Poco tempo fa Murubutu ha pubblicato, per Mandibola Record, un EP in free download, acquistabile esclusivamente ai suoi live. Il progetto racchiude numerose collaborazioni, pubblicate durante il 2017, e alcuni nuovi inediti, tra cui spiccano quelli con la cantante Amelivia.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il maestro dello storytelling e Amelivia per parlare di questo lavoro.

Uso il presente perché stiamo continuando e continueremo a creare assieme. Lavorare con lui è sicuramente un’esperienza che risuona con la mia anima e quando questo succede ne traggo grandi gioie e benefici. Tutti abbiamo qualcosa da insegnare, lui in particolare è simbolo di grande umiltà e disponibilità, nonostante il meritato successo, abito che veste con eleganza dando voce al vero cuore dei personaggi che racconta. Io, personalmente, da lui ho da imparare la costanza e la pazienza nell’entusiasmo, perché tendo, a differenza sua, a farmi trascinare emotivamente. Ammetto che quando uscì “La penna magica” molte persone iniziarono a scrivermi, fu come realizzare un mondo che spesso è soltanto nella mia mente di sognatrice, cosa che mi spaventò e, se non avessi avuto un sostegno come il suo, avrei rischiato di fermarmi. La sua cultura è un esempio e la saggezza di portarla soprattutto a giovani menti attraverso un canale potente come la musica, mi fa avere ancora speranze nel domani.

A La penna magica sono affezionata particolarmente. Innanzitutto perché è il primo lavoro fatto insieme. Inoltre perché per la realizzazione, sia del pezzo che del video, c’è stato un grande team collaborativo – nonostante le distanze fisiche. Colgo l’occasione per salutare Andrea Sanna, amico e regista, il grande T-Robb, Leonardo e ovviamente Mandibola records. Se poi devo dirla tutta, da anni lavoro sul mio grande senso di autocritica e ritengo di avere fatto diversi errori in Zefiro, quindi la mia affermazione era riferita alla mia esecuzione, i pezzi mi piacciono entrambi.

Ti occupi anche di arti visive. Infatti stai preparando delle magliette che uniscono le tue doti grafiche a quelle vocali. Parlacene un po’.

Credo fermamente nei poteri delle arti: di liberazione, guarigione, unione, elevazione. L’arte è libertà ed espansione, proprio come l’amore. Tutti la possono fare, perché tutti abbiamo un’anima e la condivisione deve lasciar posto alla competizione. Non sto dicendo che la tecnica e la formazione non servono ma, a volte, basta ricollegarsi al bambino interiore in ognuno di noi. Se a 5 anni vi mettevano i colori davanti, pensavate alla gioia nel vederli e a volerne prender contatto, creare e donare il prodotto a qualcuno. Dipingo con le dita e, quando si asciuga il colore, vedo figure che mi piace portare in superficie, ma ognuno vede cose differenti nei miei quadri e mi piace confrontare le visioni. Parlo di visioni perché sono una visionaria, amante del mondo onirico, del surreale e del fluire dell’inconscio, delle creazioni di universi paralleli in cui le emozioni possono liberamente fluire. Sono stata additata per questo, accusata di esser assente, ignorando quanto possa essere bello tapparsi le orecchie e andare per la propria strada. Grazie a questo mio percorso è nata ”Amelivia”, nome ovviamente non scelto a caso: nella scena del mercato de Il favoloso mondo di Amelie, la voce narrante commenta:

Amelie ha la sensazione improvvisa di essere in totale armonia con sé stessa, in quell’istante tutto è perfetto: la mitezza del giorno, quel profumino nell’aria, il rumore tranquillo della città. Inspira profondamente e la vita le appare semplice e limpida. Ad un tratto si sente sommersa da uno slancio d’amore, un desiderio di aiutare l’umanità intera.

La maglietta è un semplice omaggio alla luna, al femminile fertile. Sembra che stia piacendo molto e ne sono contenta.

Di collaborazione in arrivo ce ne sono due: una per Luca Corona, in arte Mangiafocor, storyteller di cui vi invito ad ascoltare Il menestrello e la caduta di Hamelin per farvi un’idea del suo stile in attesa dell’uscita del brano. La seconda riguarda uno stile diverso: è con il frontman di una band reggae italiana, Devon & JJah Brothers, vincitori dell’Arezzo Wave Goes to Rototom nel 2016 e partecipanti al festival nello stesso anno.
Devon è maestro del coro africano a Rimini e ideatore del progetto S.O.U.L., che utilizza la musica come mezzo di integrazione. Di lui mi ha colpito la sua energia solare, la stessa che trasmette ai concerti, la sua grande fede e il suo sorriso in ogni circostanza. Ci siamo trovati artisticamente e idealmente affini e stiamo cercando di unire la sua esplosività al mio stile più leggero, il sole all’aria in un unico suono, cercando di dare sempre messaggi positivi. Speriamo che vi piaccia.

Hai un messaggio da lasciare a chi ti legge?

Vi ringrazio per queste domande perché ogni giorno cerco di portare queste verità alle persone e, come hanno fatto alcuni, vi invito a scrivermi per approfondire i concetti. Attraverso la creatività si può veramente realizzare e guarire un mondo che ne ha davvero tanto bisogno. Dal punto di vista musicale posso dirvi che sono sempre aperta a nuove collaborazioni e diciamo che aspetto i collaboratori giusti per poter iniziare, magari, la carriera da solista.

“Zefiro” non è stata inserita perché il testo non mi soddisfaceva completamente e perché ho valutato ci fossero già sufficienti brani con atmosfere malinconiche all’interno dell’album.

Diciannove brani compongono l’EP, diciannove brani impeccabili. Messi da parte i due in collaborazione con Amelivia, il mio preferito è sicuramente il featuring con Picciotto, Santo. Qual è il brano che maggiormente ti ha coinvolto emotivamente?

Probabilmente “L’amica di Annalisa” con Claver Gold oppure il brano con “Kyodo Paradiso perduto”. Entrambe sono ispirate a storie reali.