Scritto Nelle Stelle è un simbolo per il percorso di Ghemon.

Ogni volta che esce un nuovo disco di un artista che ci piace, nella nostra testa scatta il meccanismo automatico di paragonarlo al lavoro precedente – o ai precedenti – che è già ben fisso nella nostra memoria e ha sorretto giornate intere della nostra vita come colonna portante/sonora. È un meccanismo scorretto, ma che possiamo controllare fino a un certo punto.

Altri dischi, però, fanno un passo in più, perché si pongono come il completamento del percorso di un artista, diventano – per assurdo – necessari anche in relazione agli album precedenti, perché realizzano le premesse che lì sono poste, trasformano la potenza in atto.

È questo il caso di Scritto Nelle Stelle di Ghemon, album simbolo all’interno della discografia e del percorso del rapper-cantante-cantautore-mettetelavoiun’etichetta avellinese.

La parola simbolo non è casuale e deriva dal greco symballo, mettere insieme. Quando due individui contraevano un patto spezzavano un oggetto – molto spesso una tessera – in due parti uguali, in modo che le due metà rappresentassero per ognuno, nel tempo, l’accordo preso: quello era il symbolon. Già all’interno della sua definizione, quindi, c’è l’idea del divenire, la ricerca di completamento tenendo fede a un accordo preso con qualcuno. O, come in questo caso, con se stesso.

Nel 2012 Ghemon annuncia l’uscita di Qualcosa è cambiato e 404/Scritto nelle stelle, due dischi in un anno, che avrebbero dovuto essere gli ultimi suoi lavori prettamente rap (ai tempi si parlava di un “addio al rap” quasi manzoniano, nonostante poi di rime sui quattro quarti ce ne siano state ancora tantissime). Alla fine solo il primo dei due progetti vide la luce, mentre il secondo ce lo ritroviamo adesso, con un titolo leggermente diverso, a otto anni di distanza.

In realtà, allora, Ghemon non aveva fatto altro che stringere un patto con se stesso prima di intraprendere un viaggio. Aveva spezzato così la sua tessera, il suo symbolon, in due metà, tenendone una in tasca sempre con sé, a seguirlo nel percorso, e lasciando l’altra lì al punto di partenza, ma non per abbandonarla e dimenticarla, ma perché indicasse la direzione mostrando sempre l’origine di quel viaggio. Il valore di Scritto Nelle Stelle, infatti, sta tutto qui, nell’aver portato alla sua realizzazione un percorso iniziato otto anni fa, mantenendolo sempre coerente con il punto di partenza e con ogni tappa intermedia. Le due metà combaciano ancora.

Ghemon

All’interno delle undici tracce, Ghemon mostra la sua versatilità sotto più punti di vista. Musicalmente si passa dal funk di Due Settimane alla meravigliosa soul-ballad di Un’anima, per finire con il pezzo “più rap” (per usare categorie un po’ vecchie e sdrucite) del disco, K.O.. Così, Scritto Nelle Stelle è un campionario di atmosfere diverse, col filo conduttore, però, di aver messo da parte la malinconia e di guardare sempre al futuro, alle prospettive nuove, indipendentemente dal campo d’azione.

Facciamo un salto nel tempo. Nel ’69 vede la luce una delle perle più rare e indefinibili della musica italiana. Quel genio di Sergio Endrigo, insieme a Ungaretti – spero non servano presentazioni – e a Vinícius de Moraes – poeta e cantautore brasiliano -, pubblica un album dal titolo quantomai emblematico: La vita, amico, è l’arte dell’incontro. È un esperimento affascinante nella labilità dei suoi confini, con il canto che si fonde e confonde con la poesia e un lirismo che si fa a volte alto, altre prosaico e quotidiano. Seppur distante nel tempo, nelle sonorità e nello spirito, Scritto Nelle Stelle riprende quell’idea d’incontro, il trovarsi a metà strada, come valore fondamentale della vita e dell’arte, l’una premessa dell’altra.

Scritto Nelle Stelle d

È un incontro musicale tra tradizioni diverse, c’è il soul, il rap, il funk, sprazzi di disco, ma anche la canzone d’autore italiana con la commovente Inguaribile e Romantico. È un incontro tra i diversi momenti della carriera di Ghemon, che trovano qui la loro realizzazione, in un caleidoscopio che forma così un’immagine nuova, ma nella quale sono presenti anche gli elementi passati. È un incontro tra la tradizione cantautorale italiana e quella statunitense della black music, con la prima che lascia venature visibili nelle radici nere e profonde della seconda. E poi, inevitabilmente, c’è l’incontro con la persona amata, che è forse la figura principale di Scritto Nelle Stelle.

L’amore è, inevitabilmente, il primo spunto intorno al quale ruota quest’album, sia nei suoi momenti più quotidiani che nelle sue espressioni assolute. Non ha nulla del tormento e del dissidio sanguinolento – a volte finto, a volte no – della maggior parte delle canzoni d’amore, ma è maturo, consapevole di sé. Inguaribile e Romantico è, come il titolo stesso lascia ipotizzare, il pezzo più toccante del disco, ed è riuscito a far così presa – i commenti alla diretta durante la quale Ghemon ha presentato in anteprima il disco sono un test probante – proprio perché dialoga con l’esperienza di tutti. Non è l’amore di mi butto in un palazzo in fiamme per te, ma è la benzina che brucia per mettersi in moto ogni volta, è il coraggio che a volte mi manca.

Ghemon e Scritto Nelle Stelle - Rapologia.it

E allora Scritto Nelle Stelle si libera dal meccanismo del confronto con gli album passati, ma ne realizza in pieno le potenzialità. È semplicemente il disco che meglio rappresenta questa fase della carriera di Ghemon, mostrando la sua capacità di muoversi su terreni diversi con la stessa disinvoltura, facendo venir fuori un panorama che ben rappresenta tutto il suo orizzonte.

A questo punto, allora, riprendendo lo spirito del disco, viene naturale guardare al futuro, pensando a Scritto Nelle Stelle come a un punto di partenza per il percorso di un artista che ha fatto del confrontarsi con sfide diverse la sua cifra stilistica.

Il patto del 2012, di quando c’era ancora quel 404 nel titolo e la promessa di voler cantare, Ghemon l’ha mantenuto, le due metà del symbolon combaciano ancora. Ha dimostrato di trovarsi assolutamente a suo agio in questa nuova pelle, lui che – come dice il titolo della sua autobiografia – ne ha cambiate parecchie. Ma per quel non sedersi – che è un concetto cardine della cultura, soprattutto sportiva, americana – che è stato il mantra della sua carriera, è lecito aspettarsi da Ghemon altre sfide, nuove dimensioni e prospettive artistiche. Che poi porteranno a un nuovo patto con se stesso e si ricomincerà da capo, ma è il suo codice immutabile. Ed è lì, Scritto Nelle Stelle.

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