I TKE (Tokarev) sono un duo hip hop punk di Bari attivo dal 2008 e composto dai rapper Giovanna Cotugno (Sheeba) e Gianpaolo Montrone (Niño).

La definizione di “hip hop-punk” fa già presagire che stiamo parlando di qualcosa di diverso dal solito rap che gira nelle nostre orecchie, la contaminazione del punk è forte nelle canzoni dei TKE e rende la loro musica piuttosto innovativa, soprattutto dal punto di vista dei suoni.

Dal punto di vista dei testi Sheeba e Niño spaziano su diversi argomenti riprendendo l’attitudine della musica proveniente dai centri sociali, utilizzano anche spesso il dialetto, ricordando un po’ i primi 99 posse.
Per farsi un idea basta ascoltare il singolo estratto dall’ultimo album “Contundente“, dal titolo “Caina e Abele” un pezzo che ha una carica impressionante.

Proprio dell’ultimo album “Contundente” registrato, missato e masterizzato da Mirko Dj Argento, presso il Silver Room Studio di Bari andiamo a parlare con i due protagonisti. (L’album è disponibile su tutte le piattaforme digitali distribuito da Laezon Records.)

– Ciao ragazzi parlateci del nuovo album “Contundente”, cosa significa questo titolo e in cosa differisce questo lavoro dai precedenti?

Dopo nove anni di percorso, dopo cinque album freedownload, dopo vari lavori che non sono presenti online, possiamo dire che questo disco è il nostro primo vero traguardo e allo stesso tempo il primo vero mattone che sentiamo di aver messo nel nostro piccolo.
Il titolo, che ci ha consigliato Mirko Dj Argento, racchiude un capovolgimento della medaglia. In prima persona abbiamo subito delle ingiustizie, abbiamo vissuto in prima persona un abuso di potere che ci ha fatto innescare un processo di denuncia ancora più intenso, senza smussare parole, senza pensare a cosa va di moda oggi, nell’underground, a cosa va di moda oggi nel commerciale. Se non ci sarà un seguito, un interesse, sappiamo che abbiamo fatto ciò che ci sentivamo. E’ la nostra contestazione, è la nostra denuncia. E’ quella che canteremmo live con gli occhi carichi di sangue.

Sensibilizzare è ‘contundente‘, partendo dal commerciante che chiude le serrande fino ad arrivare al medioriente.

E’ nostro dovere volgere lo sguardo al mondo, capire dove la legge innesca ruoli e sistemi, diventando lei stessa una protagonista contundente. Se lo sguardo lo allarghiamo a cio che succede nel mondo, tutto questo può innescare

una reazione. Anche se coinvolge poche persone, è una vittoria la singola persona coinvolta.

‘La ricetta del disagio’ (ndr l’album precedente) era pronta ma avevamo mille dubbi se farla uscire o meno. Poi venne Aleida Guevara a Polignano. E in tre secondi capimmo che eravamo nelle sue mani, che contundente era quella donna, il carisma di quella donna. Contundente è essere rivoluzionari senza alibi di romanticismo. Contundente era tutto ciò che di lì a poco avremmo vissuto. Ci ha ricordato perchè abbiamo iniziato a fare musica. Il mese dopo uscì la ricetta. Il mese dopo facevamo l’acinino e l’estate la passammo a studiare e a conoscere quei demoni buoni che ci aiutavano a combattere i mostri.

L’anno dopo contattammo Mirko. Era giugno. Avevamo due beats e la copertina di Spencer Elden. Un beat lo scartammo perchè – parole di Mirko – troppo “cornetto algida”. In effetti!

Ci consigliò di contattare Apoc e nel giro di pochi mesi è andato tutto veloce. Beat, scrittura, regisrazione. E’ stato il disco più veloce. Ogni settimana lui ci girava il beats e noi scrivevamo. E di domenica si registrava al Silver Room.
Verso gli ultimi brani, a Mirko venne l’idea di fotografare un martello che aveva a casa e di utilizzarlo come copertina. Ci consigliò di conservare quella di Spencer e di chiamare il disco contundente. Era perfetto. Aveva chiuso un cerchio. Ci aveva azzeccato in pieno. Era tutto giusto.

– Ascoltando le vostre canzoni è chiara l’importanza che date ai testi, quali sono gli argomenti che più vi stanno a cuore e che volete trasmettere con la vostra musica?

Scriviamo per non perdere il contatto con la realtà. Scriviamo per essere un mezzo per chi sta peggio. Anche se è troppo fortunato il nostro cuore rispetto ai cuori innocenti sulla striscia di gaza. Oggi è davvero difficile essere utili. Noi siamo disposti a esselo. E la musica ogni volta ci ricorda che siamo fortunati e privilegiati. Tutto ciò che facciamo è combattere l’ingiustizia. Vorremmo trasmettere questo. Vorremmo dire a chi ci ascolta che noi siamo stati i primi a cadere nel vizio, che noi siamo stati i primi a sentirci in colpa. Crediamo che l’abbandono e la sofferenza non abbiano ne partiti ne religione. C’è l’essere umano buono e l’essere umano cattivo. Ecco, bisogna ripartire da qui e decidere con chi schierarsi. E bisogna essere contundentemente buoni.


– Parlateci delle produzioni dell’album (quasi tutte di Apoc) e se siete riusciti a ottenere il suono che volete…

Una canzone non è mai finita del tutto. è come un gatto, ha un suo carattere. Quando esce di casa non sai dove va. Anche se torna. Abbiamo apprezzato tutto ciò che fa parte di “Contundente”. Ci ha soddisfatto alla grande. Per quanto riguarda il suono, è una ricerca continua. E’ sempre quello che inizi a ricercare, quello che pensi di volere. E lo pensi sempre. è una continua ricerca della sonorità, della melodia.

Vogliamo ancora scrivere. Vogliamo ancora registrare.

– Ci sono altre due collaborazioni nell’album: Simone Martorana e Dj Argento. Parlateci di questi due featuring.

Con Simone Martorana ci siamo conosciuti nel 2012 e ci siamo presentati tre volte nel giro di poche settimane. Una volta era con la barba, una volta senza, una volta colpa nostra – i gradi della vodka avevano raggiunto i gradi della vista – e alla fine quando abbiamo capito chi eravamo ?? abbiamo iniziato a collaborare a diverse tracce.

Ma è in quest’ultimo disco che abbiamo ricevuto l’effetto sorpresa. Lui è stato un mc che ha parlato attraverso le corde. Per quanto riguarda il featuring con Mirko. Quella domenica, come tutte le domeniche di registrazione, non riuscivamo a prendere sonno. C’era una sensazione simile alla nottata della prima gita in prima elementare (quella sensazione..non riusciamo a spiegarla meglio). Ma quel giorno mentre salivamo le scale quella sensazione la sentimmo più intensa. Dovevamo registrare ‘Ragazzi di corso mazzini’ (futura ‘Contundente’). Durante la registrazione qualcosa stava accadendo. Alla fine Mirko disse “Qua faccio io gli scratch” E’ stato il massimo. Da quando facciamo musica. Avevamo respirato il momento di genuinità e di magia, di nostalgie e ricordi. (forse di quelle domeniche anni ’90…)

A Bari si dice “aquann t ridn le sins” (quando ti ridono i sensi)

– Definite il vostro genere “hip hop punk”, ma quali sono le vostre influenze musicali? Come siete arrivati a questo “mix”?

Oltre al rock anni 70-80 e il grunge – che per noi è Kurt Cobain – specialmente in questi ultimi due anni abbiamo ascoltato tanto Kaos, Run The jewels, Tupac e poi siamo affascinati dalle colonne sonore – di Morricone in primis – dal punk inglese. E da un pò abbiamo inziato ad ascoltare il jazz.


– Qual è il pezzo dell’ultimo album al quale siete più affezionati e perché?

GENNY: “Contundente”. C’è chi ha giocato con la nostra psicologia. Qui è come se parlassi a me stessa e mi dicessi di stare in guardia, di non credere alla lusinga di persone vere come frutta di plastica al centro di una tavola imbandita. ‘Non ci sono armi pari tra filosofi e giullari’.

Alla fine ciò che ho capito è che eravamo noi contundenti per queste persone che volevano tenerci a bada. Persone che hanno sottovalutato la nostra genuinità. Perchè la genuinità non sempre è manipolabile, specialmente se viene dalla strada e sa incassare.

GIANPAOLO: “Seta ruvida” In quel periodo (dal 2012 al 2014) ho abusato specialmente di alcol. La verità è che ho vissuto la malattia di mio padre, che era quasi vicino alla pensione. si ammalò in quel periodo. Mio padre era un muratore (quindi il martello l’ho preso a cuore). Oltre a non avere un’assistenza sanitaria adeguata, la malattia accelerò in brevissimo tempo. Poteva vivere altri dieci anni ma un’agitazione con il nuovo titolare e con l’inps gli fuorono fatali. Nonostante mio padre stesse facendo la dialisi, l’inps non accertava ancora la malattia, l’invalidità. E mio padre continuò a lavorare fino a cinque mesi prima della morte. Mio padre salì con una bombola d’ossigeno le scale dell’inps. Lo stato dov’era? Lo stato ha avuto un modo di fare contundente e ha innescato una reazione contundente.

E’ stato un teatro dell’assurdo nell’attesa di nulla. L’importante è ribellarsi, non rassegnarsi, non pensare che tutto sia normale. Perchè non c’è nulla di normale.

– Venite entrambi dalla Puglia, cosa potete raccontarci della scena hip hop nella vostra regione, come l’avete vissuta voi e come la vedete rispetto al resto d’Italia?

Pensiamo che un grande motivo d’orgoglio siano Dj Trip e Loop5. Conoscere la loro storia e la loro arte ci ha dato una motivazione in più in tutto il percorso pur non avendoli mai conosciuti di persona. E pensiamo che dovrebbero essere motivo d’orgoglio a livello nazionale. Come anche Massimo Lala che con il suo gruppo ”La jungla” ha creato un vero e proprio movimento punk partendo da Bari. Ci teniamo anche a ricordare Guy Portoghese, un grandissimo musicista scomparso anche lui prematuramente. Questi artisti sono scomparsi troppo prematuramente ma si sono donati alla musica, vivendola all’ennesima potenza, in modo viscerale.

Ricercare, studiare, conoscere la loro arte in qualche modo ci ha fatto credere in noi. Vivere la musica è stato capire che dire NO al talent non era perdere un treno se quel treno va dalla parte opposta rispetto a casa tua. E’ un tipo d’intrattemento che non fa parte della nostra sfera, del nostro dna. E’giusto intrattenere ma crediamo che sia sbagliato far credere che quella sia l’unica strada. Perchè il peso che l’arte può avere non lo si troverà mai in un format. L’arte non abiterà mai in un format.

Tornando alla nostra Puglia: naturalmente Militant P (fondatore dei Sud Sound System), Mirko dj Argento, Lady B (che è stata tra le prime esponenti femminili della nostra terra) Tensione, Comma, Black P, Dj Danko, Sottotorchio, Tecà, Piero Ufo (con il quale abbiamo collaborato all’inizio del nostro percorso). Non conosciamo tutti di persona però è giusto citarli. Ognuno è libero di creare. Ma crediamo anche che la parola è azione. L’azione è politica e per questo può essere contundente. Vogliamo raccontare un aneddoto così di getto. Eravamo in via Marchese di Montrone e dopo il suo comizio lo seguimmo. Lo trovammo. Era con due guardie del corpo. Eravamo due ‘trimoni’ illusi che pensavano che lui volesse cambiare qualcosa.

Aveva un asciugamano bianco sulle spalle… manco fosse un pugile.

Maestro. Quando una rivoluzione?” (e pensare che lo chiamammo pure maestro)
“Come la dovete fare voi la rivoluzione? Con le cime di repe?”

E continuò a camminare a passo svelto, voltandoci le spalle. Lì capimmo che non avevamo capito un cazzo.

Lui era Beppe Grillo e in quel momento ci trasmise mediocrità e sufficienza.

E noi eravamo due ragazzi che avevano appena ricevuto un macigno ‘tra i sensi’.

Ecco, la scena pugliese e la scena italiana non dovrebbero mai utilizzare quella superficialità, non dovrebbero mai girare le spalle ad una richiesta d’aiuto.

Non dovrebbero mai sottovalutare il potere della parola.

– Diteci quali sono i vostri impegni per il futuro prossimo e se avete in programma delle date nelle quali vi si potrà sentire live…

Speriamo di portare il disco live.
E nel frattempo continuiamo a scrivere.

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato Andrea.