant Studio

Il 25 e il 26 maggio è andata in scena la quattordicesima edizione del Mi Ami Festival. Un appuntamento atteso della primavera milanese, che ogni anno ha l’obiettivo di portare live al Circolo Magnolia il meglio della musica italiana.

Al di là dei numeri, che raccontano di più di 15 mila di persone accorse e del sold out del venerdì, il successo del festival sta nella sua anima. Si respirava infatti un’aria positiva, di sana voglia di far festa, certo ma anche di stare insieme e di apprezzare e scoprire tanta ottima musica.

Il rap (con le sue influenze) è stato un protagonista non banale all’interno del festival. Nell’era della trap, si è deciso di non snaturare l’identità artistica del Mi Ami, scegliendo con cura ed attenzione ospiti coerenti e adatti comunque al contesto generale, pur esplorando influenze nuove e di tendenza.

Un’ovazione davvero incredibile è stata riservata dal pubblico a Frah Quintale, che ormai sembra scontato dirlo, è tra le next big thing della musica italiana. Lui e Ceri hanno affinato la loro complicità sul palco, sono diventati più disinvolti ed hanno così saputo portare live energia ed emozione. Frah con i suoi testi intrisi di ricordi e vita vissuta ha fatto cantare, saltare ed emozionare il pubblico (e un po’ si è emozionato anche lui). Ceri ha espresso tutto il suo talento di polistrumentista, scomponendo e ricomponendo ogni brano live, tra tastiere, batterie elettroniche e chitarre.

Ph. Silvia Violante Rouge

Ph. Silvia Violante Rouge

Anche Willie Peyote è stato accolto in modo caloroso e partecipato. Con il suo rap nichilista e tagliente, incentrato su un linguaggio tanto personale quanto d’impatto, d’altronde, era tra i nomi più in linea con un evento come questo. Ed infatti non ha deluso le aspettative, confezionando una performance di sostanza, impreziosita da Dutch Nuzari come ospite, con il quale ha cantato anche la prima, bellissima collaborazione che gli aveva visti incrociare i loro percorsi artistici.

Tra le migliori esibizioni, come era accaduto al Mi Ami Ora, vanno citati anche i Coma Cose, che ancora una volta con la loro musica ibrida hanno convinto con un live intenso e coinvolgente.

Gli amanti dei classici dell’hip hop italiano hanno poi potuto assistere, la domenica a notte inoltrata, ad un’eccezionale ed elegante DJ set di DJ Gruff. Lo storico pioniere del rap italiano ha cucito con i suoi cuts, frutto di personalità ed esperienza, un set davvero pregiato, sconfinando dalle sonorità black fino ai bassi vibranti del reggae.

Ph. Silvia Violante Rouge

Ph. Silvia Violante Rouge

Chi invece apprezza il nuovo corso del rap in Italia, ha potuto godersi il set di Sick Luke, accompagnato per l’occasione da Marina. Insieme hanno proposto un mix dalle sonorità fresche. Inoltre, a sorpresa, insieme al cantautore romano Generic Animal, sono comparsi Ketama 126 e Pretty Solero, due nomi del momento, che hanno saputo mettersi in gioco divertendo.

Come di consueto, il Mi Ami Festival è stata anche l’occasione per testare dal vivo le qualità dimostrate da alcuni emergenti con i loro primi singoli e le loro prime pubblicazioni discografiche. CRLN, cantante della scuderia Macro Beats che spazia tra il soul e il pop, ha portato live la sua scrittura introspettiva e malinconica, in un live in cui è apparsa molto emozionata, segno dell’intensità con cui scrive e vive la sua musica.

Poi, ci sono state anche le buone prove di Mose Cov e Masa Masa. Giovani rapper con personalità, idee chiare ed  un linguaggio interessante, che hanno potuto confrontarsi con un pubblico eterogeneo, mettendosi alla prova. Positiva, anche l’esibizione dei Tauro Boys, “guasconi romani” come i più noti 126, che hanno mostrato tutto il loro carattere.

Insomma, è stata un’edizione del Mi Ami Festival davvero da ricordare. Le sensazioni che ha lasciato questa due giorni al Circolo Magnolia fa ben sperare anche per l’approccio e la partecipazione del pubblico ad un festival di questo tipo. Come hanno commentato Carlo Pastore e Stefano Bottura (direttori artistici della manifestazione) “È stato un MI AMI importante, indimenticabile e luminoso, che ci racconta di un Paese in cui c’è molta voglia di musica in cui riconoscersi e un evidente desiderio di concerti, festival e situazioni in cui incontrarsi, farsi sorprendere e stare insieme.

Speriamo dunque che, visto questo successo, il Mi Ami Festival possa continuare a crescere, e con lui il suo pubblico, anche negli anni a venire, divertendo, ma anche portando alla luce tanti artisti meritevoli che possono esprimersi in un contesto stimolante. In modo tale da essere, alla fine, un’esperienza di supporto, di crescita e di acquisizione di consapevolezza del panorama musicale italiano nel suo complesso.

The post Una strada alternativa alla trap. Al Mi Ami Festival il rap fa i botti appeared first on RapBurger.