Cari lettori de La Casa del Rap. È il primo lunedì del mese e come ogni buon lunedì si riparte carichissimi a molla per spaccare tutto! Parte così ufficialmente la nostra rubrica Highlights, uno spazio in cui i nostri ospiti potranno raccontare cinque momenti della loro vita che hanno influenzato particolarmente il loro essere artista. Vi avevamo presentato l’episodio pilota con Mistaman, ora è il momento di Kiave, con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere qualche mese fa.

Kiave, classe 1981, pseudonimo di Mirko Filice, rapper cosentino facente attualmente parte del squadra Macro Beats. Dopo un primo periodo rappresentato dalla passione per il writing, Kiave si fa notare anche come mc. Dopo diversi ep ed i due dischi dei Migliori Colori esce con il suo primo vero e proprio ep solista, “Dietro le cinque tracce”. Tra i migliori freestyer in circolazione, partecipa al 2theBeat, dove sconfigge Jack The Smoker ed Esa. Dopo diversi album in studio (7 respiri, Il tempo necessario, Solo per cambiare il mondo, Stereotelling) ed EP (di cui l’ultimo Stereokilling) e la partecipazione a battle di freestyle lungo tutta la penisola, tra cui SPIT, Kiave si conferma sempre un vero warrior!
Ecco qui i 5 momenti più importanti della carriera che ha voluto raccontarci! Buona lettura!

1. DJ Lugi.
La prima persona con cui iniziai a fare freestyle fu DJ Lugi. A quei tempi ero piccolo e organizzarono una serata dei Sud Sound System a Cosenza. Noi stavamo sempre a Radio Ciroma e il pomeriggio vennero per fare una diretta radio di freestyle tutti i rapper di Cosenza e Calabria espansa, quindi Lugi, Sud Sound System, Ciccio Fiume, forse c’era anche Macro Marco. Fecero 5 ore di freestyle e per me che ero piccolo fu la prima volta che facevo freestyle davanti agli altri. Lì, sia dentro che fuori di me sono successe miliardi di cose perché la gente non se lo aspettava. Tenevo testa a tutti, a parte Lugi e i Sud Sound System, che erano tutta un’altra categoria ai tempi, mi sono fatto valere. Alla fine della serata fecero l’open mic ed io, arrogante (avevo 16 anni), salii a fare freestyle e andò molto bene. Fu una delle prime volte in cui la mia città mi riconobbe in quel modo. Mi ricordo che Terron Fabio mi prese in disparte e mi fece tutto un discorso anche abbastanza crudo e che non mi scorderò mai: “tu devi spaccare il culo a tutti, tu c’hai qualcosa, tu devi essere cattivo, va’ e sfidali tutti”. Il discorso di Terron Fabio ai tempi fu una delle cose più importanti perché io mi misi in testa che dovevo fare le battle, dovevo sfidare la gente e fare il freestyler non tanto da intrattenimento ma da sfida.

Kiave live all'Owl Night Festival fa freestyle con oggetti

2. Turi.
Il secondo punto è strettamente legato alla figura di Turi, che ad un certo punto mi prese da una brutta situazione che stavo vivendo io a Cosenza e mi portò in tour con lui. Una delle date del tour fu al Palladium di Vicenza. C’erano anche i Cor Veleno, i Club Dogo, Kaos, Moddi e Trix, Tormento. Il top della scena. Anche lì a fine serata ci fu il giro di freestyle, io entrai a gamba tesa e un tipo disse qualcosa su di me, sul fatto che ero di giù, ed io lo massacrai, tipo che Moddi si pisciò dalle risate e tutti per la prima volta mi trattarono quasi come uno di loro, considerando che ero piccolo… Da Kaos, a Primo che mi diceva che dovevo puntare sui live, che ero una macchina… proprio loro che erano i miei punti di riferimento live! Quella sera venne da me un ragazzo che non ho mai più rivisto e mi disse: “tu mi devi fare una promessa, tu devi spaccare il culo a tutti perché tu sei il futuro” e se ne andò nel nulla. “Tu sei il futuro” in quel contesto ed una volta tornato a Cosenza mi cambiò la vita. Mi resi conto che potevo calcare determinati palchi e che quelli più grossi di me con cui ero cresciuto mi riconoscevano e mi dicevano delle cose importanti. Era prima del 2TheBeat. Tra l’altro inizialmente la dedica che avevo scritto per “Solo per cambiare il mondo” era “dedico questo disco a quel ragazzo che venne e mi disse: ‘tu sei il futuro’ perché da lì ho iniziato a crederci”. Poi per motivi di grafica, Corrado (Mecna -ndr) me lo ha fatto togliere!

3. Il 2theBeat. Vittoria contro Esa.
Il 2theBeat era la notte tra il 30 aprile e il primo maggio. Un anno prima quando stavo salendo a fare il 2theBeat, quindi nel 2004, io non ero più potuto andare perché Andrea (il fratello di uno che per me è davvero come un fratello), mentre saliva per il primo maggio a Roma, sulle rotaie di Cosenza è stato agganciato e dilaniato completamente da un treno. Infatti “Dietro le 5 tracce” è dedicato a lui. L’anno dopo io sono potuto andare, ma era un anno dopo che era morto Andrea. Considera che da noi si usa celebrare l’anno della morte, per cui l’anno dopo per me era importante stare su quel palco perché era una sorta di vendetta, visto che intorno alla situazione di Andrea, quando è morto, sia la gente che i giornalisti a Cosenza ci han ricamato sopra offendendolo e dandogli colpe che non aveva. Noi eravamo tutti incazzatissimi perché non era la verità: beveva come bevevamo tutti, era un po’ un pazzo avventuroso, ma loro lo hanno trattato male. Quindi quella sera al 2theBeat io l’ho vendicato. Infatti in “Top ten”, io lo dico che mi sono inventato il 31 aprile, che è una data che non esiste, ma è come se fosse stata proprio la notte in cui ho vinto la competizione ed ho vendicato Andrea. La prima cosa che ho fatto quando ho vinto è stato chiamare i ragazzi di giù. Quella sera io ero felicissimo perché avevo battuto Esa, tutti che votavano per me, battere Jack, Luchè stesso… è stata una bella serata e da lì si sono sbloccate un sacco di cose per quanto mi riguarda, tra cui trasformare la passione in una professione.

4. Il Red Bull Culture Clash del 2015.
Non tanto per la vittoria della nostra squadra, anche perché grossa parte della vittoria è dovuta a Macro Marco, ma è stata una dimostrazione, forse l’ultima a livello storico, che se parli di hip hop fatto in un certo modo, se parli della strada, puoi fare le visualizzazioni che vuoi, puoi fare tutti i numeri del mondo, fare il disco di platino, però sul palco la gente che sa fare ti rompe il culo anche senza visualizzazioni, e gente che può fare tutte le visualizzazioni del mondo invece non regge il confronto. Ed io ormai, senza falsa umiltà, mi reputo tra quelli che se becchi sul palco non parte col presupposto di romperti il culo però se poco poco lo scateni, lo fa. E sono in pochi che secondo me riescono a reggere. Se poi invece si parla dei dischi di platino di qualcuno è ovvio che vince lui, ma è stata la dimostrazione che esiste ancora un determinato tipo di hip hop ed il fattore live. La nostra squadra era la nostra etichetta e abbiamo avuto un solo ospite, i Reset!, che han fatto 10 minuti di showcase. Tutti gli altri avevano 1500 ospiti e noi (io, Mecna, Hyst, Killacat, Ghemon, Turi), senza ospiti ed effetti speciali, stando al microfono abbiamo vinto. Poi, ho fatto freestyle contro tutti. È stata una serata importante perché a 34 anni dimostri che quello che stai facendo è ancora la strada giusta.

5. Arrivo del contratto di Vibrarecords per “Dietro le 5 tracce”
Torno di nuovo indietro nel tempo. Era sempre quel periodo lì, il 2005. Io lavoravo al pub, il fine settimana nei service, una volta alla settimana andavo a Catania per fare l’università della musica per poi diventare fonico, ero completamente senza soldi, non dormivo mai, lavoravo sempre e studiavo anche. Contemporaneamente, visto che avevo questo contatto con DJ Zeta e che il disco dei Migliori Colori che era uscito prima andò molto bene, lui diceva sempre di mandargli qualcosa di mio, allora gli mandai questi quattro pezzi, a cui poi si aggiunge successivamente Cerco. Glieli mandai dicendo che avevo anche l’intenzione di fare una traccia multimediale con foto di graffiti e video di breakdance e almeno 15 pezzi miei che non erano mai usciti fra demo e cose varie. Passarono dei giorni ed io controllavo sempre la mail, arrivò: “sì, ci stiamo, ti produciamo, quattro pezzi sono pochi, vedi se riesci a farne almeno un altro”. Io quel giorno stesso mi sono detto che era un’opportunità per scrivere di Cosenza, così scrissi questo pezzo durante tutta la giornata in cui mi successero una marea di cose che di solito non mi succedevano. Nacque “Cerco”. Era assurdo. Un’etichetta di Verona voleva produrmi! Per me è stato il massimo! Sono andato a casa degli amici miei portando il contratto fotocopiato e lo facevo leggere a tutti perché ognuno mi diceva che cosa c’era. Ho queste foto bellissime di quella sera in cui siam tutti lì a guardare il contratto! Aspettai tipo cinque o sei giorni prima di dirlo ai miei genitori perché non sapevo proprio come spiegargli che avevo un contratto discografico, che ai tempi era una roba figa. Era proprio la cosa del ragazzo di strada che ha dieci lavori diversi per pagarsi l’università, che fa il disco. Non ci dormivo la notte, me lo leggevo di nascosto. Quando l’ho detto ai miei era comunque un periodo strano e pesante in cui non andavamo tanto d’accordo. Poi andai a Verona a portare il contratto a Zeta che mi disse “col contratto hai anche i vestiti”, così mi portò in questo magazzino dove io potevo prendere quello che volevo! Lui fu davvero un signore con me, loro avevano già il business ed io ero completamente ignorante di quelle cose. La prima cosa che gli ho chiesto fu “ma poi i vestiti te li devo restituire?”! Capisci? Lui aveva una pazienza assurda a spiegarmi tutto, e dopo dieci anni mi prendeva ancora per il culo con Bassi quando raccontava di me che al magazzino mi provavo i vestiti e che mi mettevo lì, li ripiegavo uno a uno e li sistemavo! Poi quando sono entrato nel negozio, da Vibra (parte dei dischi) Move (parte dei vestiti), la gente mi chiedeva l’autografo… a Verona! Erano altri tempi, ma questa cosa del Rap davvero mi ha salvato, e forse un giorno racconterò la storia per intero…