Essere artista nel posto in cui vivo,

vuol dire impazzire dentro un magazzino

Così canta Luca Trischitta, meglio conosciuto col nome d’arte de L’Elfo, nel brano Carusi Do Sud. Le parole della canzone prendono ulteriormente valore, se teniamo conto del fatto che l’artista è sempre rimasto a Catania, luogo di nascita e tutt’ora epicentro del proprio successo. Trovare nei propri limiti il proprio punto di forza è quello che ha fatto L’Elfo, senza mai mettere in secondo piano le proprie origini, anzi: ne enfatizza (a testa alta) i caratteri distintivi del dialetto catanese.

Dopo l’uscita del suo ultimo album GipsyPrince (2018), L’Elfo non si è fermato: infatti, nel 2019 è uscito l’EP Black Summered ora è tornato con tre singoli che anticipano la pubblicazione del nuovo disco, di cui ancora si sa poco.

Al di là dello stress causato dal non essere più indipendente, ti posso garantire che effettivamente non è cambiato nulla. Sono sempre io accompagnato dalla mia voglia di fare musica.

D’altronde questo lo si notava anche dai numerosi freestyle pubblicati (ed ormai rimossi) sul tuo profilo Instagram. Ti sei voluto distinguere dagli altri rapper e i loro freestyle monodose?

Esatto, non me ne frega nulla di ”sporcare” il mio Instagram, con ciò ho dato prova della mia costante ispirazione musicale! Purtroppo ho dovuto rimuovere i video dei freestyle, perché distoglievano fin troppo l’attenzione dai brani che sarebbero usciti successivamente. Tra questi c’è un featuring a cui tengo particolarmente, ovvero Filo Spinato, contenuto nel nuovo disco di Vacca e prodotto da Rojas On The Beat (produttore di Look At Me! di XXXTentacion).

Premetto che essendo io un giovane veterano del rap-game, con Clementino abbiamo avuto più volte modo di conoscerci negli anni. Una volta finito di scrivere i testi, riguardando l’intero progetto insieme ai miei soci, miei fratelli, abbiamo deciso di proporre il feat di Boogie Woogie a Clemente, che ne è stato fin da subito entusiasta.

Mi fa molto piacere che lo pensino! Se ti devo dire la verità, la quarantena non mi sta pesando affatto e allo stesso tempo non è principalmente questa ad ispirarmi. L’ispirazione non mi è mai mancata, perché non mi sono mai cullato sugli obiettivi raggiunti. Ciò che mi sprona veramente a dare il massimo è il fatto di non aver mai avuto un ”piano B”, oltre a quello di rendere la musica il mio lavoro. Siamo fin troppo abituati a vedere gente che fa rap solo per apparire in qualche copertina, purtroppo.

Fondamentalmente non c’è un brano che fa da ”totem” all’intero disco, ma, dovendo scegliere fra i tre ti direi Come Gesù. In Come Gesù c’è tutta la mia maturità artistica, questo singolo non è solo un pezzo rap, è un flusso di coscienza, una poesia accompagnata da un rap calzante.

La croce, da me trascinata nel video, è la metafora che rappresenta tutta la gavetta che ho dovuto fare prima di arrivare dove sono adesso. Immaginavo che sarebbe stata vista come un’immagine forte, ma non c’è alcuna offesa verso la religione, ho solo rievocato un messaggio in chiave moderna.

In fondo è come se avessi voluto provocare il tuo pubblico,e dunque farne una scrematura? Come per distinguere chi riesce ad andare oltre l’apparenza.

In parte sì, mi piace mettere sotto pressione i fan, per far capire quanto io sia veramente un artista!

Di tutta la mia discografia, includendo anche il precorso dei Double Damage, GipsyPrince risulta essere, a mio avviso, il miglior album di tutta la mia carriera. Non è assolutamente mia intenzione fare hype, ma posso confermarti che il nuovo progetto, stilisticamente parlando, è una specie di perfezionamento di GipsyPrince, ecco, una versione 2.0. Ritroverete sempre nella mia musica questa divisione tra la parte Gipsy e la parte Prince, perché fa parte di me!