Eden e Luce di Rancore sono – a nostro parere – due tra le cose più belle che potevano succedere al rap italiano durante il Festival di Sanremo.

Sì, ancora Sanremo. Ma non ce ne vogliate, i temi che ci riguardano da vicino sono parecchi e – dopo l’argomento Achille Lauro – ci piacerebbe spostare l’attenzione sulla musica e sui testi di Rancore. Mi riferisco in particolare modo alla versione rivisitata che ha proposto di Luce, uno dei brani più belli di Elisa, che ne tradusse il testo dall’originale in inglese proprio per presentarla a Sanremo nel 2001 (per poi vincerlo).

Originariamente il brano si intitolava Come Speak To Me, ed è stata l’illuminazione di Zucchero Fornaciari a dare il respiro giusto ad un ritornello difficile da adeguare alla nostra lingua: mi riferisco precisamente all’inciso “siamo nella stessa anima“, che oggi è iconico per la musica italiana.

Dicevamo, ieri è stata la serata delle cover e Rancore per l’occasione ha riproposto questa perla con l’aiuto del solito Dardust – Re Mida del mainstream italiano – e La Rappresentante di Lista, che lo ha aiutato nel ritornello. Il risultato? Una piccola perla che speriamo possa sbocciare al di fuori del contesto sanremese, che sembra non aver empatizzato nel modo giusto col mood introspettivo e oscuro di Rancore. Ma se ciò poteva essere compreso con Eden, che rispecchia a pieno la concezione di Rap Ermetico del rapper, con una quantità di barre ed una intensità lontane dagli standard cui abituato l’italiano medio, altrettanto non si può dire per la rivisitazione di Rancore di Luce.

Tramonti a Nord Est – questo il titolo opzionale del testo – è un’ode alla natura ed al mondo che ci gira attorno, al piacere della scoperta ed alla sensibilità umana. In una serata come quella in cui Beningni ha riproposto il Cantico dei Cantici, la presenza di questo brano sembra essere qualcosa di più profondo di una coincidenza. Rancore, pur essendo consapevole di essere un outsider nel contesto di Sanremo, ha deciso di non snaturarsi, anzi. Eden – l’inedito presentato in gara – è legato da un doppio filo con Luce e con la coerenza del percorso artistico dell’artista romano.

Il testo di Luce di Rancore è una prova brillante di scrittura, piena zeppa di metafore, riferimenti letterari e riflessioni metafisiche. Se dovessimo collocarlo in Filosofia, lo descriveremmo come il Mondo delle Idee, quella zona che si trova aldilà del cielo e che rappresenta l’essenza ultima delle cose. Eden apparterrebbe invece al Mondo Sensibile, quello che viviamo tramite i sensi e che si nutre della condizione terrena dell’essere umano, da sempre in guerra con sé stesso e con gli altri, che non si cura del mondo in cui vive. Ed è per questo che troviamo nel brano un’opposizione concettuale agli argomenti sviluppati in Luce: troviamo la storia dell’uomo, del suo male, e delle tappe che ne hanno segnato irrimediabilmente il futuro, o il passato.

Sappiamo che non serviva Sanremo per scoprire Rancore, almeno, non a tutti. Ma avere il coraggio di elevare l’importanza del Rap in tal modo, in un contesto potenzialmente inadeguato, deve render fiero il movimento ma anche l’attuale momento della musica italiana.

Ogni artista ha una storia da raccontare, a prescindere dal genere in cui si muove, ma è necessario guidare alla distinzione ed alla comprensione tra chi invita a guardarci dentro, mettendo via le nostre maschere, e chi una maschera la indossa perché altrimenti non avrebbe nulla da dire. Bravo Tarek.

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