Viperhaze

Oggi parliamo con un writer, Viperhaze, che ha sviluppato (e sta sviluppando tuttora, come ci dice lui stesso) uno stile molto personale e riconoscibile, composto dall’intreccio di lettere, forme geometriche e colori vivaci.
Il risultato è un mix vincente che sta anche piacendo anche alle persone al di fuori del mondo dei graffiti, infatti Viperhaze è impegnato ultimamente nella realizzazione di diversi progetti che vedono il suo stile di disegno inalterato e vanno a rafforzare quindi la sua identità di artista. Ma facciamocelo raccontare da lui…

Nel tuo stile molto personale usi poco le lettere ma molto le forme geometriche, linee ecc… come sei arrivato a questo risultato? Quali sono stati i passaggi intermedi?

La lettera sta alla base delle mie geometrie astratte. Arrivando a capire il suo movimento sono riuscito a scomporla e diciamo a “spaccarla”. Anche il colore ha un ruolo fondamentale nei miei pezzi. Lo stile che ho creato è tutt’ora in fase di sviluppo e credo lo sarà per sempre; giorno per giorno è un continuo modificare, rinnovare, aggiungere ed inventare nuove forme stilistiche.

Un tuo lavoro, anche se visto da lontano, è subito riconoscibile… quanto pensi sia importante per un writer crearsi uno stile proprio e così personale come il tuo?

La cosa più importante è trovare un proprio stile, artistico come di vita, perché penso sia sinonimo di carattere, di voler sentire che qualcosa è autenticamente tuo, di volerti distinguere. Non ci credevo all’inizio… ma ora che sono passati tanti anni riesco a osservare quello che faccio da spettatore esterno e noto le evoluzioni del mio percorso e l’unicità dello stile che ne è nato.

“L’hip hop è morto” è una frase che sentiamo dire spesso… ma tu credi ancora nelle 4 discipline? Ci sono ancora eventi che le riuniscono, ai quali partecipi?

A parer mio, non è più come una volta e si, agli occhi di molti può sembrare morto. Ma niente è morto se rimane vivo dentro di te, e dentro di me l’hip hop è sempre vivo come dal primo giorno, anche grazie ai ricordi di ciò che ho vissuto. Credo ancora nelle quattro discipline perché so che ci sono tante persone che costantemente le praticano con passione, anche se i luoghi e gli eventi dedicati a questo sono sempre meno e sempre meno giovani sono mossi dalla cultura dell’hip hop. Essendoci così poche possibilità di incontro, è sempre bello partecipare ad eventi e jam come le ultime organizzate al Barrio’s in Barona.

Qual’è la superficie più insolita su cui hai dipinto?

Coloro ogni cosa che mi capiti sotto mano: dai muri alle tele, dai mobili all’abbigliamento, dalle macchine ai tir. Di superfici strane ne ho dipinte tante: mi viene in mente uno strano mezzo di trasporto in Svizzera per il quale ho dovuto cambiare le impostazioni solite del mio graffito, o un’installazione di barili all’interno del centro sociale di Lugano.

Qualche anno fa sono stato al “castello di Zak” e ho visto un sacco di tuoi disegni, ultimamente hai organizzato un evento in favore di Zak e della sua chiamiamola così “creatura”… Parlaci del tuo rapporto con lui e con quel luogo

La storia con zio ed il castello parte tanti anni fa. Quando sono entrato per la prima volta ero con Tenia e avevo 15 anni. Ho conosciuto zio Zak per la prima volta, ci siamo guardati negli occhi e capiti subito e da quel giorno il castello è stato come la mia seconda casa, se non la prima e lui è diventato ed è tutt’ora il mio punto di riferimento e una delle persone più importanti della mia vita e della mia crescita artistica e personale.

Zak

All’interno del suo castello ho più di cinquanta pezzi, è il posto dove mi sono trovato meglio a dipingere, fuori dal mondo e in pace con me stesso, grazie agli stimoli di quell’ambiente più unico che raro e a zio che non mi ha fatto mai mancare niente, dal tè caldo d’inverno alla sua cucina 5 stelle tutto l’anno. Ora che purtroppo la storia del castello è finita, la stiamo mantenendo viva portandola in giro e organizzando eventi come l’ultimo da Art Mall in via Torino, con mostre artistiche, live painting e presentazioni del libro del castello.

Ho visto che stai lavorando abbastanza con i progetti su commissione, mantenendo inalterato il tuo stile di disegno… quanto è soddisfacente lavorare per gli altri, facendo quello che piace a te? Hai da menzionarne uno in particolare che ti ha dato più soddisfazione?

Si, sto lavorando molto mantenendo intatto il mio stile. Mi rende soddisfatto ogni giorno di più, spingendomi a una continua ricerca ed evoluzione per fare sempre meglio. Penso non ci sia cosa più bella di sentire suonare la sveglia la mattina e non vedere l’ora di lavorare, perché il mio lavoro è la mia passione. Ultimamente ho lavorato per la nota azienda italiana di biciclette De Rosa, realizzando una decorazione sulle pareti dell’ufficio del signor De Rosa. È stato un passo per me molto importante riuscire a portare il mio colore all’interno di un’azienda di questo livello.

De Rosa

My Way

Parlaci della linea di abbigliamento nata dai tuoi disegni, ne so un pò poco… raccontaci i dettagli

Quotidianamente mi sveglio e mi vengono in mente nuove idee: un giorno, tempo fa, mi sono detto: “Perché non indosso vestiti fatti da me?” e da lì, piano piano, è iniziato il mio piccolo percorso con l’abbigliamento. Piccolo perché ha preso forma da poco, ci è voluto tanto tempo per passare dall’idea alla realizzazione effettiva dei capi. Lavoro da poco con il brand Overdrive e ho realizzato una capsula di otto prodotti presentata in un video in collaborazione con il rapper Vacca. Trovate tutto online sul sito www.overdriveitaly.com.

Vacca

Progetti per il futuro?

Non so cosa potrà nascere in futuro, mi piace sfidarmi e puntare sempre più in alto. Vi consiglio di sbirciare sempre il mio Instagram “VIPERHAZE” per continue sorprese…sono imprevedibile.