“Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.” (Antoine de Saint-Exupéry)

La citazione qui sopra appartiene all’autore del testo Il piccolo principe: ho deciso di citarla perché la trovo tremendamente attuale: spesso molti tendono a confondere cosa sia un sogno e quanti sforzi siano necessari affinché quel sogno diventi realtà. Di tutto ciò è estremamente consapevole Jangy Leeon che il 4 dicembre ha pubblicato il suo secondo lavoro in studio: Full Moon Confusion, distribuito da Believe Digital, anticipato dall’uscita del singolo Black Magic.

Questo suo nuovo lavoro è in grado di cullarti attraverso diverse epoche musicali: scevro di ogni preconcetto musicale (ed artistico), Jangy Leeon offre richiami che vanno dalla musica anni ’50 dello scorso secolo fino ad arrivare alle melodie del nostro tempo. Il filo conduttore di questo progetto è la dimensione onirica attraverso cui oscillano le melodie e i ritmi di Full Moon Confusion. Abbiamo deciso di rivolgere a Gianluca alcune domande che ci permetteranno di meglio comprendere il suo progetto. Prima però riascoltiamolo…

Per cominciare: come ti sei avvicinato alla cultura hip hop? Ricordi il primo disco che hai ascoltato o quello che ti colpì di più da piccolo?

Io mi sono avvicinato a questa cultura tramite il writing: ho cominciato a dipingere e fare graffiti; da lì ho cominciato ad ascoltare i primi dischi hip hop – ottenuti tramite amici. In relazione al panorama americano ricordo Wu-Tang Forever, poi 2Pac o Busta Rhymes, per quanto riguarda l’Italia penso a Fritz Da Cat, Joe Cassano, Kaos e Esa. Loro sono stati il mio primo approccio alla musica rap. Inizialmente ero proprio sotto col viaggio hip hop e graffiti: non concepivo ancora la cosa che un giorno tutto questo potesse diventare un lavoro; quando poi ho cominciato a rappare, ho capito fin da subito che sarebbe stata una cosa importante per la mia vita.

Penso che una parte importante per Jangy Leeon sia Mad Soul Legacy Crew: avete partecipato all’apertura di DJ Lord dei Public Enemy al TIM Skate Park Bovisa: ricordi come ti sei sentito? Raccontaci un po’ quell’esperienza…

Ero ancora piccolo e la crew era appena nata: avevamo appena formato Mad Soul Legacy; quella è stata sicuramente una bella esperienza e noi dovevamo aprire a DJ Lord: la cosa era figa perché era una specie di hangar dove c’era gente dentro con rampe da skate; noi suonavamo su questa specie di palchetto rialzato. È stata un’esperienza molto figa e che a livello di crescita personale mi tengo stretto, oltre ad essere un bel ricordo.

mad soul legacy crew
Mad Soul Legacy Crew

Ti va di raccontarci da cosa è nato questo album? Hai parlato di un periodo di transizione per ritrovare un ordine… Lo hai trovato o sei ancora in “Full Moon Confusion”?

Direi che sono ancora sotto l’effetto della luna piena. Ho fatto sicuramente molto ordine e intrapreso una bella strada, ma c’è ancora da fare per raggiungere l’obbiettivo. È stato un periodo di transizione: ho chiuso rapporti importanti per la mia vita, ho cambiato casa. Ho avuto un po’ di questioni da risolvere. Sono soddisfatto perché sono riuscito a dare un filone comune al disco, arrivando da un lavoro molto solare come Eldorado, e quindi come percorso c’è sicuramente una connessione artistica tra quello che ho fatto prima e quello che ho fatto adesso. Sole e luna, come se fosse un percorso alchemico – detto così potrebbe sembrare non avere un senso, ma nella mia testa rappresentano due sentieri di un unico percorso.

Mi soffermerei un attimo sul brano Buscaglione. Questo brano mi ha fatto pensare molto al film Midnight in Paris di Woody Allen. Full Moon Confusion ha un effetto simile: è in grado di trasportarti in varie epoche musicali. Qual è l’obiettivo di questo disco?

Il parallelismo con questo film ci sta a pennello! È un accostamento valido perché sì, il filo conduttore è la notte, però ci sono tracce più energetiche e tracce più introspettive. L’obiettivo era proprio quello di permettere a chi ascolta di percorrere un viaggio attraverso “le mie notti”: questo vuol dire che anche a livello di sonorità puoi trovare cose e ritmiche del passato inserite in un sound attuale o, magari, su melodie più allegre testi personali come se fosse un percorso fra diverse epoche.

jangy leeon
Jangy Leeon

Pensi di vivere nell’epoca musicale adatta a te o magari avresti preferito fare rap in un altro periodo? Cosa manca alla scena attuale a livello musicale?

Spesso mi pongo la stessa domanda: sicuramente la mia musica sarebbe più rapportabile a quella degli anni ‘90 o del 2000; effettivamente il mio sound e il tipo di rap che piace a me è proprio quello. Penso sia anche questione di “mentalità italiana”, del posto in cui sei: io ho sempre ascoltato molto rap americano, abbiamo subìto un po’ tutti quelle influenze; forse non è più nemmeno questione di epoca, quanto piuttosto legato al contesto culturale che rappresenti e attraverso cui cresci.

Non so se permettermi di dire se manchi qualcosa alla scena: ci sono molto artisti validi, però magari tante cose fighe non vengono a galla, mentre tante altre cose, pur essendo qualitativamente inferiori, riscuotono risultati enormi; se manca qualcosa sono sicuramente i criteri del pubblico. Sembra che fare il rapper sia necessario: questo è frutto della mentalità italiana. A volte sembra che se rappi bene sei quello che sbaglia! C’è tutto questo filone di un certo tipo di roba che è più semplificata – per certi versi anche più diretta – ma anche più trash. Tutto viene inserito in un unico pentolone: se le cose sono così diverse, bisognerebbe avere più consapevolezza riconoscendo che c’è un certo tipo di genere e poi c’è un altro genere, che è un sottogenere o ancora nuovo genere. Sono due cose differenti e non bisogna confonderle.

jangy leeon full moon confusion
Jangy Leeon

Subito dopo il brano Buscaglione, segue Fatima: interessante come successione a livello di sonorità. Ci spieghi un po’ questo brano?

Il beat di Big Joe è veramente una bomba: un po’ neo classic, un po’ west – che è il suo genere forte. Volevo parlare di Milano perché è stato già fatto in diverse occasioni, ma non l’avevo fatto mai in maniera in così importante: mi andava di raccontare quelle che sono le mie esperienze adolescenziali e come io ho vissuto Milano. Io abitavo a Noverasco (fuori dalla grande città) mentre i miei nonni vivevano appunto in zona Fatima. È una descrizione di quello che ho vissuto io in quegli anni ed ho voluto raccontarlo, dando luce a questa parte di me.

Full Moon Confusion è un album estremamente variegato: tutte le produzioni hanno in comune però questi toni onirici. Quali sono i produttori con cui hai lavorato meglio e che hanno saputo concretizzare maggiormente le tue idee?

Io ho lavorato molto con Weirdo con cui ho già un bel feeling, dato il passato in Mad Soul: so che quando ho in testa una cosa, questa piacerà ad entrambi e verrà realizzata in maniera figa – è stato il caso di Buscaglione; in generale il disco è strutturato in modo da essere una composizione di tracce e non ce n’è una di cui farei a meno. I producer nuovi con cui ho collaborato, be’ mi son trovato bene con tutti: Garelli, Joe, 2P mi hanno fatto tutti delle produzioni fighe e diverse dagli standard; tutti i pezzi compongono Full Moon Confusion e penso che Buscaglione possa essere considerata la traccia più originale, non c’è roba simile a livello di sound: è quasi poco rap, non è il classico quattro quarti; è stata sicuramente una cosa particolare. Anche con Mack Beats – producer che ho conosciuto in Estonia – lui riesce sempre a trovarmi soluzioni molto fighe che a livello di sound sono molto originali.

jangy leeon

Sono veramente tanti i nomi presenti nell’album: come sono nate le collaborazioni? Quale è il featuring che potrebbe riscuotere maggior successo?

I colleghi con cui ho lavorato li conoscevo già da prima del disco; è stato figo lavorare con Vacca perché – stando in zona Corvetto – conosceva dei miei amici e, dopo esser passato a registrare un po’ di roba, mi ha proposto di collaborare per un pezzo. Io ho subito colto la palla al balzo e abbiamo intavolato Voglia di vincere. Anche L’Elfo quando era salito l’avevo beccato: anche lui è un ottimo artista, bravissimo in quello che fa e soprattutto molto umile. Con Shade è stato veramente figo: lui mi ha stupito! Anche lui mi propose di fare una roba insieme e, quando siamo scesi in studio, mi ha stupito tantissimo a livello professionale: mega metodico, ha imbastito una strofa tecnica in pochissimo tempo ed è stato iper-attento anche alla musicalità.

Per quanto riguarda “il brano di maggior successo”… Sicuramente so che i miei fan apprezzano la combo Axos-Lanz (Buscaglione) poi quello con Shade (Savana Club) ha le carte in tavole per essere un radio hit e colpire maggiormente il pubblico.

Hai già pensato a come sviluppare i live nel prossimo futuro? Hai in mente uno spettacolo particolare?

Adesso vediamo come va questo disco e sicuramente, se ci sarà la possibilità di farlo, organizzeremo un evento in store, magari quando si riaprirà: speriamo solo che sia il prima possibile perché comunque dal primo lockdown abbiamo già saltato un paio di date. Mi auguro che tutto vada nel migliore dei modi, ma per esperienza preferisco stare con i piedi per terra e lavorare, che poi è la cosa che ripaga sempre di più.