Il nuovo survival targato Konami che utilizza il brand storico di Kojima offre al netto delle polemiche un’esperienza appagante e coinvolgente.

Il team di sviluppo ha superato gli ostacoli iniziali di utilizzare un brand considerato un’autentica leggenda in campo vikdeoludico e ha comunque regalato agli utenti un titolo di tutto rispetto. Un titolo che regala soddisfazioni  sia in campagna che in multiplayer per una durata complessiva di circa trenta ore in totale. Una longevità assolutamente niente male.

Per chi non lo sapesse il gioco è uno spin off in salsa survival del classico gioco di Kojima che comincia dove finiva Ground Zeroes. Cominceremo creando il nostro personaggio con un editor che poi potremo utilizzare anche in seguito per modificarlo ulteriormente e impersoneremo un soldato caduto durante l’inizio di Phantom Pain.
Siamo stati però contagiati da un virus che ci permette di sopravvivere all’attacco.

Potremo così sfruttare il wormhole che si è creato tra la nostra dimensione e quella di Dite dove i Corpi di Caronte hanno cominciato una missione di esplorazione per capirne di più.

La missione si è rivelata un mezzo fallimento e quindi tocca a noi scoprire maggiori dettagli sull’accaduto e quindi lo scienziato Goodluck ci catapulta subito in questa dimensione misteriosa tanto quanto pericolosa. In Dite ci sono infatti i vaganti ovvero delle specie di zombi completamente ciechi ma che possono riconoscere le vibrazioni attorno e attaccare.

Appena arrivati nella dimensione parallela potremo fare la conoscenza di Reeve e stabilire assieme a lui un campo base sui resti della Mother Base. Grazie all’aiuto poi del computer Virgil AT-9 potremo recuperare schede di memoria utili a raccogliere informazioni e anche a ripristinare il wormhole per tornare a casa finalmente.

Dovremo sempre tenere sott’occhio l’indicatore di fame e sete nel frattempo per non soccombere altrimenti le nostre stats precipiteranno vertiginosamente e nel contempo la vista ci si annebbierà fino a che non stramazzeremo al suolo. Dovremo purificare l’acqua e anche iniziare un orto o un piccolo allevamento per sopravvivere al meglio.

Naturalmente potremo anche migliorare il nostro arsenale con dei banchi da lavoro e creare un rifugio per dormire e recuperare un po’ le forze. Con l’energia Kuban poi che estrarremo dai corpi dei vaganti potremo anche riattivare i portali di teletrasporto per muoverci agilmente sulla mappa.

Il sistema di combattimento a questo proposito è basato su meccaniche da action survival con movimenti molto repentini dei vaganti a cui bisognerà fare parecchia attenzione nelle prime battute di gioco. Meglio l’approccio stealth quindi, arrivandogli furtivamente da dietro e facendoli fuori con una lama ben affilata. Le missioni sono tutte in stile recupero oppure difesa di una roccaforte e quindi dovremo o difendere delle postazioni wormhole oppure dare una mano a qualche sopravvissuto. Per fare tutto ciò potremo sfruttare trappole o ostacoli per impedire il passaggio ai vaganti. Con la crescita del personaggio potremo sbloccare anche nuove abilità e quindi manovre particolari. Ottima anche la complessità generale del processo di looting. Buono sulle stesse dinamiche anche il multiplayer e presto arriverà anche una modalità cooperativa. Lo stile narrativo è sempre molto elevato, sulla scia della scuola Kojima.

Il comparto tecnico sfrutta il FOX Engine con un framerate granitico e una grafica di prim’ordine. Ottimo anche il comparto sonoro sia per le musiche che per il doppiaggio in inglese e giapponese tutto sottotitolato in italiano.

Una bella sorpresa che certamente verrà migliorata con il passare del tempo grazie a add-ons vari.

Voto: 8.5

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