Lo scorso 1 aprile è uscito PULP EP, il nuovo Ep dell’artista romagnolo ALFRE D’. Il progetto, che fonde la slam poetry con il rap, è stato pubblicato per Colpo di Stato Poetico/BM Records, e contiene le produzioni di Mastafive, 85 e Kd One ed il featuring con Brain FNO, noto MC della scena bolognese.

Abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con Alfre D’ per capire di più su questo ep e sui suoi progetti futuri.

Di rap e spoken word ho fatto due progetti col Maestro Andrea Soleri, i miei altri lavori sono strettamente hip hop, nonostante a tratti ho pubblicato cose su chitarre acustiche o più vicine ad altro. Ho frequentato l’ambiente poetry slam, ma ritengo che ormai si tratti di comicità, per lo più per quel che ho visto. Penso siano stati snaturati dei nobili intenti, quali quello di diffondere la poesia orale. Di fatto ho sempre comunicato con il rap come mezzo, per gli slammer ero troppo rap e per i rapper troppo slammer, a una certa non ci ho capito più niente manco io, mi sono limitato a fare. Nel 2020 credo ci sia spazio per tutto, artisti più importanti di me lo dimostrano e per il mio background non potrei fare la trap, tradirei ciò che sono dal mio punto di vista. In un brano con un amico (OnemoreNavi ) la base è trap ma ci ho fatto il mio rap.

Ne L’ultima parola ti improvvisi Rimbaud, quali sono i tuoi riferimenti più grandi nella poesia? E quali nella sfera hip hop?

I miei riferimenti poetici sono Bukowski, Alberto Dubito, Andrea Soleri. Per dire dei nomi che mi hanno spinto verso la poesia. Nell’hip hop USA sicuramente Common, Slum Village, Talib kweli, G-Unit e tutto quello che ruotava intorno a Dre nei primi 2000. Ma anche Kanye West, Kid Cudi. In Italia ce ne sono tanti, i primi a colpirmi sono stati Bassi e Inoki, in un secondo momento Dargen D’amico e Ghemon, fino a quando ha fatto il rap.


In Istintro, l’intro dell’ep, c’è la produzione di Mastafive. Com’è nata questa collaborazione e qual è il tuo rapporto con BM records?

La prima volta che con Mastafive c’era intenzione di far qualcosa assieme in BM risale al 2013, e forse per quel che faceva Masta in quel periodo mi sarebbe andata meglio (ride, ndr)! Dieci anni dopo ci siamo risentiti e oltre a distribuire la mia musica mi sono occupato di creare contenuti per i social e organizzare date agli artisti BM. Masta è una persona che ha dato un contributo significativo al rap italiano, a me sta simpatico e gli voglio bene, ma anche se non fosse così direi questo perché è oggettivo. Il brano è una sua idea, mi ha chiesto un vocale whatsapp dove sproloquiavo e gli ho mandato quello. Lui lo ha musicato splendidamente, secondo me.

Nel brano Manifesto dici di venire dal fondo. Qual è il tuo rapporto con la tua città natia? Quali sono a tuo avviso le difficoltà della scena hip hop della periferia italiana?

Gatteo Mare, la mia città, è un paese di tre vie. Siamo nel mezzo tra Rimini e Ravenna, Cesena e Forlì a una mezz’ora di macchina. La stazione la divide da Villamarina. I miei amici di sempre abitano lì e quelle vie sono la mia vita. Non andavamo a scuola spesso, purtroppo, e ora la stiamo pagando tutta. Le difficoltà di fare arte in periferia sono tantissime, ma una lo è su tutte: il provincialismo di chi detiene l’arte nelle piccole città, c’è così poco che molti non lo vogliono/possono condividere. 

È tentare di cambiare la mentalità di quello che siamo e che ci circonda con le parole. È parlare di politica quando una realtà come il Rojava è sotto attacco. È una mentalità, un collettivo, una piccola storia che è importante per noi e per chi ci è affezionato, perché è la nostra idea di hip hop: educazione e intrattenimento.

L’ep è appena uscito, ma stai già pensando al futuro? C’è qualcuno della scena italiana con cui ti piacerebbe collaborare?

Non penso mai al futuro o quasi mai, ma una ragazza di nome Giorgia mi ha educato a farlo alla veneranda età dei 27, momento critico per un punk. Con Mauràs aka Dj Koma stiamo pensando a qualcosa insieme dove lui fa i beat e io quell’altra cosa. Mi piacerebbe collaborare con Principe, Militant A e Caparezza. Magari tutti insieme su un beat di Charlie Charles (ride, ndr)!