DM EP è il titolo del primo lavoro ufficiale in coppia di Nerone e Warez, pubblicato giovedì 30 aprile per Guna. Un progetto ideato e realizzato durante la quarantena attuata per l’emergenza sanitaria, la risposta a chi pensava che il virus fosse più forte anche della musica. I due rapper milanesi, amici ancor prima che colleghi, regalano ai fan un concentrato di barre, tecnica e fotta, unendo il flow che da sempre li contraddistingue a una ricercata freschezza per distrarsi dalla tragica situazione che tutti stiamo vivendo.

DM EP rimanda, oltre che ai messaggi privati di Instagram, soprattutto alle iniziali dei nomi dei due artisti (Davide e Max). Abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con loro tra musica, attualità e futuro. Buona lettura!

Ciao Max e ciao Davide. Come state? Come state vivendo questa reclusione forzata?

Warez: Tutto bene, questi mesi sono trascorsi veloci: ho provato tutte le ricette della cucina italiana e cinese. Al contempo la situazione generale, soprattutto per quanto riguarda il mondo dello spettacolo, è abbastanza tragica. C’è da dire che noi dalla nostra ci siamo sempre rialzati e ci rialzeremo anche stavolta.
Nerone: Be’, siamo diventati due campioni di Call of Duty e già che c’eravamo abbiamo fatto 4 video e un EP. Siamo inarrestabili.

Come è nata l’idea di un progetto così inaspettato e creativo come DM EP? Come hanno reagito i fan ai vari spoiler sui social?

Warez: L’idea esisteva già. DM, la title-track dell’album, la suoniamo da circa 2 anni. In questo periodo credo ci fosse bisogno un po’ di tutto quello che abbiamo fatto: la gente è chiusa in casa, quindi la musica deve suonare ancora più forte di prima per stargli vicino. Questo è il nostro modo di comunicare. In più c’era bisogno anche in giro di qualche joint album, a Milano non si vedeva da un pezzo un progetto così, forse da tempi di Santeria. E quindi ci siam detti, perché non noi?
Nerone: La reazione dei fan sui social è stata da paura. Oltre a un incremento dei followers sui social di entrambi, siamo veramente riusciti a fidelizzare il pubblico: la gente ha capito che il mercoledì uscivano le cose, che il martedì venivano annunciate, che il giovedì usciva il merchandising perché ce l’avevamo nel video. Abbiamo fatto in modo di creare una comunicazione continuativa con il pubblico per istruirli sul fatto che a cadenza settimanale avremmo pubblicato un singolo. Si pensava che l’argomento Covid avrebbe avuto la meglio anche sulla musica, ma in realtà ora la musica è più forte che mai.

Qual è in generale il vostro rapporto con i social?

Warez: Voglio bene ai social, ma loro non ne vogliono a me.
Nerone: Io sono un po’ il contrario: i social mi vogliono bene, ma io non voglio bene a loro. In realtà penso che se facessi un lavoro normale, come ad esempio l’operaio, non avrei mai avuto un social per comunicare con qualcuno: non avrei niente da dire. Dato che faccio musica, uso i social per comunicare con il mio pubblico, anche su circostanze che vanno oltre al rap. Warez fa lo stesso. Sono un personaggio pubblico e mi assumo la responsabilità di parlare di determinate cose.

Nelle 6 tracce dell’Ep ho notato testi più semplici rispetto ai precedenti lavori di entrambi. Probabilmente era quello di cui vi era bisogno in questo tempo. Vi siete divertiti a scrivere questo progetto?

Warez: Guarda, la semplicità nella scrittura è qualcosa che cerchiamo da anni, è una difficoltà per noi. Se noti i miei vecchi pezzi, come quelli di Max, son molto più criptici. I più grandi artisti sono proprio quelli che arrivano diretti nella maniera più semplice possibile, suscitando emozioni al primo ascolto. Questo è uno dei miei più grandi obiettivi.
Nerone: Risultare semplici pur chiudendo 100 rime per me è una figata.

Max, come è stato recepito dal tuo pubblico Gemini, il tuo ultimo disco da solista uscito circa un anno fa?

Nerone: Dal mio pubblico sicuramente è stato recepito perfettamente come volevo. Ho finalmente preso una mia direzione, mi sono staccato da quel che era il freestyle, le 4 barre, e ho iniziato ad aprirmi di più. Io l’ho sempre detto, sono convinto che se questo disco l’avesse fatto qualcun altro avrebbe fatto sicuramente più casino. Ma è solo una questione di tempo, ci guadagneremo la credibilità che ci spetta. Il mio pubblico comunque si è ampliato, l’ho capito ai live sopratutto. Ora siamo visti con un altro occhio. 

Davide, hai voglia di raccontarci come nasce la tua passione per il mondo asiatico?

Warez: Volentieri! La mia passione per il mondo asiatico c’è da sempre: i miei genitori si sono conosciuti in palestra facendo Karatè, io stesso faccio karatè da quando ho 6 anni. Probabilmente ho mangiato prima il sushi delle lasagne. Facendo karatè poi son cresciuto molto con quella filosofia dell’andare avanti con i proprio obiettivi, anche se il viaggio è lungo e non sempre lo capisci. Per me il rap è un po’ così, ed è per questo che ho un percorso lungo, ma sempre in salita fino alla vetta.

dm ep

Cosa mi raccontate a proposito del riocontra?

Nerone: Si tratta di uno slang molto vecchio in realtà, anche se qualcuno attribuisce a noi la sua nascita. Non è così. Solitamente si usa molto in Francia o in Olanda. Noi portiamo avanti quello che in zona si è sempre fatto. Io ho amici che veramente parlano il riocontra alla stessa velocità con cui io faccio con l’italiano. È roba di piazza.

Giudizio sui talent? E sul rap nei talent?

Warez: In realtà non penso che l’hip hop come noi lo conosciamo vada nei talent. Credo che lì ci sia una rappresentazione grafica che viene messa in prima serata. C’è chi sa rappare o chi sa cantare, per cui può essere una buona vetrina per aver un seguito maggiore rispetto a quello che aveva prima. Quindi perché no; io ho avuto più di un’occasione per farlo ma non l’ho mai fatto, non mi sento di far parte di questa cosa, ma se lo fai e ti piace, ben venga.
Nerone: Io non la vedo così. Ho un rapporto con i talent un po’ controverso. Ho iniziato a rivalutare qualcosa, ma non tutto. Però sono sicuro che un talent come per esempio X Factor, che riconosco sia un grandissimo spettacolo, non proponga il meglio di ogni singolo genere. Alla gente poi arriva il pensiero  che quei determinati generi musicali siano rappresentati per eccellenza da quelle persone lì. Ma non è così.

Prospettive per il futuro?

Nerone: Io sogno di non diventare mai grande, e farò di tutto perché la mia musica mi permetta di non crescere mai. Il giorno che mi stanco di fare dischi e mi allontano dalla discografia voglio fare il comico, lo stand up comedian. Quindi, in caso, ci vediamo a teatro.
Warez: Per me è così da una vita, perché grande non ci son mai diventato anche se lo sembro sulla carta d’identità. Per il resto voglio continuare a far musica, sempre per la mia strada. Inoltre voglio aprire una palestra e un ristorante. Anzi una palestra con un ristorante dove ti alleni e poi mangi.