Il 30 aprile è uscito su Amazon Prime il film Cobra non è per la regia di Mauro Russo. Nemico della Nazione è il brano cardine che fa da colonna sonora a questo progetto, firmato dal rapper Santiago, il quale di recente ha pubblicato anche il video ufficiale del brano. Nel film compaiono diversi artisti del panorama italiano ed internazionale, come Max Pezzali, Elisa, Clementino e Tonino Carotone, che al fianco dei due protagonisti Cobra e Sonny, interpretati rispettivamente da Gianluca Di Gennaro e Federico Rosati, ci accompagnano nel racconto di una turbolenta notte. Ecco dunque l’intervista a Santiago, autore del brano Nemico della Nazione, con il quale abbiamo fatto due chiacchiere sia sul film che sul videoclip realizzato anche con la collaborazione del regista di Cobra non è.

Nemico della Nazione è il singolo che fa da colonna sonora al film Cobra non è. Ti va di raccontarci la nascita di questo brano? È arrivata prima la proposta di collaborare nel film o avevi già in mente un testo da proporre?

Poco più di un anno fa, Mauro Russo mi ha chiamato dicendo che stava lavorando al suo primo film e che aveva pensato a me per la realizzazione della colonna sonora. Ho capito subito che grande opportunità potesse essere, visto che è un sogno che avevo da quando ho iniziato a fare musica. Un onore ma anche una grossa responsabilità. Abbiamo parlato tanto del film, mi ha raccontato le dinamiche, abbiamo cercato di approfondire il più possibile tutti gli aspetti che caratterizzavano la figura del protagonista. Dopo ho scritto il testo di Nemico della Nazione pensando a Cobra, a quello che lui avrebbe scritto in quella fase del suo percorso artistico. Ho cercato di immedesimarmi il più possibile nella sua situazione, come se fosse reale.

Come ti sei trovato ad essere coinvolto in un progetto cinematografico?

Tutto grazie a Mauro. Avrebbe potuto scegliere chiunque, ma ha deciso che la voce di Cobra doveva essere la mia. Lo ringrazierò sempre per la fiducia che ha avuto in me.

Cobra non è

No. Lo conosco da un sacco di tempo, così come Druga, che è la regista del videoclip della soundtrack. Mauro è sempre stato molto presente nel mio percorso. Abbiamo lavorato insieme tante volte e mi ha dato una mano anche quando il budget a disposizione per girare un video era quasi inesistente. Ha sempre creduto in me e nella mia musica. Coinvolgermi nel progetto del suo film è stata la consacrazione della nostra lunga amicizia.

Ci sono altri brani del film che sono stati firmati da te?

Sì. Ho scritto tutti gli street poetry che il protagonista canta durante il film. Trasformare Gianluca Di Gennaro (Cobra) in un rapper di ottimo livello è stata una delle scommesse più grandi. Dopo qualche ora in studio di registrazione cantava le mie strofe quasi come l’avesse scritte lui, nonostante non avesse mai provato a fare rap.

Santiago

Penso dipenda molto dal fatto che il regista abbia voluto ambientare la storia in posti a lui estremamente familiari. Ci sono location che difficilmente trovi nelle grandi metropoli, come ad esempio la casa di uno dei personaggi del film, l’Americano. Una villa creata da un artista molto particolare che vive a qualche chilometro da Lecce, che è quasi considerata un monumento per chi vive lì. Credo che questa scelta sia servita per dare al film un’impronta stilistica ben precisa.

“Forse ti sei messo in testa che sono tuo amico ma sono solo un nemico della nazione”: potresti spiegarmi meglio questo verso? A chi è rivolto o chi vuoi farci rispecchiare?

Questo è un verso che ho scritto per far sì che il pensiero di Cobra fosse estremamente definito. Lui nel film è un rapper, riuscito ad emergere grazie ai pezzi di protesta, quelli contro il sistema che nei primi anni duemila erano presenti in tutte le tracklist di chi faceva rap. Era davvero importante che il pezzo non fosse fuori dal suo tempo. Ho scritto volontariamente alcuni versi che richiamassero il rap di un po’ di anni fa, quando la politica era al centro di tutti gli argomenti trattati nelle canzoni dei rapper. Ho voluto solo che ci si rispecchiasse Cobra.

Santiago

Con i Retrohandz ci lavoro da sempre. Si può dire che abbiamo iniziato insieme a fare musica seriamente. Sono gli autori di gran parte delle strumentali dei pezzi della mia discografia. La nostra è una collaborazione costante che va avanti ormai da più di dieci anni. I nostri percorsi s’incrociano sempre perché ci conosciamo bene e basta una parola per capirsi al volo!

Mi è sembrato di cogliere, nel testo, una voglia di separarti da ciò che ti circonda (nel panorama musicale intendo). Cos’è che ti fa prendere le distanze?

In realtà nulla. Sono molto contento dell’evoluzione, che da qualche anno a questa parte, ha avuto l’industria musicale italiana. Oggi alcuni dei nostri artisti sono considerati anche a livello mondiale, cosa impensabile fino a qualche anno fa. Non mi va di aprire una discussione sui contenuti o sulla leggerezza che molto spesso viene fuori dalle canzoni figlie di questi tempi. Ognuno fa il suo e come sempre è stato, sarà la gente a decidere cosa merita di stare in classifica. Per me non è mai stato un problema. Ho sempre fatto quello che volevo indipendentemente dai numeri. Non sarò milionario ma riesco a vivere di musica e mi basta. In Nemico della Nazione interpreto semplicemente un ruolo. In realtà tutta quella rabbia non mi appartiene.

Santiago

Il passaggio principale di Nemico della Nazione per me è “siamo come statue dentro un carillon“. È da questo verso che poi è nato tutto il resto della canzone. Da subito mi è sembrata un’immagine che potesse far comprendere pienamente il concetto che volevo esprimere.

Hai sempre voluto fare musica? C’è mai stato un momento nel quale hai pensato di aver sbagliato ad intraprendere questa carriera?

Ho sempre voluto fare musica, ma ci sono stati davvero tantissimi momenti in cui mi sono chiesto se fosse realmente la strada giusta per me. In questo lavoro le porte sbattute in faccia sono molte di più dei successi che riesci ad ottenere. Alla prima insicurezza rimetti sempre tutto in gioco. Non è facile al contrario di quello che possono pensare gli altri. Ma la sensazione che provo scrivendo una canzone è una roba che a parole non si spiega.

Ho visto che c’è stato uno stop di quasi tre anni dall’ultimo tuo progetto, dobbiamo/possiamo aspettarci un ritorno mirato alla pubblicazione di un album?

In questi anni non ho pubblicato molto, ma comunque ho lavorato tantissimo su di me. In qualsiasi carriera artistica arriva sempre quel momento in cui ti chiedi se la direzione che hai scelto ti rispecchia in pieno. Questo a me è successo davvero tante volte. Io ho sempre spaziato tantissimo con la musica, sono passato da fare rap underground a quello molto più elettronico, ho fatto pop e ultimamente reggaeton. Ho sempre pensato che definire la musica in un genere sia una limitazione. Faccio quello che mi prende bene fare. Non so se da qui a breve pubblicherò un altro album, voglio solo fare musica, fosse anche solo un pezzo alla volta. Non m’importa la forma, penso solo alla sostanza.

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