In data 7 febbraio viene pubblicato Alma, il primo disco di Viola Violi (pseudonimo di Viola Rossi) distribuito da Artist First. Benvenuti in un viaggio alla riscoperta del vero significato di un femminismo fatto di libertà dai gusti fragili e sinceri; benvenuti nella storia di Alma Mahler?, la “vedova delle quattro arti”.

Questo disco è anche la riscoperta di suoni gravidi di nostalgia verso un hip-hop fatto di strumentali non più esclusivamente sintetizzate, ma elaborate con arte in studio. Il disco arriva al cuore di tutti quegli ascoltatori avvezzi ad un ritmo caldo e ad un groove melodioso: siamo proiettati nelle tenere braccia di un’amante che riscalda il nostro cuore.

Avventurandosi in questo album, ci si rende conto subito dell’estrema continuità presente nelle singole tracce (almeno a livello tematico). Questa non è cosa da poco! Avevamo già potuto osservare una cosa del genere nel disco Persona di Marracash. Anche Alma contribuisce a spiegare come in un album si possa portare avanti un concept musicale.

Siamo di fronte alla rivalsa del femminismo che riesce a difendersi da se stesso: è la descrizione della donna che si afferma prepotentemente all’interno di una società, con le proprie idee e le proprie sonorità. Perché diciamo un femminismo che si difende da se stesso? Be’… Il motivo è semplice: negli ultimi tempi si è spesso sentito parlare di misoginia e linguaggio perturbante da parte dei rapper (come nel caso di Junior Cally al Festival di Sanremo).

Se da un lato abbiamo un pubblico femminista che non riesce ben ad intendere il valore ed il senso di una qualsiasi opera d’arte, d’altra parte troviamo Viola Violi che riformula il concetto di donna libera ed autonoma, puntando il dito verso quel sistema (e non il cantante) che non offre alla donna pari opportunità, per semplice retaggio culturale.

Molto interessante a livello linguistico è l’accostamento di due brani, stiamo parlando di Malaika e Femmina. Nella prima abbiamo l’appropriarsi di un vocabolo estero per comunicare un messaggio personale, puntando alla coesione al di fuori dei confini personali, nell’altro l’utilizzo del termine femmina, in genere svalutante in riferimento ad una donna.

Insomma, è la ribalta della donna che veicola messaggi politici, impegnata non solo socialmente, ma anche in senso artistico. È il cambiamento del suo status quo.

Io sono la femmina che non ti aspetti, se c’hai paura allora cosa aspetti? Scappa via! Prima che questa musica ti infetti.

Io sono la femmina che non ti aspetti, con qualche pregio e milledue difetti, e in effetti non faccio per te

È tutto chiaro: l’utilizzo del termine dispregiativo “sono la femmina“, viene distrutto dalla seconda “che non ti aspetti”. È l’affermazione della donna che annulla i luoghi comuni e i preconcetti.

Come si è potuto ben comprendere, ascoltando ci troviamo a colloquiare con un ragazza dalle idee forti e precise che, con il suo sussurrare, riesce a gridare ai cuori di tutti gli ascoltatori.

Voto: 6,5/10

Elemento centrale di questo album, alla pari dei testi, sono le strumentali: si è trasportati in uno scenario cangiante, mutevole canzone dopo canzone. Il disco Alma è proprio questo! Punta a fare conoscere i vari aspetti di una donna che non vuole più nascondersi dietro l’apparenza, ma che avverte l’esigenza di mostrarsi a tutti per ciò che è realmente.

Le strumentali, arrangiate dalla stessa Viola Violi e Paolo Zou, risultano molto differenti tra loro: si passa attraverso r’n’b, funk, soul, pop e, naturalmente, l’hip-hop. Tutto viene condito con cambiamenti di ritmi e di toni – anche all’interno della stessa canzone, si pensi alla canzone Alma – che rendono il tutto più interessante e variegato.

Menzione d’onore è riservata proprio alla base di Femmina che, con il suo groove, riesce a proiettarci nella New Orleans tinteggiata dalle calde note del blues americano; la chiusura del disco, invece, ci riporta un po’ a quelle che sono le origini hip-hop dell’album. Nonostante il brano Le cose che non so sia caratterizzato da un mood più affine alla trap, risulta discostarsi moltissimo dalle immagini del genere: questo è uno degli elementi che dà un taglio nuovo, non solo alla canzone, ma all’intero album, reinventando un genere.

Voto: 6/10

L’attitudine del disco risulta forse la parte meno forte, vediamo di capirne i motivi.

Purtroppo, se a livello di tematiche trattate e di composizione musicale siamo di fronte ad un ottimo lavoro, i flow utilizzati dall’artista non risultano essere mai del tutto incisivi.

In questo lavoro emergono chiari riferimenti sonori (forse voluti, forse no) a diverse canzoni che hanno segnato un po’ la cultura musicale dei millennials: questo è riscontrabile soprattutto in pezzi dove emerge l’attitudine funk. Le influenze sono quelle degli Articolo 31 – in CSFU sembra di ritornare ai tempi di Domani – ma anche Fibra. Nella canzone Le cose che non so, in particolare, abbiamo nel ritornello un certo sentore di Momenti No, dall’album Mr. Simpatia di Fabri Fibra.

Voto: 6/10

L’album ha sicuramente degli aspetti molto interessanti, che vengono sdoganati e proposti al grande pubblico: nonostante questo, non brilla di innovazione nel modo di approcciarsi. Pur considerando ciò, l’album si pone come ottimo progetto di lancio di un’artista giovane e irriverente! Le imperfezioni presenti danno quel tocco di personalità e di umano, proprio come l’immagine della donna che ci si era prefissi di descrivere.

Un ottimo arrangiamento ed un’ottima voce delineano una cantante in grado di confrontarsi con argomenti importanti. Viola Violi possiede la forza necessaria per imporsi in un mercato musicale in declino, rappresentando non la soluzione, ma l’eccezione.