Il Canada ci sta provando. Non lo si può negare. Così come negli sport sta provando a risalire, così nella musica tenta di fare pressione sui cugini americani.
Tory Lanez non è sicuramente il portabandiera del movimento (quel ruolo spetta al suo amato Drake), ma di sicuro è un grande co-protagonista.
L’anno scorso, prima di annunciare “Memories Don’t Lie“, il suo album da ‘sophomore”, per far salire a puntino l’hype nei suoi confronti, ha collaborato praticamente con chiunque. Purtroppo questo nuovo lavoro non giustifica pienamente le aspettative. Una premessa doverosa va fatta: onestamente, è quasi impossibile non restare impressionati dalla sua capacità di cantare in maniera melodica i ritornelli e le strofe più soul per poi, subito dopo, rappare in maniera davvero concreta.
Detto questo, l’album è parecchio scontato. Sonorità non nuove e che forse strizzano un po’ troppo l’occhio all’r&b, con testi che si mantengono quasi sempre sulla stessa linea e non restituiscono quasi niente alla fine delle 18 tracce. Forse, le tracce, un po’ troppe.
Alcune barre, come ad esempio “My dick giant like Fifo, if you need know/Money singin’ in a C-Note like Do-Re-Mi-Fa-So-La-Ti-Do“, contenuta in “B.B.W.W“, si commentano quasi da sole.
Nota di merito i featuring, Fabolous e Mansa su tutti, aiutano parecchio. Ah poi quando parte 50 Cent è sempre un piacere.

Non sappiamo se Tory riesca a scacciare tutti i suoi fantasmi e a confermarsi nella scena, ma quest’album non lo aiuta. Perfetto forse per riempire playlist e portafoglio ma non per essere il leader di una scena musicale.
Ritenta.

Recensione a cura di Eugenio Ronga