Oggi parliamo di un album che racconta le emozioni e le sensazioni di un artista durante il lockdown. Anche se il tema affrontato può sembrare banale, vediamo come in verità Sina lo racconti in un modo del tutto coinvolgente ed orecchiabile.

Nei mesi durante la quarantena nasce My Love Lockdown, lavoro che l’artista mette a disposizione prima su Instagram e successivamente su Telegram, raggiungendo in poco tempo numerose attenzioni. Il 18 settembre esce una nuova versione dell’EP per Island Records, in cui sono stati completati alcuni brani e sono state aggiunte alcune collaborazioni (da nomi più affermati come Mecna, Priestess e CoCo, a giovani promesse come Malakay e Yamba, che completano e impreziosiscono le tracce dell’artista).

Possiamo dire con certezza che non sia un album dal quale traspare allegria e spensieratezza (come pretendere altrimenti?), difatti la malinconia è la chiave di lettura corretta e ciò che suscita. Si tratta tuttavia di un giovane autore, che deve maturare ancora parecchia esperienza ed esercizio al fine di poter giungere al top.

Strumentali

Regna la calma e la tranquillità, alle quali vengono adattate la voce e i testi. Niente di eccessivamente eclatante sotto questo aspetto, ma gli abbinamenti sono piuttosto azzeccati e contribuiscono a viversi le tracce nel migliore dei modi. Degli ospiti, è necessario citare Mecna che, durante l’ascolto, ho definito “il solito”: in grado come pochi di cavalcare la strumentale, ottimo per quel pezzo, bravissimo Sina per averlo inserito correttamente.

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Testi

Un buon lavoro, tecnicamente non il massimo. Il tema affrontato non è per nulla banale, è stata raccontata una storia ed è stato fatto bene. Un segreto è stato senz’altro la volontà di far immedesimare gli ascoltatori nelle rime di Sina, ecco uno dei motivi per i quali questo lavoro potrebbe arrivare davvero lontano: la chiusura totale coi conseguenti disagi che ciò ha comportato (le giornate trascorse in casa, la solitudine, la lontananza dalla sua città d’origine, la complessa gestione dei rapporti, la necessità di trovare vie di fuga) sono un male comune, che l’artista sentiva di dover sfogare ed esprimere all’interno di un album. C’è però chi è più bravo ad ascoltare che a comporre, e si sente capito e sollevato sapendo di non essere da solo. Su questo fa leva questo grande lavoro.

Stile

Quello che più impressiona è senza dubbio il fatto che Sina abbia già una sua identità ben definita che spicca nelle tracce. Le metriche utilizzate sono rare e in Italia sono pochi quelli che decidono di esprimersi in questi modi, per non parlare dello stile soft che nella musica di oggi sta sempre più svanendo. La voce poi è un’arma a doppio taglio: forse utilizzata non al massimo in tutte le circostanze, ma in grado di suscitare emozioni chiare e di interpretare al meglio i testi. Ma in certi tratti o la si ama o la si odia.

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