Con questa quarantena inevitabilmente anche le uscite discografiche hanno subito dei rallentamenti. Quale occasione migliore per mettere in play qualche disco di cui ormai non avevamo memoria… Be’, niente paura! Il tempo non manca per una nuova puntata di Rewind, la nostra rap-retrospettiva: un tuffo nel passato attraverso il quale potrete riscoprire album, provenienti dal panorama Hip Hop sia italiano che internazionale, che non vogliamo dimenticare. Simile ad una macchina del tempo itinerante, i vari episodi che andranno a comporre la rubrica avranno il compito di riportare alla luce quei dischi seppelliti nei meandri della memoria, belli o brutti che siano, o perché no, farvene scoprire di nuovi.

La poesia della mia generazione non è morta, stiamo qua pe’ datte le prove quindi ascolta”, apostrofava Nicco in Anthem, prima di prendere le redini di una delle maggiori case di produzione italiane (la YouNuts Production).
Eravamo alle battute finali degli anni degli incastri, gli ultimi atti di quella competizione che affondava le sue radici nella realness e nella credibility, quando ancora Deejay TV trasmetteva The Flow.
Senza nostalgia (quasi senza nostalgia), torniamo oggi ad ascoltare Fino al collo, l’ultimo album dei Brokenspeakers, uscito nel 2012. Il collettivo romano ha contribuito alla formazione e alla crescita di quelli che oggi, quasi 10 anni dopo, vanno ad allargare la platea dei pezzi da 90 dell’industria musicale italiana. Come già preannunciava Lucci nei primi Brokenspeakers on the road: “siamo delle cazzo di rockstar“.

Se viaggio sopra un beat Ford78 ti vengono i complessi manco stessi su un set di Rocco

Tutte le produzioni del disco vengono scolpite nei dettagli da Ford78, con l’eccezione di I Soldi Tuoi, La Testa Mia, prodotta da 3D (all’epoca tra i migliori producers emergenti della capitale). Siamo ancora lontani dal rullante della Roland 808; il sound della crew si riallaccia alla classica batteria hip hop, miscelandola ad influenze classic rock e blues. La chitarra elettrica condisce quasi ogni traccia, dando sapore a strumentali che assecondano il ritmo del flow, piuttosto che definirlo, riprendendo un sound duro e grezzo, tipico del rap romano nei primi anni ’10 (vedere: Colle der Fomento, Truceklan, Xtreme Team).

I Brokenspeakers

E l’odio che mi strozza, mi affossa la mia forza, cedo e a volte in sto mare di merda resta, guardami remare forte, perché per ogni baratro che vivo è una barra che scrivo, le storie finte nel cestino finché ce’ stiro

Rivalsa, rabbia, rispetto, cultura, amicizia: sono queste le parole chiave dell’album e dell’intera discografia del collettivo.Ogni brano trasuda voglia di riscatto, ma anche piedi per terra, consapevolezza della propria condizione e del fallimento del sistema meritocratico capitalista, senza per questo smettere di lottare per “morire quadrato”.

Le strofe descrivono un sistema valoriale che rinnega il padrone, esalta la comunità, spinge a migliorarsi onorando il sudore del lavoro. Arrivare in alto per fottere il sistema, non per alimentarlo e decantarlo una volta raggiunta la cima.

Stile

Fuori moda, fuori forma e fuori dal branco

Ovvero quando ancora l’hip hop non occupava le prime serate e la classifica FIMI.
Citazioni ai Company Flow e agli EPMD, featuring con Colle der Fomento, Gemitaiz, Canesecco, Primo Brown, Kaos One, Strength Approach, DJ Craim: Roma hardcore, che spinge amore per “chi cammina con me” e odio per gli abusi di potere. Un rappato su basi old school, che nel 2012 era comunque l’apice della nuova scuola e che rivendicava appieno l’eredità dei maestri di cerimonia delle generazioni precedenti.