Abbiamo avuto l’occasione di realizzare un’intervista a Bresh in merito al suo nuovo disco CHE IO MI AIUTI.

A pochi giorni dall’uscita di CHE IO MI AIUTI, abbiamo incontrato Bresh in Sony Music per fargli qualche domanda in merito al suo nuovo album, in un’intervista che ci ha svelato anche sui retroscena antecedenti a quest’ultimo progetto.

Ecco cosa ci siamo detti:

Ciao Bresh! Prima di parlare di CHE IO MI AIUTI nello specifico, farei un piccolo salto temporale fino ad arrivare a No Problem, singolo con il quale possiamo dire sia cominciato nuovamente il tuo nuovo viaggio artistico; vorrei dunque chiederti come sta andando questo viaggio ripartito da quel momento.
«Beh bene direi, io sono contento, nel senso che è quello che mi aspettavo.»

Nei brani di questo album ho riscontrato una sorta di avversione alla tecnologia tramite frasi come: “La rassegna di Whatsapp vorrei cadesse a terra” o ”Questo social non è socialmente adatto corro a farmi un altro scatto” e al tempo stesso una certa malinconia verso il passato quando dici “L’era del citofono ormai è già passata”. Mi piacerebbe sapere dunque come ti rapporti con la tecnologia dal momento che, specialmente con un lavoro come il tuo, dover ricorrere ai social è strettamente necessario.
«Più che avversione io sono vittima in realtà, sono la prima vittima. È una bella contraddizione, essere consci di questa cosa ma averne comunque a che fare, come quelli che vogliono andare contro il sistema e poi ne fanno parte. Sono frasi che possono prendere sia me che me ne frego, sia chi invece è sotto a questa cosa della tecnologia, sia quello che la odia. Se eliminano Whatsapp ovviamente perdiamo tutto, però quante volte la mattina lo apri e dici “che palle”»

In OBLÒ, altra traccia che anticipava il progetto, si percepisce un grande senso di responsabilità vissuta come un peso e vi si legge anche la fatica di far fronte a tutto questo. Come si superano sensazioni simili e come si fa ad uscire da un periodo del genere?
«Ne esci con la chiarezza delle idee, sbrogliando un po’ i mostri che si hanno dentro, chissà, magari per cause passate… non sempre si conosce l’origine del dolore.»

Il fatto di avere amici e compagni di crew che sono arrivati così in alto prima di te come lo vivi? Lo percepisci più come un peso o come un vantaggio? Nel senso che potrebbero esserci persone che pensano che tu sia arrivato più per conoscenze che per merito…
«Mah guarda, ci ho pensato, non ti nego che ci ho pensato ovviamente, però me ne frego perché io faccio la mia musica e non copio nessuno, posso non piacere e ci sta ma non copio, quindi sono sereno. Non la vivo come un peso, o almeno cerco di non viverla come un peso.»

In Rabbia Distillata dici: “E stare qua è una merda, vorrei fare di tutto ma sto aspettando un’offerta”, percepiamo quindi una grande voglia di fare, frenata però dall’incertezza e dalla mancanza delle occasioni giuste. Per quanto tempo si può vivere rimanendo in bilico? Quanto a lungo si può rincorrere un sogno o meglio, per quanto tempo è giusto farlo?
«Brava, di nuovo ti rispondo dicendo con le idee chiare, e se sei certo che quella cosa fa bene a te, allora si può andare avanti. Tanti all’inizio, e non è detto che non succeda anche a me, spero di no, si sono ritrovati a dover mollare la musica; alla fine basta una virata per finire sulla strada sbagliata del percorso.»

Ti eri dato mai un tempo limite?
«No, tempo limite no, sapevo che prima o poi il disco sarebbe dovuto uscire anche se non sapevo quando. Un po’ per più fattori sentivo l’ansia di essere fermo ma ero sicuro che sarebbe uscito.»

Nella realizzazione di questo disco, ti immaginavi già un pubblico di riferimento? Avevi avuto modo con il rilascio di precedenti singoli di individuare a grandi linee il tuo target?
«Si, non te lo so descrivere ma lo posso percepire. Mi scrive gente di ogni fascia d’età e vedremo poi effettivamente in futuro chi saranno i fan di Bresh.»

In redazione siamo curiosissimi di sapere il tuo parere sul calcio poiché sappiamo che sei un grande tifoso del Genoa e abbiamo ritrovato diverse citazioni al mondo calcistico in questo disco.
«Speriamo di salvarci, la verità è questa. Se andremo in B vorrà dire che ci faremo una bella promozione in A e quindi festeggerà tutta la città, ritorneremo a fare qualcosa di divertente che tutti questi anni in A ci hanno stancato (ride,ndr), ovviamente scherzo, spero di rimanere in A.»

Giochi anche o ti limiti a tifare?
«Ho giocato da bambino, adesso gioco con gli amici ogni tanto, mi diverto.

Chiuderei come abbiamo iniziato, con la metafora del viaggio e collegandomi ai diversi mezzi che abbiamo visto nei tuoi video: dalla barca ne Il bar dei miei, al camper in No Problem e adesso ti immagino su questo Scooter che dà il titolo della prima traccia dell’album; quello che ti chiedo è se possiamo identificare questo Scooter con la firma con Sony Music e dunque vederla come il mezzo definitivo che ti porterà alla meta di questo percorso.
«Si, non ho mete ti dico la verità, ho solo tanta voglia di fare musica e di fare live. Però Sony sicuramente è un passaggio fondamentale che mi dà una serenità importante, è un bel checkpoint, una bella meta.»

Visto che hai fatto cenno ai live, ti chiedo se sono previsti.
«Si, sono previsti e sveleremo le date a breve.»

Salutiamo Bresh e rimaniamo dunque in attesa di poterlo vedere live con il suo nuovo album CHE IO MI AIUTI.

L'articolo «Non ho mete, solo tanta voglia di fare musica e live» – Intervista a Bresh proviene da Rapologia.it.