C’è un bel po’ di rap in Brigata Bianca: il secondo disco da solista di Samuel.

Oggi è ufficialmente fuori per Sony Music il nuovo album solista, il secondo senza i suoi Subsonica, per Samuel. Si intitola Brigata Bianca, dove Samuel, orfano della sua celebre band causa Covid-19, ha deciso di esplorare un’altra parte di se stesso, quella più cantautorale. Non è sicuramente una tipologia di album che (non ce ne voglia il bravissimo cantante torinese, molto stimato sia da noi che dal resto degli esperti di settore) di solito non saremmo tentati dal proporvi, se non fosse per la presenza di un’ottima dose di rap all’interno.

Anticipato dai singoli Tra un Anno e Cocoricò, il disco presenta 15 tracce in cui Samuel compone, suona e canta. Producendo una grande varietà di suggestioni e idee, collegate fra loro dalla ‘Brigatabianca’ alla quale Samuel dedica il titolo: il collettivo di persone che ha lavorato con lui nell’ultimo periodo.

I brani offrono molteplici sfaccettature e influenze che, oltre alle collaborazioni di Colapesce e Fulminacci, vedono la sponda rap padroneggiare e collaborare in maniera molto creativa, grazie ai nostri Ensi, Willie Peyote e Johnny Marsiglia. Da sottolineare anche la collaborazione in chiave strumentale di Dade e MACE & Venerus, che spesso strizzano l’occhio al mondo hip hop durante le loro sperimentazioni musicali.

Ci lusinga e ci rasserena sapere che nella contemporaneità della scena musicale italiana ci sia molta più considerazione nei confronti del rap. In questo caso nei confronti di tre delle penne più significative dello storytelling italiano. Abbiamo Ensi, che nel brano BUM BUM BUM BUM, entra con il classico dinamismo che lo contraddistingue, da pioniere di quel tipo di rap solido di un background imponente come il suo. Poi Willie Peyote in Giochi Pericolosi, ormai una collaborazione più che rodata in virtù del rispetto e la stima reciproci tra i due che hanno anche vissuto un tour assieme con i Subsonica al completo. E infine, figura un ritorno graditissimo di Johnny Marsiglia che con Torino (città originaria di Samuel e dei suddetti) c’entra poco, ma che porta con sé e con il suo morbido flow, il piacevole vento caldo di Palermo.

Insomma, un bel po’ di rap in un disco parecchio sperimentale che nasconde anche tanto altro. Vi lascio qui sotto il link per ascoltarlo!

 

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