Jessie Reyez a soli 28 anni ha già raggiunto un bel po’ di risultati: un doppio disco di platino con il singolo del 2016 Figures, fino a scrivere canzoni per artisti internazionali come Dua Lipa, Normani e Calvin Harris.

I suoi fan si sono innamorati fin da subito dei suoi primi due EP Kiddo e Being Human in Public. Da allora si è guadagnata due Juno Awards, una nomination ai Grammy e il rispetto e le collaborazioni con artisti come Eminem, 6lack, Sam Smith e Kehlani.
Finalmente, con l’uscita del suo nuovo album Before Love Came to Kill Us per FMLY/Island Records, tutto il resto del mondo potrà constatare quello che i suoi fan hanno visto fin dall’inizio.

Il nuovo album documenta la continua crescita ed evoluzione artistica della Reyez, sia vocalmente che come autrice.

Strumentali

Questo album può essere degno di nota, anche per il solo fatto che è riuscito a contenere materiale, suoni e sentimenti così diversi, unificati in un’unica forma e visione coerente.
Raggruppa diversi autori e produttori con collaborazioni di superstar, ma il controllo assoluto è di Reyez e Tim Suby, che ha collaborato anche con Eminem, Ariana Grande e Travis Scott.
La lista delle tracce e sequenze è diversa dalla versione originale, ma anche questo è parte del suo fascino, la sua imprevedibilità, che questo album sprizza da tutti pori.

Lo dimostra la canzone che apre l’album Do You Love Her, che miscela una suonata tranquilla di piano con un quartetto per archi su un beat di trap, o l’acustico morbidissimo molto Erykah Badu-esque Intruders e la misteriosa Ankles, con i vocals crudi di Reyez sopra una produzione di timbri forti avvolta da strati su strati di sintetizzatore, di pura influenza trap, pezzi disparati ma che non sono gli unici in questo album multisfaccettato.

Difatti, l’album si conclude con delle ballate di soul imbellite nei pezzi Love in the Dark e da uno stile simil-jazz con cori gospel come I Do.

Voto: 7/10


Testi
 

I should’ve fucked your friends  It would’ve been the best revenge for the fire that you started

Questo è l’esplosivo inizio della prima traccia Do You Love Her, che apre l’album.

Reyez non scherza con questo messaggio ad un suo ex, dove tutto il suo atteggiamento super aggressivo è presente per tutto il pezzo, fantasticando sulla migliore vendetta e sognando di schiacciare il grilletto contro la persona che le ha spezzato il cuore.

Rimane un po’ più focalizzata con Kill Us, una ballata che ritiene che l’amore finisce sempre in qualche tipo di morte, lei canta elegantemente anche se il testo è angosciante.

Nobody gets out of love alive/We either break up when we’re young or we say goodbye when we die 

Non tutto l’album è così sinistro.

In La Memoria l’artista evidenzia le sue radici colombiane e la sua abilità bilingue, descrivendo  i suoi sentimenti per un amore passato che nonostante sia stata trattata male non ha riposto nel dimenticatoio, allo stesso tempo però gli augura di ricevere lo stesso trattamento per capire a pieno come sia riuscito a spaccarle il cuore, toccando delicatamente il fatto che le sue scuse non la porteranno mai ad un perdono, ma portandolo invece a riflettere come si sarebbe sentito  se fosse stata lei a trattarlo male.

Vos fuiste el que me trataste mal pero quieres excusas / Vos fuiste el que me trataste mal / Qué tal que yo te tratara igual.

Con Coffin la sua rabbia è accompagnata da Eminem, (i due avevano già collaborato in passato per il pezzo Good Guy dell’album Kamikaze) un pezzo forte, per un amore contorto.

You make me wanna

Jump off the roof

‘Cause I love you to death

Just like a fool

I’d rather a coffin

Hand made for two

‘Cause I love you to death

Just like a fool

Just like a fool

Just like a fool

Voto 7/10


Reyez crede fermamente che le sue radici abbiano influito sul suo stile musicale e questo album ne è una delle prove lampanti.

L’album pullula di ballate R&B come Love in the Dark ma anche pezzi contaminati di trap come Ankles, La Memoria Roof e per non risparmiarci nulla l’artista ci mette anche Figures per chiudere il tutto, pezzo del 2016 e appartenente all’EP Kiddo nonché vincitore del doppio disco di platino, come per confermare il suo viaggio e crescita musicale, ma anche per dimostrare uno dei suoi risultati più grandi, che l’hanno forgiata e portata ai livelli odierni.

Questi 14 pezzi sono il risultato di tutto quello che è successo nella scena musicale pop urban negli ultimi anni, dal candore drastico di Ariana Grande, allo spassoso linguaggio sporco di Cardi B, al boom del Latin pop allo stile bad girl di Billie Eilish (non a caso Reyez doveva supportare il tour dell’artista questa primavera).

Voto 7,5/10

Voto finale: 7,2/10

Nonostante tutto, l’album è interamente frutto della bellissima testa di Jessie Reyez, un lavoro molto attuale e originale che ci regala una varietà di pezzi musicali da ascoltare e ballare a piacimento.

Sì, lei canta bene, ma oltre a questo riesce a dispensare versi che gocciolano di personalità e carattere, per un album di debutto un traguardo da non sottovalutare, benvenuta Jessie Reyez, ti stavamo aspettando.