L’ospite del primo appuntamento ufficiale del 2018 con la rubrica Ladies First, dopo il lancio della compilation “Ladies First Vol 1”, è Voodoo Vee, nome d’arte di Valentina Pini, MC e cantante milanese classe 1991 in grado di spaziare tra l’Hip Hop, il reggae, il soul e la musica funk. Con lei abbiamo parlato di tutti i suoi progetti ed in particolare di Kush Clouds, realizzato in collaborazione con Grime Vice.

Un po’ di biografia. All’età di 4 anni Valentina inizia il suo percorso musicale attraverso lo studio del pianoforte, della chitarra e, dai 16 anni, del canto. Attorno al 2008 scopre il mondo e la cultura Hip Hop e da subito si cimenta inizialmente come Areosol Artist e successivamente come MC. Scrive, canta e rappa sia in italiano che in inglese e, a partire dal 2010 partecipa a diversi laboratori tenuti da artisti noti nell’ambiente Hip hop italiano.
Nel 2011 inizia un primo progetto personale con Yeasound Studio di Milano, che la porta a lavorare come collaboratrice e corista ad alcuni progetti di artisti vari della scena milanese e non (Mendosa Man, Easy One, Blody B e Skarra Mucci) e come solista per i singoli autoprodotti: “Hey Mama” (2012) e “Voce per questa fly” (2013). “I’m Here” è il terzo singolo uscito nel 2013 con una produzione di Jhonny Five, beatmaker della provincia milanese.
Nel 2013 Voodoo Vee diventa ufficialmente speaker della crew femminile milanese Calabash Crew, resident sound del Leoncavallo all’interno del progetto Run Di Danz (Junior Sprea, Serious Thing).
A gennaio 2014 esce il suo primo EP “Basic” in collaborazione col beatmaker N-BEAT, anch’esso autoprodotto. L’EP contiene cinque tracce inedite ed il remix del singolo “Hey mama”. A dicembre dello stesso anno pubblica “Autumn”. Il disco contiene dieci tracce, tra cui due skit e collaborazioni con Musteeno, Emma T e DJ Wolf. Nel marzo 2015 due brani estratti da questo progetto vengono selezionati dall’etichetta romana La Grande Onda e pubblicati nella compilation “Street Arts”, contenuta in HIT MANIA e distribuita con più di 15.000 copie in tutta Italia.
Parallelamente alla sua attività di MC, nel 2015 diventa corista della backing band di Junior Sprea e Gamba the Lenk, “The Seniors”.
Voodoo Vee è anche membro attivo dell’associazione Street Arts Academy con cui promuove laboratori, workshop ed eventi legati alla cultura Hip hop e alle sue discipline.
Dal 20 febbraio 2018 è disponibile in digitale e streaming “Joint 1”, titolo del primo EP del progetto Kush Clouds fuori per l’etichetta BM Records.

Tutte le foto inserite nell’articolo sono state realizzate dal Rosc Studio

Ciao ragazzi de lacasadelrap.com, io sono Voodoo Vee e sono una rapper e cantante italiana. Ho 26 anni e collaboro a più progetti in svariati ambiti musicali: sono la speaker di Calabash Crew – sound reggae/dancehall milanese, la cantante del progetto Kush Clouds e pubblico come solista. Mi sono affacciata alla cultura hip hop a circa 18 anni e da allora scrivo musica mia, ma studio canto e musica fin da quando sono piccola, sperimentando in tutti i generi a mia disposizione senza pormi limiti stilistici.

Questa rubrica, nata ormai più di due anni fa, è legata anche al voler analizzare e levigare il divario tra i due sessi nella pratica delle discipline dell’Hip Hop. La domanda è un po’ questa: qual è la tua esperienza in tal senso?

Da quando ho scoperto la cultura hip hop e tutto ciò che le gravita attorno, ho sempre cercato in essa le risposte e la stabilità personale che fino a quel momento non ero riuscita a trovare in altre culture. Inizialmente mi sono appassionata alla disciplina del writing (grazie a FAT crew e 1030 crew), successivamente all’MCing – grazie a persone come Dj Agly (Black Beat Movement), Musteeno e molti altri. Sebbene all’inizio sentissi un certo senso di pesantezza nel portare la mia persona ad esporsi così tanto in quanto “femmina”, con gli anni mi sono resa conto di quanto fosse sbagliata la mia percezione della cosa… Io per prima mi sentivo “diversa” in base al mio genere, semplicemente per il fatto che non molte donne facessero parte di questa cultura e ne fossero esponenti attive. Con gli anni mi sono resa conto di quanto questo potesse essere la mia forza, ma anche la mia debolezza. Bisogna trovare il giusto equilibrio. La mia musica mira a toccare gli altri nel cuore e nello spirito e questo non dipende certo dal mio genere, né da quello delle persone che mi ascoltano.

Quali sono le ambizioni, oltre alla passione, che alimentano la tua voglia di fare musica?

Le ambizioni sono tante, ma sempre calibrate. Spero di continuare a crescere artisticamente e di poter collaborare con artisti di livello sempre più alto perché il mio obiettivo è quello di poter arrivare a fare musica di alto livello. Altrimenti farei altro nella vita.

Kush Clouds è un progetto sperimentale che vede me alla voce e Grime Vice (producer, MC e DJ di Powa Flowa) alle produzioni. Il legame con G.V. è nato qualche anno fa tramite l’associazione Street Arts Academy di cui facciamo entrambi ancora parte. Quando abbiamo deciso che dovevamo produrre della musica assieme ci siamo fatti trasportare dall’idea di creare qualcosa di completamente nuovo e diverso da quello che si può sentire in giro ora, quantomeno in Italia. Ci siamo fatti ispirare da vari generi musicali a cui siamo particolarmente affezionati: hip hop, trip hop, dnb, jungle, 2step, jazz, nu soul, urban, grime, electro, garage ecc… per creare sonorità del tutto nuove e particolarissime. Così è nato “Joint 1”.

Con quale obiettivo avete lavorato alla realizzazione di “Joint 1”? Cosa rappresenta per voi e che tipo di confronto avete avuto in studio?

L’obiettivo è sempre stato quello di produrre qualcosa che ci piacesse profondamente, al di là delle etichettature di genere che vanno tanto di moda. Ci piaceva l’idea di poter aver la libertà di fare musica in maniera del tutto discostante dalla massa e dalle definizioni. Le produzioni ed i testi sono del tutto inediti ed il fatto che tante persone che hanno ascoltato questo lavoro non sappiano collocarci in qualche schema, rende la nostra missione riuscita ed il tutto molto più interessante. Ci siamo creati una vera identità e siamo riusciti a farlo facendo quello che ci piace nella maniera più spontanea possibile.

Non hai nessun limite nel performare con fluidità in lingua inglese. Questo è un aspetto molto importante, qual è il tuo segreto? Nel processo creativo scrivi proprio i tuoi testi direttamente in inglese?

Sì, scrivo direttamente in lingua inglese, per quanto riguarda i testi di KC. Ho sempre trovato molto stimolante poter scrivere in più lingue. Questo mi dà la possibilità di sperimentare vari flow e sonorità che spesso in italiano si faticano a trovare, cosa che mi ha aiutato veramente tanto nel momento in cui decisi di iniziare a scrivere anche in italiano. Secondo me non c’è un segreto, c’è semplicemente la voglia di mettersi in gioco e provare, provare, provare…

Non ho una reale dimensione musicale. In realtà trovo limitante la definizione stessa di “appartenenza di genere” ad oggi. Mi piace cantare e scrivere canzoni, questo mi basta… per il resto so che posso approcciare un brano jazz, Hip Hop o elettronico con la stessa cura e passione.

Da qualche anno sei speaker del collettivo femminile milanese Calabash Crew. Il 9 marzo vi siete esibite al Leoncavallo per festeggiare i primi 5 anni del progetto. Raccontaci qualche dettaglio su questa realtà.

Calabash Crew è una crew milanese tutta al femminile che nasce nel 2013. Si compone di 3 DJ (Ila, Scilla e Leo), una MC (io) e una ballerina di dancehall (Miss Nina). Siamo parte del collettivo Run Di Danz che organizza da quattro anni a questa parte eventi reggae al Leoncavallo. In questi anni abbiamo avuto modo di salire su numerosi palchi in tantissime città e queste esperienze mi hanno dato la possibilità di avere a che fare con un numero esponenziale di artisti e di sound, oltre che di massive! Siamo inoltre state il primo collettivo interamente femminile in Italia a partecipare ad un sound clash (una competizione tra sound reggae) e di questo siamo molto orgogliose, soprattutto in un ambiente di questo tipo che vede ancor meno donne ai controlli e nelle organizzazioni di serate. Tuttavia non ci scoraggiamo e ogni palco diventa il luogo di una libera espressione di energia e voglia di fare il party, oltre che una nuova possibilità di dimostrare a noi stesse e alle altre donne che non ci sono scuse: possiamo fare e dobbiamo fare il nostro meglio se qualcosa ci appassiona! non c’è genere che regga, in tutti i sensi!

Tra le tante attività, hai preso parte alla compilation Ladies First Vol 1. Credi che questa iniziativa possa dare degli input positivi all’ambiente?

Credo che sia un’ottima opportunità oltre che una buonissima causa. Big up Ladies First per l’opportunità! Grazie infinite!

Per il futuro, hai già qualcosa di concreto all’orizzonte? Un nuovo progetto, prossimi show dove seguirti dal vivo?

Certo! Mi trovate sempre in giro! Nei prossimi mesi con Calabash Crew al Leoncavallo ed in giro per le yard di tutta Italia, ma anche col progetto Kush Clouds (BM Records)!
Il 31 marzo faremo un DJ Set al Legend Club di Milano e l’evento è organizzato da BM Records. Nelle ultime settimane ho iniziato a registrare qualche brano del mio prossimo disco solista presso il TD LAB studio di Yazee (Milano), con cui ho collaborato nel suo ultimo disco “You get no love” per la traccia “Mi hanno detto”. Seguite le pagine e troverete tutte le date in programmazione! Spero di farvi sentire tutto entro fine 2018!

La mia pagina ufficiale facebook è VoodooVee.
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Termina qui anche l’episodio numero 29 della rubrica Ladies First.
Noi ritorniamo, approssimativamente, tra un mese. Nel frattempo vi ricordiamo che potete segnalarci i vostri progetti scrivendo una mail a: info@lacasadelrap.com digitando nell’oggetto: Ladies First.

Restate connessi!