Il 19 giugno Ernia ha pubblicato per Island Records l’ultimo di tre album in studio, Gemelli. Il titolo rimanda all’idea della dualità, condizione di ciò che è composto di due elementi e, a pensarci bene, questo concetto caratterizza l’artista e la sua musica sin dagli inizi della sua carriera da solista. Dopo lo scioglimento del gruppo Troupe D’Elite e un periodo lontano dal mondo musicale, nel 2016 Ernia pubblica l’ep No hooks, in cui il dualismo emerge per la prima volta in relazione al vissuto e all’attitudine alla vita. Nell’ultima traccia del progetto, Neve, l’appena ventitreenne racconta come, pur provenendo da una famiglia benestante, abbia sempre preferito rimboccarsi le maniche. “Me ne sbatto degli utili, dai 5 stelle a dormire/ in stazione insieme agli umili, stesi nei posti umidi“, rappa all’inizio del brano.

Oltre a questo contrasto sul piano delle esperienze e delle intenzioni, ne è stato messo in evidenza un altro, stavolta stilistico, all’interno dell’ampliamento del disco diventato d’oro, ovvero Come uccidere un usignolo/67.Così ignorante dentro un pezzo invece così acculturato dentro quello dopo”, scrive Ernia in Disgusting, riuscendo a descrivere con una sola frase tutta la versatilità della sua scrittura. Una duplicità a livello di vissuto che diventa una duplicità nel modo di comportarsi si ritrova invece in 68, contenuta nell’omonimo album. “Tra palazzoni e villette schierate stavo nel mezzo/ Così che prendevo da entrambi, mi comportavo in base al contesto“, si ascolta infatti nella seconda strofa.

Tutto ciò fa capire non solo come il muoversi tra due ambiti sia sempre stato caratteristico di Ernia, ma anche come l’insieme di queste contrapposizioni dia vita a una molteplicità che va oltre il dualismo. Ed è proprio questa molteplicità a fare da protagonista nel nuovo progetto. Non resta, allora, che immergersi nell’ascolto per scoprire come Ernia abbia dato voce e flow ai vari aspetti di se stesso.

Testi

Sono ancora vivoM’hanno sparato in facciaSono ancora vivoMi hanno strappato il cuoreSono?ancora vivoMi hanno?cambiato il nome

Sono ancora?vivo

Così si apre Vivo, il primo brano dell’album, offrendo già dall’inizio una chiave di lettura per la sua comprensione. È come se in tutto il disco, infatti, Ernia racconti con lucidità di come, nonostante tutto ciò che di negativo gli sia accaduto, sia riuscito a fare tesoro delle sue esperienze e ad uscirne più forte di prima. Questo contrasto tra ombre e luci della propria vita sembra racchiudere tutti gli altri disseminati nelle 12 tracce. Ma non è solo questo che rende il pezzo forse il più rappresentativo dell’interno progetto. E non lo è neanche il fatto che il titolo sia l’unico esplicitamente opposto ad un altro, ovvero Morto dentro. A fare di Vivo una parte fondamentale di Gemelli è il fatto che sia interamente costruito su immagini contrapposte che, se prese singolarmente, costituiscono molti dei temi dell’album a cui si possono collegare gli altri.                                                        

Nel testo si ritrovano, in ordine, l’idea di poter non soddisfare determinati canoni (La tipa sbagliata, quella che lascia/Perché forse non ero abbastanza); i ricordi dell’adolescenza (Alle paglie, le marche, le maglie/Specchietti girati, i sogni e la biro/Lo sbirro buono e lo sbirro cattivo/Le panche, le Rizla, la weeda del Cilum); il lato negativo dell’amore (La relazione tossica, amore cicuta); le false apparenze (Gli amici duri cresciuti di forza/Ma che son dolci se levi la scorza).       

La prima tematica, il timore di poter essere inadeguato, viene affrontata con Madame in Fuoriluogo, in cui Ernia sostiene che in passato abbia pregato per sembrare come gli altri. Ma se in questo pezzo la diversità è intesa in modo negativo, in altri viene considerata positivamente. In U2, infatti, il rapper sottolinea come, al contrario di molti suoi colleghi che hanno raggiunto il successo, lui non abbia pensato a comprare cose futili. Anche in Non me ne frega un cazzo con Fabri Fibra vengono prese le distanze dal resto della scena, in particolare attraverso la frase Non mi tuffo nella wave, perché prima digerisco. D’altronde già nel 2017, in QT, l’artista presentava se stesso come l’alternativa della trap.

Il secondo tema presentato in Vivo, quello adolescenziale, è il principale di MeryXSempre con Shiva, collage di sensazioni e momenti che si vivono da adolescente. Una di queste immagini è “Viali infiniti in sfondo, Club Dogo in sottofondo” che si collega ad un altro brano, Puro Sinaloa. Si tratta, infatti, dell’omaggio a uno dei pezzi più iconici del gruppo milanese, Puro Bogotà, che ha fatto da sottofondo alla generazione di Ernia. Il testo, viene impreziosito da citazioni all’originale e a pezzi di Marracash, anche lui presente nella traccia del 2007. Questi rimandi confermano la volontà di creare un ponte tra presente e passato, come Ernia ci ha raccontato nella nostra intervista e come si evince dalla scelta di collaborare con degli esponenti della seconda generazione del rap italiano, quali Tedua, Rkomi e Lazza.     

Il terzo topic, il lato negativo dell’amore, si ritrova in Superclassico, dal punto di vista dell’artista, mentre in Ferma a guardare da quello dell’ex amata, in una contrapposizione esistente anche in un altro album, 67. In quel caso, ad opporsi erano le tracce Tradimento (Il Traditore) / Lei no (Il Tradito). Pensavo di ucciderti con Luchè, invece, delinea i lati oscuri di un’amicizia.

Il quarto argomento, le false apparenze, è protagonista in Bugie, in cui Ernia parla dell’esistenza di due binari, il reale e il finto, ma è presente anche in altri pezzi, come nel ritornello di Cigni.

A volte non sono dei sorrisi, son ghigniAnche se son belli

Non sai quanto soffrono i cigni

In questo caso, al tema del “niente è come sembra” se ne intreccia un altro, riscontrabile in queste righe:

Devo aver preso da mammaE penso sia una condannaPensare che a 26 anni nulla più mi entusiasmaDa quassù la vista è magnifica

E pure non sono ancora felice veramente, che significa?

Si tratta dell’idea di una soddisfazione e felicità che non sembra mai essere davvero raggiungibile, come già espresso in Noia, contenuto in 67. In questo brano, infatti, Ernia diceva “Sarà la vita che faccio saranno gli anni/Sarà un po’ quel cazzo che ti pare, ma non riesco a entusiasmarmi/Sarà che ho sempre alzato le mie aspettative intanto/Lo sguardo freddo e piatto, il Gobi e nulla affianco“. Il pensiero angosciante sembra essere lo stesso: rincorrere obiettivi sempre più ambiziosi, per dimostrare qualcosa sia agli altri che a se stessi, finendo per non provare più nulla. Tuttavia, questo disco, molto meno macchinoso nella scrittura rispetto agli altri, mostra come Ernia non si sia più preoccupato di dover dare prova delle sua abilità, ottenendo un risultato più fluido.

Come si è potuto notare da tutti i collegamenti ricostruiti a partire da Vivo, i tasselli che costituiscono il mosaico testuale di Gemelli sono moltissimi. Ciò che li rende facilmente comprensibili e interessanti da seguire è la scrittura di Ernia che, come negli altri progetti, si dimostra efficacemente evocativa e matura. E, in questo caso particolare, capace di descrivere suggestioni provenienti da ambiti opposti e disparati.

Strumentali

La dualità che si fa molteplicità non caratterizza solo i testi, ma anche l’aspetto sonoro. Prendendo la tracklist come punto di riferimento, si nota come la seconda traccia, Superclassico e la terza, Puro Sinaloa, si trovino agli estremi di un ideale continuum di generi musicali. Se infatti la prima rappresenta l’exploit pop del disco, la seconda, in quanto remix di Puro Bogotà dei Club Dogo, firmata dallo stesso produttore Don Joe, è l’anima più urban. In quest’ultima dimensione rientra anche la strumentale del quarto brano, Morto dentro, che riporta ai rapper Lil Baby e Gunna. Questa si oppone al banger successivo, Non me ne frega un cazzo che guarda all’hip hop West Coast. Sonorità rock accendono Ferma a guardare, mentre atmosfere dilatate provenienti dall’elettronica pervadono Cigni.

Per il resto, suoni più duri si oppongo ad altri più chill. Questa varietà a livello musicale che riesce ad accontentare tutti i gusti è stata ottenuta attraverso una varietà nelle produzioni. Oltre al già citato Don Joe, si ritrovano infatti collaboratori storici come Marz e Zef e la partecipazione di nomi quali Sick Luke, D-Ross, Startuffo.

ernia gemelli

Varietà che può essere riassunta in dualismo si riscontra, invece, nello stile che ha contraddistinto Ernia sin dagli inizi. La sua attitudine, infatti, è stata sempre divisa tra lo street rap che considera come genere di appartenenza e riferimento e il rap conscious che gli ha fatto attribuire dal pubblico il titolo di uno dei migliori liricisti italiani. Al primo tipo di rap risponde una penna arrogante e un’anima cafona, mentre al secondo una penna delicata e un’anima introspettiva. Se si volessero scegliere due brani del disco a rappresentare queste due facce, la scelta potrebbe ricadere su U2, da un lato, e Fuoriluogo dall’altro. Il primo è un esercizio di stile in cui Ernia utilizza un linguaggio tagliente volto all’autocelebrazione.

Come Uccidere Un UsignoloCol c*zzo fuori alle feste dei rapper

Perché mica si succhia da solo

Il secondo, invece, è il già citato racconto del disagio e inadeguatezza che a tutti noi capita di sperimentare ed è intriso di lirismo.

La vita è fare a botte e andare fronte a fronteC’avete paura entrambi, ma vince chi la nascondeE non mi sento adatto a questo gioco stupido

Le situazioni illudono e le persone deludono

Ancora in U2 si riscontra un’altra caratteristica dello stile di Ernia, ovvero il riuscire ad inserire riferimenti colti anche in un ego trip ignorante. Nella seconda strofa, infatti, vengono citati Asimov, scrittore sovietico di romanzi di fantascienza, Fratelli Karamazov, romanzo di Dostoevskij e Pegaso, figura mitologica greca. Si tratta di rimandi che non si ritrovano spesso tra i colleghi dell’artista e che, se da un lato ne riflettono i particolari interessi, dall’altro contribuiscono a rendere unico il suo linguaggio. Questa unicità viene messa in evidenza in Non me frega un cazzo, in cui Ernia afferma

Sai, parlo un’altra lingua come gli indios

In realtà, l’idea di parlare una lingua diversa viene portata avanti sin da 67, quando, in Madonna, il rapper dice Parlo un’altra lingua, pare lingala e, in Ego, contenuta nella riedizione dello stesso disco, Parlo un’altra lingua come a Bilbao. In 68, invece, all’interno di QQQ, canta Parlo un’altra lingua, frà, pare hindi e in Mr. Bamboo, parte di 68 (Till the end), Parlo un’altra lingua come fosse Bantu. Il rimarcare questo aspetto fa comprendere come la diversità e varietà di linguaggio siano aspetti di cui Ernia è molto consapevole, riuscendo a farne un’eccellente cifra stilistica. Infatti, è proprio la versatilità del linguaggio, unita a quella di un flow che si adatta ad ogni situazione, a dare voce ad entrambe le sue anime, arrogante e introspettiva, e a permetterne un’articolazione multiforme.