Ieri pomeriggio Emis Killa ha pubblicato numerose storie sul suo profilo Instagram riguardo la possibilità di emergere nel rap game. È più difficile oggi o in passato?

Le Instagram stories che Emis Killa ha pubblicato ieri sul suo profilo stanno facendo discutere gli appassionati di rap. Il rapper di Vimercate, in una lunga sequenza di stories, ha spiegato il suo punto di vista riguardo la possibilità di emergere nel rap game nel 2020.

Emis ha toccato diversi punti che ci concedono degli spunti interessanti su cui riflettere. Vediamo quali sono.

Niente più scuse: se spacchi verrai notato.

Ci teniamo a precisare che, come specificato nell’ultimo articolo in si parlava di Inoki e Fedez, una sana discussione sull’Hip-Hop italiano non può che fare bene all’ambiente. Opinioni discordanti che hanno lo scopo di alimentare il dibattito in maniera costruttiva dovrebbero essere sempre ben accette, in quanto permettono a questo movimento di crescere e maturare. Detto ciò, la tesi di partenza di Emis Killa è questa: nel 2020 non è più valida la scusa del “non ho i mezzi per emergere ma me lo merito. Secondo il rapper di Vimercate chi ha qualcosa in più degli altri riesce sempre a farsi notare. Questo perché i mezzi a disposizione degli artisti, a differenza di qualche anno fa, non mancano.

Partiamo da questo presupposto e sgombriamo il campo da ogni equivoco: oggi chi si appassiona a questo genere è fortunato. Il mercato è in una fase di massimo splendore, il web pullula di “magazine” e di pagine che seguono il rap, è pieno di interviste e, fino a poco tempo fa, di concerti ed eventi di ogni tipo. È indubbio che oggi i rapper, e la musica rap in generale, siano sotto i riflettori come mai lo sono stati in passato nel nostro Paese. Solo 5/6 anni fa le cose erano completamente diverse ed Emis fa bene a sottolinearlo nelle sue stories, in modo che anche i più giovani si rendano conto del cambiamento che c’è stato.

Detto questo, però, la facilità che sottolinea Emis Killa nell’entrare a far parte di questo mondo non si traduce automaticamente in una maggiore semplicità nell’emergere. O almeno, non fino in fondo.

Emis Killa

Il rap come il calcio.

Facciamo un esempio per spiegarmi meglio: pensate al mondo del calcio. In Italia è pieno di ragazzi veramente bravi che, nonostante l’impegno e le indubbie capacità, non riescono a diventare dei professionisti. Perché accade ciò? Perché, come sappiamo, nel nostro Paese il calcio fa parte della cultura popolare e, di conseguenza, la stra grande maggioranza dei ragazzi gioca a calcio piuttosto bene. I mezzi, nel calcio come nel rap, non mancano assolutamente. Soprattutto nel nord Italia è pieno di società, appassionati, osservatori, squadre, opportunità e via dicendo. Tutto questo è ottimo per i ragazzi ma ha una conseguenza tangibile: la competizione è altissima. A questo punto, dunque, vista l’alta competizione, non basta più essere un ottimo calciatore per emergere ma entrano in gioco molte altre variabili: fortuna, occasioni, procuratori, rapporto con la società e gli allenatori, conoscenze e così via.

Cosa succede in tutto questo? Moltissimi calciatori dalle indubbie capacità non riescono a diventare professionisti. Si tratta di giocatori che, probabilmente, se si fossero spostati in Svezia o in un altro Paese dove la cultura del calcio non è così radicata come qui da noi, sarebbero diventati più facilmente dei professionisti. Questa similitudine per dire che, ad oggi, l’ambiente del rap italiano è più simile all’ambiente del mondo del calcio di quanto uno possa immaginare. Tutti vogliono essere dei rapper, tutti vogliono essere dei produttori o dei manager e tutti vogliono in qualche modo farsi notare. A onor del vero, c’è da dire che Emis in parte concorda su questo aspetto anche se, secondo la sua visione, il talento vince sempre. Per quanto ci riguarda, non crediamo sia così in tutti i casi: se hai talento non è detto che verrai notato.

Il paradosso della troppa scelta.

In psicologia dei consumi esiste un principio chiamato il paradosso della troppa scelta. Questo principio consiste nel fatto che, davanti a un grande varietà di alternative, non sappiamo come comportarci e veniamo sopraffatti dalle troppe possibilità. Se sei al supermercato, e devi scegliere tra 500 marchi di marmellata, non sceglierai in maniera razionale ma ti affiderai alla pura emotività. Magari facendoti guidare dal packaging più bello o più luccicante. Se devi scegliere tra 5 marchi, invece, la scelta sarà più semplice e, pertanto, riuscirai a concentrarti maggiormente sulla qualità. Ora, non fraintendetemi, non intendo dire che la musica debba essere scelta in maniera puramente razionale. Quello che voglio dire è che per un ascoltatore medio, o per un addetto ai lavori, scegliere e scovare chi ha talento diventa sempre più difficile. Sul web c’è di tutto, gli input sono tantissimi e, spesso, tendiamo a concentrarci di più sul packaging che sulla qualità.

Questo discorso, invece, nell’ambito del rap, non valeva fino a qualche anno fa. Quando gli appassionati a questo genere erano pochi, i mezzi erano senza dubbio di meno ma, allo stesso tempo, era anche più facile riconoscere chi avesse realmente talento e quale fosse la musica di qualità. Insomma, come dire: qualche anno fa te ne accorgevi subito se qualcuno aveva la ricetta della Coca Cola. Oggi, beh, auguri. Non è più così semplice. Oltre ad avere talento, devi sapere anche come venderti e come attirare l’attenzione delle altre persone facendoti spazio tra le migliaia di input che chiunque riceve ogni giorno. Questo spiega perché molti artisti non riconoscibili per le loro qualità artistiche riescono a farsi strada nel rap game e, viceversa, perché molti giovani talentuosi non ci riescano. Semplicemente, i primi sanno vendersi meglio oppure sanno scegliere meglio a chi affidarsi o, ancora, sanno qual è il modo migliore per attirare l’attenzione su di loro. Insomma, un aspirante rapper deve sviluppare altre skills, il talento non basta.

Lamentarsi non serve.

A nostro avviso, nonostante i mezzi siano di più, crediamo che sia più difficile emergere oggi rispetto a una volta. Chiaramente riuscire a emergere oggi ha un peso, anche economicamente parlando, completamente diverso rispetto a qualche anno fa. Questo non significa che tutti abbiano il diritto di lamentarsi ma che, forse, sia necessario sviluppare qualche skill in più rispetto a quando questo genere era puramente di nicchia.

Concludendo, siamo assolutamente d’accordo con Emis Killa quando dice che è inutile scaricare la colpa sugli altri: lamentarsi non serve a nulla e, sicuramente, non aiuterà nessuno ad emergere. Assumersi le proprie responsabilità, invece che scaricarle addosso agli altri, è la condizione essenziale per migliorare. Lavorate ogni giorno per crescere e, se questa cosa è veramente una passione, non abbandonatela mai.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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