I Run The Jewels tornano in scena con il quarto lavoro, RTJ4: il rap militante ritrova i suoi alfieri.

Limitarsi ad intrattenere il pubblico oppure prendere posizioni forti in campo sociale e politico. Un dualismo che non ha ragione di esistere per i Run The Jewels, duo hip hop composto da El-P e Killer Mike, che nei giorni scorsi, esattamente il 3 giugno, ha rilasciato il quarto album ufficiale della propria carriera, ovvero RTJ4. L’uscita del disco è stata anticipata di due giorni: l’urgenza comunicativa dei due rapper si è imposta rispetto alle previsioni iniziali.

In un’America tuttora sconvolta dal caso Floyd, che tra le altre cose ha riportato agli onori della cronaca il movimento attivista Black Lives Matter, i Run The Jewels hanno deciso di tornare in campo e di farlo alla loro maniera. RTJ4, anticipato dai singoli Yankee And The Brave e Ooh La La (entrambi rilasciati a fine marzo), è un esempio di hip hop muscolare e impegnato: non eccelso per ricercatezza musicale ma totalmente schierato dal punto di vista sociopolitico. Volendo utilizzare una metafora calcistica, El-P e Killer Mike costituiscono l’equivalente di due centrocampisti dal rendimento assicurato, senza picchi stratosferici, e col vizietto del goal.

Sotto il profilo dei testi, i Run The Jewels vanno a segno (tanto per rimanere in un ideale rettangolo verde), con Walking In The Snow, pezzo che ha fatto molto parlare di sé per dei versi rivelatisi tragicamente profetici. “And you so numb you watch the cops choke out a man like me / and ‘til my voice goes from a shriek to whisper, ‘I can’t breathe’” (“Sei così anestetizzato che guardi mentre i poliziotti soffocano un uomo come me / Finché la voce passa da un urlo a un sussurro, ‘Non respiro’”): le parole rappate da Killer Mike si riferiscono in realtà ad un altro caso Floyd, risalente al 2014, ovvero la tragica morte dell’afroamericano Eric Garner per mano di un poliziotto e l’intero brano, come rivelato da El-P su Twitter, è stato registrato a novembre del 2019.

Eppure quell’I can’t breathe, diventato un urlo di dolore e uno slogan di protesta contro gli abusi della polizia e più in generale contro un sistema profondamente ingiusto e razzista, non può non far pensare a quanto accaduto a Minneapolis. Dal punto di vista squisitamente musicale, Walking In The Snow, che vede la partecipazione della rapper Gangsta Boo (già partner del duo in Love Again (Akinyele Back), contenuta in Run The Jewels 2), è una traccia piuttosto sperimentale, che decolla soprattutto nella seconda parte.

Sperimentalismo che ritroviamo in particolare nella conclusiva A Few Words For The Firing Squad (radiation), dal passo marziale e a tratti epico, impreziosita da un sax tenore che fa tanto free jazz. I picchi dell’opera, a giudizio di chi scrive, vanno in ogni caso ricercati altrove. Il brano più riuscito sembra essere The Ground Below, che campiona Ether dei Gang Of Four, gruppo punk funk degli anni Ottanta a metà strada fra Cure e Clash. Le rime di Killer Mike ed El-P si avvalgono di una base rock che fa pensare alle sonorità di gruppi crossover come i leggendari Rage Against The Machine.

Una citazione non casuale, che trova corrispondenza nel featuring della traccia numero 7, Ju$t: Zack De La Rocha, ospite assieme all’onnipresente Pharrell Williams, dimostra di non aver perso un grammo della sua proverbiale grinta. Su un tappeto minimale, sullo stile delle produzioni meno commerciali dei Neptunes (ma qui Pharrell si limita a prestare la propria voce), i Run The Jewels lanciano il loro personale j’accuse contro “all these slave masters posin’ on yo’ dollar” (“tutti questi maestri di schiavi in posa sul tuo dollaro”).

Una denuncia dei mali del capitalismo che ritroviamo in Pulling The Pin, brano che vede la partecipazione della storica cantante soul Mavis Staples e di un Josh Homme stranamente dimesso. Tanto impegno ma non solo. Ooh La La, singolo sgraziato quanto efficace che cita DWYCK dei Gang Starr (non a caso, c’è proprio Dj Premier, assieme a Greg Nice, come ospite), sfodera un linguaggio irriverente e sboccato come certi racconti di Lansdale. Più o meno sullo stesso terreno si muove Out Of Sight (col featuring di 2 Chainz), traccia grintosa e cattiva che però mostra troppo presto il fiatone.

In definitiva, RTJ4 si muove nel solco della tradizione del rap militante: il piglio è quello giusto, la qualità intermittente. Killer Mike ed El-P (quest’ultimo produttore del disco, oltre che MC, col supporto di Little Shalimar e Wilder Zoby) picchiano duro ma non sempre colpiscono. Nei 39 minuti di lunghezza del disco, riescono comunque a non annoiare. E a offrire validi spunti di riflessione in un momento particolarmente drammatico per l’America, turbata da spettri che sembrano non sparire mai.

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