Il Colosseo brucia. Il simbolo della città capitolina va a fuoco, le fiamme si alzano fino al cielo, tutta la città può vedere il suo emblema crollare sotto tizzoni ardenti, sotto lingue di fuoco. Che voglia essere un messaggio tipo “abbiamo chiuso col passato, noi adesso siamo diversi”?
Dark Boys Club segna un ritorno al passato per la Dark Polo Gang. Dopo la parentesi ambigua di Trap Lovers (non sono trap, non sono pop, sanno solo quello che non sono…) – disco pubblicato a settembre ’18 in cui il trio chiamò Michele Canova a supervisionare la parte di produzioni – rispolverano la formula del mixtape: 10 brani ed una carrellata di amici ad accompagnarli. Anche i producers coinvolti sono tanti ed eterogenei, come nella logica canonica dei mixtape. Ma saranno bastati questi fattori a ridare lustro alla carriera della DPG? I fasti di Full Metal Dark, l’originalità di Crack Musica e Succo di zenzero li abbiamo ritrovati in questo nuovo progetto? Proseguite nella lettura per scoprirlo!

Testi

Sono il padre della trap

Tony Effe in Gang

Va riconosciuto, ciò che hanno fatto i tre romani per la scena italiana ormai 4 anni fa lo han fatto in pochi. Trendsetter, come dice Pyrex in Savage, anche a livello lirico, una crudezza e locuzioni che sono state introdotte grazie anche a Succo di zenzero e quel filone di tape che ha segnato un’epoca. Quello che è mancato, forse, nel corso degli anni è un rivoluzionarsi. Di sicuro le tematiche non sono cambiate, la Gang fa sempre riferimento agli stereotipi triti e ritriti della scena trap: droga, riferimenti ai cartoni animati (Tu sei mio figlio come Goten in Dark) ed al vestiario ricercato (Amiri Boys penso sia un esempio calzante), anche femminile perché no? Come rappa Tony nel rit di Pussy Metto pellicce come una pussy. C’è un problema di fondo lungo l’ascolto del tape: la seconda metà, anche a causa di feat meno azzeccati, cala di botto dopo le prima cinque apprezzabili tracce.

Strumentali

A differenza del passato, dove i loro mixtape erano prodotti esclusivamente da Sick Luke, in Dark Boys Club abbiamo 7 differenti producers per 10 pezzi; i soli ad essere accreditati più volte sono Youngotti ed, appunto, Sick Luke. Possiamo affermare che sono l’unico tratto che non ha risentito del passare degli anni: i mixtape che gli diedero luce e li portarono, nel 2016, sotto l’occhio di tutti erano caratterizzati da sonorità cupe, scomode al primo ascolto ma che avrebbero creato una tendenza, una cultura. Il lavoro fatto qui da Andry the Hitmaker, Chris Nolan, Ketama, Charlie Charles e Kermit è solido, orecchiabile senza per forza snaturarsi e virare verso il pop (come accaduto in Trap Lovers), anzi alcuni beat ti si imprimono in testa fin dal primo ascolto. Vero punto di forza del disco, senza se e senza ma.

Stile

Quando ho coca nella giacca divento Super Sayan

Tony Effe in Biberon

Il mood classico dei mixtape trasuda lungo tutti i dieci pezzi: tanti ospiti, pezzi brevi, a volte contenenti solo due strofe ed il ritornello. Come detto sopra, lo stile triplosette è chiaramente riconoscibile all’interno del tape, come però poteva esserlo anni fa: gli stilemi lirici sono già stati snocciolati più volte, l’immaginario di riferimento rimane quello (la strofa ad inizio capitolo penso sia abbastanza esemplificativa, con annesso riferimento al brano Super Sayan).